Ventotto

1317 Parole
Il giorno dopo durante la lezione di latino Damiano mi scrive un bigliettino. Credevo che dopo avermi vista salutare Daniele dandogli il pugno in modo molto confidenziale mi avrebbe tenuto il broncio per un po', e invece dopo venti minuti dall'inizio della lezione mi ha lanciato un foglietto di carta piegato disordinatamente in quattro parti. All'inizio ho trovato buffo che abbia deciso di scrivermi a penna quando avrebbe benissimo potuto mandarmi un messaggio, eppure per qualche motivo la trovo una cosa carina. Gli mando un'occhiata curiosa prima di aprire il foglietto, e lui in risposta mi sorride divertito e si volta verso la cattedra fingendo di seguire la lezione. Stiamo insieme oggi pomeriggio? Non riesco a trattenere un sorriso quando leggo quelle parole scritte in piccolo, con caratteri misti tra il corsivo e lo stampatello, e con la penna calcata così tanto da rendere il retro del foglio in rilievo. Non ho mai pensato che la calligrafia significasse qualcosa, ma se osservo il modo in cui sono scritte quelle parole, penso che non potrebbero essere più rappresentative del carattere di Damiano. Non so bene cosa mi porti ad accettare quell'invito, ma alla fine lo faccio. Un po' perché tanto abbiamo fatto pace almeno formalmente, e un po' perché ho una terribile e inspiegabile voglia di passare del tempo con lui. Dopo quattro ore la campanella suona e io e il moro usciamo insieme dalla classe, senza dirci nulla ma scambiandoci stupidi sorrisetti da adolescenti sotto i baffi. Che poi io sono piccola, ho diciotto anni, eppure era da così tanto che non mi sentivo una ragazzina che adesso mi sento quasi ridicola. Fuori dall'aula incontriamo Daniele, che carinamente come al solito mi stava aspettando per riportarmi a casa. Quando mi vede al fianco di Damiano trattiene un sorriso rassegnato, che aumenta ancora di più quando gli dico che oggi non tornerò con lui perché esco con il moro. «Vabbò divertitevi» «Grazie Dani, a domani» Lo saluto, sventolando la mano e sorridendogli sinceramente. Sento Damiano sbuffare al mio fianco uscendo dal cortile, e gli rivolgo un'occhiata curiosa. «Grazie di un cazzo Dani» Pronuncia annoiato, scimmiottando il modo in cui chiamo il mio amico in una patetica imitazione della mia voce. «Non parlo così!» «Solo quando sei con lui ti esce quella voce» Mi riferisce inacidito, storcendo le labbra in un'espressione disgustata che risulta piuttosto buffa ai miei occhi. «Potresti evitare di dimostrare così apertamente la tua gelosia» Lo prendo in giro, tirandogli un pugno amichevole sulla spalla. «Mai stato geloso en vita mia. Ma mo' che sò tornato quer coglione puoi anche mandarlo a cagare» Finge un tono indifferente anche se il solco che ha tra le sopracciglia testimonia tutt'altro, mentre si accende una sigaretta riponendola tra le labbra in un gesto che gli ho visto fare milioni di volte. «Non funziona proprio così» Lo contraddico, nonostante il suo tono mi diverta particolarmente. «Dove vuoi mangiare stronza?» Mi chiede il moro, mentre entrambi alziamo lo sguardo verso il cielo pieno di nuvole quando viene squarciato da un fulmine. Qualche tuono borbotta rumoroso senza che però cominci a piovere, e io e Damiano saliamo in macchina prima che arrivi una tempesta a bagnarci completamente. «Direi in un posto chiuso» Una decina di minuti dopo sta iniziando a piovigginare e noi siamo arrivati davanti ad un Roadhouse piuttosto spostato dal centro di Roma. Cammino col moro fino all'entrata, e proprio quando la fila per l'ingresso sta per finire vedo alla mia sinistra una scena che mi fa raggelare il sangue nelle vene. C'è un ragazzo che prende una ragazza per il polso, abbastanza lontano dalla gente per non essere notato se non da un occhio attento, e la tira verso di lui con un fare possessivo che mi fa contorcere le budella. Mi aggrappo al maglioncino di Damiano e gli indico la scena col cuore in gola, incapace di parlare e in preda al panico. Lui segue con lo sguardo il punto verso chi ho indicato, e corruga le sopracciglia non capendo a cosa mi riferisco. La ragazza ha un sorriso imbarazzato e gli dà una leggera spinta, che il ragazzo ricambia in un modo che mi sembra mille volte più aggressivo. «Le sta facendo male» Gli dico in preda al panico, con la voce così bassa che fatico a sentirmi io stessa. Guardo quella scena e mi tornano in mente momenti del tutto diversi che ora però mi sembrano così simili, e mentre sento l'acido della bile bruciarmi la gola mi sento un'altra volta impotente davanti alla violenza. «Damiano» Lo richiamo ancora alzando la voce e guardandolo completamente sconvolta, sento la gola stretta in una morsa fortissima e ho la sensazione che se volessi urlare non ci riuscirei. «Cosa succede India? Non capisco» Mi dice preoccupato, guardandomi negli occhi e vedendo chiaramente che il panico si sta impossessando di me. «Le sta facendo male Damiano dobbiamo aiutarla» Lo prego, con le lacrime agli occhi, continuando a guardarmi indietro nel terrore che quei due ragazzi spariscano. Finalmente il moro capisce a chi mi sto riferendo ed esce dalla fila a grandi passi, per poi bloccarsi quando arriva a qualche metro da loro. Mentre li osserva io sono piegata in due dall'ansia, mi sento completamente travolta dalle sensazioni e dalle scene dei ricordi del passato e non riesco a respirare. «Devi salvarla ti prego» Dico a Damiano, ma la mia voce è troppo bassa perché lui la possa sentire. Lo raggiungo con le gambe tremanti per sapere cosa stia aspettando, ho la vista appannata e mi sembra di non vedere neanche più con chiarezza. Quando riguardo i due ragazzi improvvisamente lei si trasforma in me. Ha dei capelli a caschetto neri e una tuta da ginnastica addosso, stringe il suo zaino e guarda impaurita il ragazzo che finge di essere gentile con lei. Ma lui non è più un ragazzo, è un uomo. Non ha più di venticinque anni, ma è il doppio di lei. Una mano poggiata sulla mia spalla irrompe in quella illusione tirandomene fuori a forza, e quando alzo gli occhi terrorizzata vedo Damiano guardarmi con un misto di ansia e preoccupazione. «Cosa succede? Cosa ti prende?» Mi chiede il moro tenendomi il viso tra le mani e fissando i suoi occhi nei miei calmandomi leggermente. «Devi aiutarla» Sussurro di nuovo, e una lacrima scivola dal mio occhio bagnandomi la guancia e finendo sulla sua mano fredda. «Stanno solo scherzando, India, guardali» Mi consiglia, e quando torno a dare la mia attenzione alla coppia lei sta ridendo, e tira in modo scherzoso un pugno al ragazzo che risponde facendole il solletico. Il mio cuore si alleggerisce appena ma mi sento completamente debilitata, stringo le palpebre e altre lacrime scivolano passivamente sul mio volto marmoreo. «Andiamo in macchina» Suggerisce Damiano, senza smettere un secondo di tenermi d'occhio, e con gentilezza mi prende la mano e mi guida fin dove ha parcheggiato la sua auto. Quando salgo al posto del passeggero mi rannicchio con le ginocchia al petto e il cuore in gola, piangendo e non volendo più chiudere gli occhi per la paura di rivivere quelle scene. Il moro resta al mio fianco in rispettoso silenzio, carezzandomi la testa con dolcezza e aspettando che la tempesta passi. Io ho il cuore pesante e gli occhi distrutti dal pianto, e senza forze lo guardo cercando disperatamente salvezza. Lui si avvicina e poggia la fronte alla mia, trasmettendomi una calma che ora non riesco a fare mia. «Piccola principessa...» Sussurra, strofinandomi delicatamente il pollice sulle guance bagnate di lacrime. «Ma cos'hanno visto questi occhi?» Il suo tono è dolce ma estremamente preoccupato, e io posso sentire che sta male ogni volta che verso una lacrima. Non mi chiede cos'ho pensato di vedere adesso, ma cos'ho visto nella mia vita che mi ha sporcato così tanto. Non rispondo, continuo a guardarlo col viso contratto in un'espressione sofferente. Riparami, Damiano, aiutami a dimenticare.
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