Comunicazione

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Comunicazione Dai dati discussi durante gli incontri degli Stati Generali delle Donne sulla comunicazione, emerge che l’Italia rimane particolarmente indietro rispetto agli altri Paesi europei per quanto concerne la figura professionale della donna nei media dove permane un gap nei confronti degli uomini per quanto concerne la remunerazione sia per quanto riguarda il riconoscimento delle capacità e delle qualifiche delle donne nelle redazioni. I dati non sono confortanti neanche relativamente al numero di donne allocate in posizioni lavorative medio-alte. In Italia, rispetto agli altri Stati europei, la figura femminile nei media è ancora molto svilita e soggiace a stereotipi culturali. Nei giornali, nelle riviste, nelle pubblicazioni, negli ebook, nei libri, anche in quelli scolastici e soprattutto storici italiani, la figura femminile non risulta coerentemente evidenziata né tanto meno rappresentata nei diversi ruoli svolti nella società. Malgrado le molteplici iniziative e la rete dei movimenti femminili e di associazioni come Giulia (oltre 800 giornaliste-donne che si sono impegnate a portare nelle redazioni dei media italiani le “questioni di genere”) siamo ancora lontani da una informazione corretta e rispettosa delle donne. Anche in settori di professionalità connesse come negli Uffici stampa poche sono le donne che sono Portavoce o responsabili di settore o dirigenti. Si evidenzia anche il settore pubblicitario, dove sia per la cartellonistica, su stampa, nonché nei media, sia fonte di discriminazione e vi sia necessità di un costante monitoraggio, che non può esaurire l’azione al protocollo instaurato tra il Dipartimento P. O. e lo IAP – Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, sia in ragione dei tempi richiamati che rispetto al limitato numero di stakeholders coinvolti. Si tratta quindi di un problema culturale e sociale oltre che economico e lavorativo. Tra le proposte emerse nel corso degli Stati Generali: progettualità culturale di valorizzazione della figura della donna nelle pubblicazioni didattiche come i libri di storia, filosofia, matematica, arte ecc, perché una scolarizzazione corretta incrementa la crescita consapevole di cittadinanza anche nelle diverse identità di generi, attivazione e sollecito di progetti editoriali per un giornalismo di informazione, obiettivo, di inchiesta, di cronaca reale, svincolato da asservimenti e stereotipi attraverso programmi formativi e di aggiornamento per gli operatori del settore e iniziative di circular mentoring che diano priorità alla meritocrazia, alle competenze, al cambiamento tecnologico e multimediale del settore, richiamandosi ai principi delle carte deontologiche per le redazioni, attività ed iniziative legate al monitoraggio della rappresentazione della donna nei media e nella pubblicità che raccordano e raccolgono i dati e la qualità in rapporto etico e di genere per informazione/comunicazione in stretta collaborazione con istituzioni, enti, organismi pubblici e privati che si occupano di parità di genere in Italia e in Europa, realizzazione di progetti di formazione/informazione continua con le associazioni, le università, l’ordine e scuole di giornalismo, centri di ricerca sul tema della cittadinanza europea, della diversità di genere, della lotta alla violenza contro le donne e sull’evoluzione del settore della comunicazione con i nuovi media in linea con le normative comunitarie, diffusione della conoscenza di modelli organizzativi nazionali e internazionali basati su sistemi socialmente innovativi gender innovation che stanno creando nuove forme di sviluppo e crescita economica perché rispondono meglio ad esigenze di mercati integrando idee e visione di genere e generazioni.
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