Trenta

1231 Parole
Dopo una mezz'ora abbondante passata a farmi coccolare sotto la pioggia chiedo a Damiano di riportarmi a casa. Se si prenderà un'influenza mi sentirò terribilmente in colpa, spero vivamente che non succeda. Il tragitto è piuttosto silenzioso, è come se entrambi avessimo paura di dire la cosa sbagliata. Il mio timore più grande è che d'ora in poi Damiano possa comportarsi o vedermi in modo diverso da prima, ed è esattamente il motivo per cui non avrei voluto parlargliene. Quando arriviamo davanti a casa lui mi accompagna fino all'entrata, e io glielo lascio fare anche se un po' in imbarazzo. Poi mi volto verso di lui vergognandomi per l'aspetto orribile che immagino di avere, con tutto il mascara sbavato e i capelli all'aria. Provo un po' di sollievo nel vedere che nei suoi occhi non c'è traccia di compassione, ma solo tanta frustrazione e rabbia per non poter punire chi mi ha ferita. Nonostante sia distrutta mentalmente e fisicamente, c'è qualcosa nella sua presenza che mi trasmette un profondo conforto, e non sono pronta a passare da sola il resto della giornata. «Ti va di entrare?» Gli chiedo timidamente, abbassando lo sguardo, e lui annuisce senza esitare neanche un istante mentre i suoi occhi brillano alla mia proposta. Infilo le chiavi nella toppa ed entro in casa seguita a ruota dal moro, sentendomi immediatamente esausta. Saliamo in camera mia e c'è un atmosfera strana, io mi sento infinitamente imbarazzata per tutto ciò che ho rivelato, e Damiano sembra aver paura di poter fare un passo falso che possa farmi crollare del tutto. Si siede sul mio letto e io al suo fianco, con le ginocchia rannicchiate al petto e lo sguardo fisso sul muro celeste che mi sta davanti. Non ho più voglia di essere triste e pesante. «Vuoi che te ne parli?» Chiedo al moro, continuando a guardare davanti a me, a voce bassa ma non più spezzata. «Credo che per oggi sia abbastanza, lo farai quando e se lo vorrai» «Lo farò ora. Per la prima e ultima volta, poi ce ne dimenticheremo» Ordino, cercando di mascherarlo come una proposta. Il ragazzo di fianco a me sta in silenzio, quindi io decido di schiarirmi la voce e cominciare prima che aggiunga qualcosa che mi faccia cambiare idea. «Era la festa della fine della terza media» Inizio, sospirando, con gli occhi chiusi e la testa che cerca di ricordare nel modo più distaccato possibile. «Io avevo una tuta da ginnastica perché avevamo appena finito di fare le olimpiadi scolastiche, ed ero così felice. Avevo vinto la staffetta» Comunico con grande affetto per quella me bambina che è l'ultimo ricordo di spensieratezza che mi rimane e che conservo gelosamente. «Sono andata in bagno da sola ed è arrivato questo uomo che ha iniziato ad avvicinarsi a me, a dirmi quanto ero bella, a toccarmi i capelli e il viso» Ricordo, sbattendo velocemente le palpebre per impedire ai miei occhi di diventare lucidi. «Il resto non ce la faccio a dirtelo nel dettaglio, anche perché ho solo delle immagini terribili e confuse che mi scorrono nella testa» «Chi era quell'uomo?» «Non lo so. Credo avesse sui venticinque anni, lavorava nella mia scuola» Damiano rimane in silenzio e io non lo guardo, voglio finire il mio racconto prima di osservare la sua reazione perché se no temo che mi interromperò prima di poter concludere. «Io non ho capito quello che mi è successo. Per giorni e giorni ho pianto perché mi faceva male dappertutto, avevo un dolore lancinante in mezzo alle gambe. Il male fisico soppiantava tutto il resto e già mi sembrava insopportabile, ma quando poi è passato è stato molto peggio» Il mio tono di voce cala sensibilmente mentre pronuncio le ultime frasi, non volendo accettare che la mia voce si stia spezzando e volendo soltanto andare avanti. «Ero così piccola, Dam» Sussurro, stavolta guardandolo negli occhi. Sento delle lacrime amare spingere per uscire ma io le trattengo, e il ragazzo davanti a me sta facendo esattamente la stessa cosa. «Io non sapevo cosa mi fosse successo. Mi ha sporcata così tanto che io mi sono vergognata da morire quando ho capito quello che mi aveva fatto» Una gocciolina salata mi scorre sulla guancia e io la asciugo velocemente, distogliendo di nuovo lo sguardo dal moro e tornando a guardarmi i piedi. «E da quel giorno quella situazione non ha fatto altro che peggiorare e fare più male. Io provo un senso di umiliazione, vergogna e senso di colpa assoluto quando parlo di questa faccenda. E mi fa schifo sentirmi così, perché so che non ho nessuna responsabilità.» Quando finisco quel breve discorso mi rendo conto che non spiega neanche un quarto di tutto ciò che sento, ma molte volte le parole non bastano. Aspetto un commento di Damiano che tarda ad arrivare. Poi mi prende la mano e mi guarda con gli occhi pieni di rabbia, quasi in contrasto con i miei invasi dall'impotenza. «Non l'hai mai denunciato?» «Sei l'unica persona al mondo che sa ciò che mi è successo, Damiano» Confesso, inumidendomi le labbra, e i suoi occhi prendono un'espressione indecifrabile. «Neanche ai tuoi genitori?» Nego con la testa, e lui scatta in piedi. «Lo ammazzo» Annuncia, con una serietà così assoluta da far venire i brividi. «Non sai neanche chi è» «Non me ne frega un cazzo. Io adesso esco da qui e cerco quell'uomo in ogni casa di questa città, e ti giuro su Dio che quando lo trovo gli apro la testa in due» C'è una sicurezza ed una rigidità lapidaria nelle sue parole, non sta esagerando, è esattamente ciò che ha intenzione di fare. Stringo le labbra in una smorfia addolorata, e lo guardo chiedendomi perché una persona disposta a difendermi in questo modo sua comparsa solo ora nella mia vita. «Damiano, ti prego..» «No. Lo ammazzo con le mie mani, fosse l'ultima cosa che faccio.» Ripete, con gli occhi letteralmente iniettati di sangue, ma io afferro la sua mano prima che possa allontanarsi anche di un solo passo. «Damiano. Resta con me, ti prego» Lo guardo dritto negli occhi con quella richiesta d'aiuto che spero vivamente che lui riesca a cogliere, e posso vedere la sua ira placarsi per un solo momento quando incontra il mio sguardo triste. Si passa le mani tra i capelli folti camminando per la stanza avanti e indietro per un paio di volte. Poi si ferma davanti a me, abbassandosi fino ad arrivare alla mia altezza. Mi poggia una mano sul viso e io mi abbandono su di essa, chiudendo gli occhi e lasciando che si porti via un po' del mio dolore. E per quanto male mi abbia fatto ripensare a tutto il dolore che ho sepolto dentro di me, improvvisamente mi sento più leggera. «Ti ringrazio per esserti fidata di me» Mi sussurra, e io vorrei dirgli che non ho idea del motivo per cui lo stia facendo. Non so perché gli ho detto queste cose, non è stata una scelta pensata. Eppure non ci sarebbe altra persona al mondo con cui preferirei essere adesso. Gli sorrido con gli occhi lucidi, desiderosa solo di riuscire a voltare pagina. «Ti sembrerò ridicola» Mi asciugo le lacrime con i polsi e guardo in alto per farle arretrare. Damiano mi guarda con un'intensità tale da farmi attorcigliare lo stomaco. «Non sei mai stata più bella e speciale di questo momento»
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