Ventisette

1568 Parole
Mi lego i capelli, mi siedo sulla panca e poggio la schiena al muro mettendomi comoda quando capisco che Damiano non ha intenzione di andarsene a breve. «Un'ora e mezza? Ti servirebbe un miracolo per farmi cambiare idea» Cerco di riportarlo con i piedi per terra, sottovalutando il suo ego sproporzionato ancora una volta . «Alcune hanno detto che è meglio di un miracolo venì a letto co me, dovresti provare» Ammicca, standosene in piedi al centro dello spogliatoio e guardandomi in attesa della mia prossima mossa. «Neanche morta» Rispondo, ostentando anche sicurezza, ma effettivamente le mie parole suonano così ridicole che non posso biasimare il moro quando gli scappa una risata. Lui si avvicina di nuovo a me evidentemente non contento del fatto che gli sia sfuggita e si piega fino ad arrivare col viso di fronte al mio, poggiando le mani sulle mie ginocchia per reggersi. «Finito de dì stronzate?» Chiede, per poi sorridere divertito, e io vorrei lanciargli qualcosa addosso. «Sei troppo sicuro di te Damiano» «Troppo?» Chiede conferma, con un'espressione diabolica che mi fa esitare un attimo dal rispondere, attenta a ciò che potrebbe fare. Infatti lui scivola lentamente in avanti con le mani, percorrendo la mia gamba e arrivando a poggiarsi saldamente sulla parte alta delle mie cosce, facendomi arrossire all'istante. Ora gli dico di spostarsi, giuro che adesso glielo dico. «Sì» Ripeto, deglutendo lentamente in reazione al suo viso che si è avvicinato al mio per colpa di quel movimento provocatorio. «Quindi vuoi dirmi che se faccio così..» Inizia, per poi far scorrere le sue dita un po' più in alto fino a fargli sfiorare la piega tra le mie cosce e i miei fianchi, coperti da un paio di pantaloni troppo larghi e leggeri. Non mi accorgo neanche di avere la bocca leggermente schiusa, troppo presa dallo sforzo di non arrossire nonostante la carica e*****a di Damiano che mi fa mancare il fiato. «Non senti niente?» Continua a provocarmi, passandosi la lingua sul sorriso sornione, e per quanto io voglia tirargli un pugno su quel viso perfetto per togliergli quell'aria da sbruffone, il mio corpo non reagisce e rimango lì immobile in preda alle sensazioni. «No» Ripeto, respirando profondamente nel tentativo di far arrivare un po' di ossigeno al cervello. «Neanche se faccio così?» Mi sussurra all'orecchio, sporgendosi verso esso e passando lentamente le labbra sulla pelle sensibile del mio lobo, pungendolo col suo respiro caldo e facendomi spontaneamente inclinare appena il capo all'indietro. Poi si sposta leggermente più in basso, lasciandomi dei piccoli baci umidi sul collo che mi costringono a stringere le gambe per cercare di contenere il calore che mi sta provocando. «Okay, basta» Dichiaro quando la situazione sta andando troppo oltre, poggiando la mia mano sulla sua che minaccia di salire ulteriormente da un momento all'altro. Il moro si scosta quanti basta per potermi guardare in faccia, e mi imbarazzo al solo pensiero di quanto devo essere rossa. «È questo il modo in cui vuoi dimostrarmi di non essere un coglione?» «No, ma almeno io la mia risposta l'ho avuta» Risponde, ammiccando e facendo riferimento alla mia reazione molto poco indifferente. Mi alzo dalla panca costringendolo a spostarsi da me, bisognosa d'aria e sentendomi stupida un'altra volta per non averlo mandato via immediatamente. Purtroppo non riesco a sembrare irritata o arrabbiata perché il mio corpo è ancora particolarmente scosso ed è già tanto che io mi sia riuscita a spostare. Lui mi osserva divertito mentre cammino nervosamente per lo spogliatoio, cercando di raffreddare i miei spiriti bollenti che questo ragazzo provoca già solo guardandomi, figuriamoci avvicinandosi in quel modo. «Perché non lo accetti e basta invece che fare venti kilometri a piedi in uno spogliatoio?» Mi chiede, sorridendo come uno sbruffone, e in risposta io mi appoggio alla parete con la schiena e respiro profondamente, non pronta a sostenere un'altra conversazione con lui. «Accettare cosa?» Chiedo, esausta, legandomi i capelli lunghi in una coda alta sperando di sentire un po' meno caldo. «Che ti eccito» Dice semplicemente, e il fatto che lo trovi così divertente da continuare a guardarmi con quel sorrisetto strafottente stampato sul viso è particolarmente irritante. «Anche se fosse, e non è così, non cambierebbe nulla. Anzi se proprio avessi ragione, ma non è vero, sarebbe molto meglio che me ne dimenticassi» Parlo a vanvera per il nervosismo che invade il mio corpo, cercando di fargli capire che non ho intenzione di cedere ai miei stupidi ormoni. «E perché mai?» «Perché sarebbe una stronzata» «Siamo nel ventunesimo secolo e c'è ancora qualcuno che vede il sesso come qualcosa da demonizzare?» Mi prende in giro, pur sapendo che quello non è il centro del discorso, e nel parlare cammina fino ad arrivare di fronte a me. Prego che non faccia niente di azzardato, perche questa volta non credo che avrò la forza di mandarlo via. Si piazza davanti al mio corpo ad una distanza che pur essendo piuttosto breve non giustifica comunque il caldo che mi invade per la seconda volta, e io vorrei solo che qualcuno entrasse da quella porta per farmi riprendere lucidità. «Ce la dovremmo fà 'na scopata» Mi dice, e anche se non mi tocca è come se mi stesse sfiorando per tutto il corpo lasciando su di esso una scia di brividi. «Magari nun te convincerò che non sò un coglione, però almeno me vorrai rivedè» «Sei solo un idiota in crisi ormonale» Mi forzo a mostrarmi sprezzante, e in risposta lui fa una risata allontanandosi nuovamente da me. «Sto a giocà India. Non che me dispiacerebbe, ma sto comunque a scherzà» «Certo, molto divertente» Gli dico sorridendo falsamente, per niente sorpresa dal suo approccio fisico che probabilmente è l'unico a cui in questa condizione non sarei riuscita a resistere. Mi dirigo verso i bagni dello spogliatoio per guardarmi allo specchio e rifarmi in modo più ordinato la coda piena di bozzi che ho in testa. «Non riesco a smettere di pensarti» Ammutolisco e mi volto, sull'attenti, verso l'ingresso dei bagni. Damiano è poggiato allo stipite e il suo tono è di una sincerità struggente. Deglutisco lentamente con gli occhi un po' sgranati, perché finché mi provoca fisicamente posso passarci anche oltre, ma non sono pronta ad una vera conversazione sui nostri sentimenti. «Damiano...» «Da quel giorno io non posso smettere di pensarti. A te, alle tue labbra rosse, al tuo aspetto sconvolto come se al posto mio te avesse baciata un uragano» Rimango silenziosamente in ascolto, col cuore in gola e la mente in tilt. «Sto a fà il coglione con te perché voglio portarte al limite, provocarti finché per sfinimento non me bacerai di nuovo» E non sta dicendo che mi ama, o anche solo che gli piaccio. Non si sta dichiarando sentimentalmente, sta solo confessando che gli è piaciuto il nostro bacio e che ne vorrebbe un altro. E io lo so razionalmente, ma perché il mio cuore percepisce quelle parole come la più limpida delle dichiarazioni d'amore? «Non credo che succederà, Damiano» Dico, sentendomi soffocare al solo pensiero che ciò che dico possa essere vero. «Perché?» «Non sono il tipo di ragazza che cerchi.» «Cosa ti fa credere di sapere quale tipo di ragazza sia quello che voglio?» «Il fatto che vuoi baciarmi ma non sei pronto a dire che ti piaccio, o forse non lo dici perché non ti piaccio proprio.» Non so neanch'io dove trovo il coraggio di dire quelle parole, so solo che nella mia testa queste frasi risultavano molto meno incriminanti che dette ad alta voce. Ora sembrano una vera e propria dichiarazione. «Io sono una da relazioni, Damiano, non da incontri occasionali.» Lui annuisce, anche se non sembra per niente d'accordo con ciò che sto dicendo, e io vorrei solo che mi parlasse. «Mi stai etichettando» Dice dopo una breve pausa di riflessione, probabilmente offeso dal modo in cui io sto descrivendo ciò che penso che lui stia cercando. «No, non è così. È solo che io ho bisogno di una sicurezza che credo tu non possa darmi» Ed è vero. Per quanto sembri sbagliato doversi negare i piaceri della vita, io non posso permettermi di accoglierli se non sono legati ad una certa stabilità. Devo tutelarmi e questa è l'unica arma che ho per poterlo fare. «Magari cambierai idea» «Finché non sarai disposto a darmi ciò di cui ho bisogno no, non credo che cambierò idea.» La calma con cui pronuncio quelle parole stupisce me stessa in primis, e spero che anche lui si renda conto che non c'è alcun tipo di rancore in ciò che sto dicendo. Non posso incolparlo per essere diverso da me. «Capito» Il fatto che non stia negando ciò di cui lo "accuso" mi fa credere di avere proprio ragione, e forse è stato meglio che io l'abbia scoperto così presto. «Amici?» Gli chiedo, sorridendo timidamente e allungandogli una mano. Lui me la prende e mi tira verso di lui, facendomi scontrare col suo petto com'è successo altre volte e stringendomi a lui in uno strano abbraccio. Poggia il mento sulla mia testa e mi carezza dolcemente la schiena, facendomi saltare il cuore in gola. «Ma vai a cagare» È la sua risposta breve, concisa ed elegante. Mi chiedo cosa significhi ma non mi concedo di pensarci, voglio solo stare un po' qui tra le sue braccia e fare finta che vada tutto bene, illudendomi che il suo cuore stia battendo forte come il mio.
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