Trentuno

1171 Parole
Quando spengo l'acqua mi accorgo di essere stata sotto la doccia per una mezz'ora abbondante. Il freddo che provavo fino a poco fa si è trasformato in un umido tepore che ha appannato gli specchi, e quando mi avvolgo nel mio asciugamano bianco mi sento più leggera. Me ne accorgo perché nel momento in cui scorgo la mia immagine nei vetri ricoperti dal vapore acqueo, per la prima volta non chiudo gli occhi e passo oltre. Rimango a guardarmi solo per qualche istante, e non provo bruciore di stomaco o nausea nel vedere il mio corpo. Esco dal bagno e nel tragitto per tornare in camera trovo Damiano che sta arrivando dalla parte opposta, appena uscito dalla doccia che sta dall'altra parte del secondo piano. Fingo di non imbarazzarmi per il suo corpo coperto soltanto da quell'asciugamano legato in vita che già mi aveva segnato l'ultima volta, e lo saluto timidamente stringendomi nel mio che improvvisamente mi sembra troppo striminzito. Mi squadra dalla testa ai piedi senza troppe cerimonie, per poi sfoggiare un sorriso appena accennato che non riesco bene ad interpretare. Quel gesto mi dà sollievo, non vorrei che diventasse improvvisamente più pudico o indiretto solo perché sa. «Che coordinazione» Noto io, ridacchiando del fatto che siamo usciti dalla doccia nello stesso momento. «Coincidenze?» Chiede lui retorico, scrollando la testa e facendo cadere mille goccioline sul pavimento in un gesto naturale che mi incanta per qualche secondo. Poi si allontana e si avvia verso la camera prima di me, stiracchiandosi e mettendo in mostra i guizzanti muscoli sulla schiena. Arrossisco e abbasso lo sguardo, tenendo gli occhi fissi sui miei piedi per tutto il tragitto non volendo essere colta in flagrante un'altra volta mentre lo guardo. «Dovrei cambiarmi» Gli comunico picchiettandogli sulla spalla nuda prima che possa entrare nella mia stanza. Lui mi guarda per qualche secondo con un sopracciglio alzato, abbassando velocemente lo sguardo sul mio corpo per poi rialzarlo con fare indifferente. «Okay?» Dice, più come se fosse una domanda, per poi alzare le spalle ed entrare lo stesso in camera, lasciandomi di stucco. «Mi hai sentita? Devo cambiarmi» «Fai pure, non mi offendo» Stavolta non riesce a trattenere una risata, mentre si stende sul letto mettendo in evidenza il fisico asciutto. È così bella questa leggerezza, mi fa credere che tutto quello che è successo poco fa non influenzerà questo nostro strano punzecchiarci. «Bene, girati almeno» «Prima tu» Mi dice con fare provocatorio, accennando un sorriso sornione e mettendosi comodo con le braccia dietro la testa per godersi la scena. «Smettila, se proprio vuoi rimanere almeno non guardare» Esclamo, falsamente irritata, e in risposta il moro si copre gli occhi dopo uno sbuffo sonoro. Alla velocità della luce mi infilo un intimo rosso semplice e una tuta da ginnastica, e quando mi volto per vedere se il moro sta sbirciando, mi trovo davanti la scena più tenera e buffa della giornata. Damiano se ne sta lì, seduto sul letto con le gambe incrociate e le mani sugli occhi, come se fosse un bambino che fa la conta a nascondino. Mi avvicino alla sponda del letto su cui si trova e gli dò un bacio sulla testa mentre ha ancora gli occhi chiusi. Lui sposta le mani in tutta velocità e mi mostra un'occhiata furba e dolce allo stesso tempo. Ricambio il suo sorriso e mi sento così serena, tanto da non chiedermi neanche più perché sia qui con lui e perché gli abbia parlato di me. Mi siedo al suo fianco e lui mi dà un buffetto sulla guancia, circondandomi la vita con un braccio nudo che a contatto con il mio corpo mi ricorda del fatto che è ancora praticamente svestito, cosa che mi ero dimenticata per un istante. «Ma quanto sei piccola?» Mi chiede, stringendomi a sé, e io lo guardo sorridendo timidamente. Ogni tanto vorrei capire meglio cosa sta succedendo tra di noi, ma con lui sto così bene che c'è una parte di me che preferisce non avere risposte per non rischiare che si rovini tutto. «Dovresti vestirti» Dichiaro imbarazzata quando lui mi avvolge le braccia attorno alla schiena e io sono costretta a poggiare i palmi sul suo petto nudo. «Dici? Non so, nudo mi sento più a mio agio» «Damiano.» Lo richiamo, trattenendo una risata, ed è ovvio che se continuo a confermargli che il suo comportamento mi diverte non la smetterà mai. Allora lui si alza allargando le braccia per discolparsi, e io mi volto lanciando un gridolino quando lui si toglie l'asciugamano davanti ai miei occhi. «Ma sei impazzito?» Gli urlo, con le mani sugli occhi proprio come le aveva lui poco fa. «Mi hai detto tu di cambiarmi» «Intendevo in bagno!» «Bastava che non guardassi» «Come potevo sapere che ti saresti spogliato qui!» In tutta risposta lui ride sommessamente e dopo qualche secondo mi avvisa che posso aprire gli occhi. Quando mi guarda io sono ancora imbarazzata, ma perlomeno ha indossato i vestiti che gli ho prestato. In casa mia ce n'è una scorta di mio padre, e sicuramente non ci farà caso se sparisce qualcosa. «Contenta?» Mi chiede, per poi buttarsi sul mio letto e stendersi come se fosse il suo. «Mhmh» «Vieni qui allora» Senza farmelo ripetere due volte mi stendo accanto a lui, che mi fa cenno di poggiarmi sul suo petto. Il cuore mi inizia a battere fortissimo non appena lo faccio, e chiudo gli occhi volendomi solo godere fino infondo ogni emozione. Fa scivolare la mano sotto alla mia maglietta, aprendomi il palmo sulla schiena e cominciando a carezzarla con dolcezza. Deglutisco lentamente, assalita dalle sensazioni, e mi faccio cullare dal suo tocco delicato che mi fa mancare il respiro. «Come stai?» Mi chiede, mentre guarda il soffitto e continua a coccolarmi in quel suo modo così carnale e personale. «Sto bene» «Stai bene?» Chiede conferma, alzando un po' il busto per guardarmi. «Sì. Mi sento bene con te» Un sorriso accennato colora il suo viso di sollievo, e scende alla mia altezza sfilando il braccio dalla mia maglietta e appoggiandosi con la testa in corrispondenza della mia. Siamo di nuovo occhi negli occhi, e i nostri nasi sono così vicini quasi da sfiorarsi. «Anch'io sto bene co' te» Annuisco, perché infondo lo so. Certe cose te ne accorgi se le provi solo tu, e io quando Damiano mi guarda non ci credo che non sente quello che sento io. Impercettibilmente si avvicina ancora di più, e quando respira posso sentire l'aria soffiare appena sopra al mio naso. Adesso sono le nostre labbra a sfiorarsi, senza toccarsi del tutto, in modo quasi impercettibile. Sento in corrispondenza di esse un tocco neanche fino infondo accennato, con ancora qualche millimetro di distanza a separarci. Damiano guarda le mie labbra con un'intensità tale da farmi dimenticare dove mi trovo, ma è come se non fosse giusto sporcare questo momento con qualcosa di più. «Cosa mi fai, bimbetta» Riflette lui ad alta voce, sospirando e passandomi le dita affusolate tra i capelli. Cosa mi fai tu, Damiano.
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