«E non provare a negare perché l'ha visto con i suoi occhi!»
Chiudo gli occhi respirando profondamente e cercando di non perdere la pazienza mentre la voce acuta di Margherita invade ogni centimetro della mia capacità uditiva.
«E quindi?»
Chiedo, facendo l'indifferente, e mi stupisco di come effettivamente il ripudio molto vicino dei miei amici non mi turbi neanche minimamente.
Forse stare soli è meglio.
Erika mi fulmina con lo sguardo e Marco mi guarda come se avessi accoltellato il suo cucciolo di panda, e mi sembra davvero un po' esagerato.
L'unico che si fa i fatti suoi è Daniele, che se ne sta seduto sulla panchina davanti agli armadietti e alza gli occhi al cielo ogni volta che qualcuno alza la voce.
«E quindi come ti viene in mente di andare a letto con quell'idiota!»
Mi giro verso di lei, piccata, e le rivolgo uno sguardo inceneritore per niente tipico di me.
«Non ci vado a letto, e non è un idiota»
«Non so quale sia la cazzata più grande!»
Una volta arrivata al limite le parole mi scappano dalla bocca prima che possa rifletterci.
«Questa amicizia. Questa amicizia è la cazzata più grande»
Taglio corto, guardando tutti i presenti con disprezzo, per poi voltargli le spalle ed incamminarmi verso l'aula delle punizioni.
«Bel modo di ringraziare chi ti è sempre stato vicino!»
Mi urla dietro Marco, e io mi arresto sul posto, stringendo i pugni con i nervi a fior di pelle.
«Siete stati vicini solo alla mia casa, di me non sapete niente»
Rispondo, senza gridare, e so perfettamente che mi hanno sentito.
«Sai cosa? Ti meriti proprio persone come quelle allora!»
È l'augurio sprezzante di Erika, e la cosa che fa più ridere è che per quanto siano arrabbiati nessuno di loro sembra triste di star perdendo la mia amicizia.
«Sì, forse sì»
Concludo, per poi riprendere la mia strada senza più alcuna esitazione, maledicendomi di essermi fermata quando mi hanno chiesto di parlare dopo le lezioni.
Arrivo all'aula di ripetizioni come una furia, sbattendomi con violenza la porta alle spalle e cacciando un gridolino di frustrazione dopo aver lanciato il mio zaino a terra senza alcuna grazia.
«Tutto bene?»
Sussulto quando la voce di Damiano attira la mia attenzione, non mi ero minimamente accorta della sua presenza.
Sposto la sedia più lontana dal banco in modo da potermici sedere con poca grazia, e mi metto le mani tra i capelli cercando di calmare il mio nervosismo.
«No»
«Perché?»
Quando mi fa quella domanda lo vedo trattenere una risata, e mi fa saltare ancora di più i nervi a fior di pelle.
«Scusa ti faccio ridere per caso?»
Sbotto, guardandolo in cagnesco, e lui in tutta risposta sembra doversi trattenere ancora di più per non ridermi in faccia.
«Sì scusa ma 'nsei credibile in versione aggressiva»
«Sarò molto più credibile dopo averti tirato un calcio nei paesi bassi»
«Dovrebbe farmi paura una che dice "paesi bassi" invece di coglioni?»
«Beh scusa se non sono una scaricatrice di porto»
Concludo, piccata, tornando a concentrarmi sul mio nervosismo che questo ragazzo non ha fatto altro che aumentare.
Dopo essersi alzato ed aver preso la sua sedia, il moro la posiziona proprio di fronte alla mia a breve distanza, per poi poggiare i palmi delle mani sulle mie ginocchia.
Mi irrigidisco immediatamente e tutti i miei nervi tesi si rilassano per poi contrarsi nuovamente, e rabbrividisco al suo tocco nonostante a causa dei miei jeans non ci sia un vero e proprio contatto con la sua pelle.
«Dai principè dimme che succede»
Mi chiede allora con tono più serio, sorridendomi in modo accogliente, e il mix tra le sue parole e il contatto fisico mi fa attorcigliare lo stomaco.
Mi rilasso sulla sedia sorprendendomi di quanto io mi senta ascoltata, e prima di potermene accorgere ho poggiato le mie mani sulle sue in un gesto spontaneo.
«Ho troncato con i miei amici, credo»
«Che vuol dire "credo"?»
«Gli ho detto che la nostra amicizia era una cazzata e che non sanno niente di me»
Ammetto, facendo spallucce, e per qualche secondo il moro mi osserva con espressione stupita.
Poi sorride come se fosse orgoglioso di me, e mi osserva passandosi la lingua sui denti.
«Era ora porcoddue, finalmente 'ndevo vergognarme de girà co' te»
«Scusa? Sono io che mi vergogno al massimo»
Lo correggo facendogli la linguaccia, e lui ride per poi passarmi la mano tra i capelli scompigliandomeli.
Dopo essermeli rimessa a posto fulminandolo con lo sguardo per avermi disordinato tutta la capigliatura ci ricomponiamo, e il moro si siede poggiando la schiena alla parete dietro di lui.
«Comunque dobbiamo festeggiare, è l'ultimo Venerdì di punizione!»
Gli faccio notare, sorridente, anche se in realtà l'idea di passare del tempo fisso con lui cominciava a piacermi.
«Nce sta molto da festeggiare, non avrò più la scusa pè vedette ogni settimana»
Gli sorrido timidamente, imbarazzata e allo stesso tempo intenerita da quel suo pensiero.
Sistemo la mia sedia più vicina alla sua e gli dò un buffetto scherzoso sulla guancia.
«Guarda che non ti serve una scusa per vedermi»
Gli dico sinceramente, e in risposta lui mi afferra la mano e mi trascina verso di lui costringendomi ad alzarmi dalla sedia.
Poi, una volta che mi fa arrivare davanti a lui che se ne sta comodamente seduto, mi avvolge le braccia attorno alla vita e mi guarda dal basso.
«'o so, ma così è più divertente»
Non gli rispondo più, distratta dal suo pollice che fa su e giù carezzandomi la parte bassa della schiena.
Mi sento il cuore in gola ma decido di godermi quel momento fino infondo, così approfittando della posizione infilo le dita tra i suoi capelli e ci giocherello mentre lui se ne sta con la testa poggiata appena sotto al mio seno.
Mentre mi godo quelle coccole inaspettate un pensiero mi sorge spontaneo: ma è normale che due amici si comportino così?
«Sei dolce quando non fai il maiale»
Sono io a rovinare il clima stavolta, nel momento in cui mi accorgo di avere il battito decisamente troppo accelerato e comincio ad imbarazzarmi al pensiero che lui possa sentirlo.
Scosta la testa dal mio corpo per fulminarmi con lo sguardo, e dopo un secondo di silenzio sfoggia il suo solito sorriso beffardo e mi risponde.
«Una cosa non esclude l'altra»
A testimonianza delle sue parole fa scendere la sua mano più in basso e mi pizzica il fondoschiena con naturalezza, facendomi sussultare.
«Damiano!»
«Damiano un cazzo, te ce dovrai abituà»