Mentre aspetto che Damiano esca dalla doccia mi infilo una morbida tuta nera e mi spazzolo i capelli bagnati che profumano di shampoo all'anguria.
Osservo la mia immagine allo specchio e come una vera idiota non riesco a togliermi il sorriso stampato sulla faccia, e nonostante mi faccia sentire una stupida devo dire che è una bella sensazione.
La cosa più assurda è che mi senta così per un ragazzo che ho disprezzato fino ad una manciata di settimane fa, e se guardo indietro quasi non mi ricordo il momento in cui si è intrufolato nella mia vita assumendo un ruolo per niente chiaro.
Era da così tanto che stavo per ore senza pensare a niente che non fosse il momento che stavo vivendo, che adesso che mi succede mi trovo disorientata.
È come se una parte di me si sentisse quasi in colpa di non starsi martoriando con i soliti brutti ricordi che mi torturano ogni giorno, ed è assurdo che io faccia quasi fatica a concedere a me stessa di provare a voltare pagina.
Mentre mi guardo riflessa noto che il candore color ceramica del mio viso è leggermente stemperato da un rossore del tutto nuovo sulle guance, i miei occhi castani hanno una luce vivida che avevo quasi dimenticato, e le mie labbra rosse sembrano quasi essere gonfie per un contatto che non è avvenuto ma che forse hanno inconsciamente desiderato.
A interrompere l'autoanalisi del mio aspetto è la porta della mia camera che si apre senza alcuna delicatezza, la cui mancanza è tra l'altro il segno costitutivo di Damiano in persona.
Il moro infatti irrompe nella mia stanza con il corpo ancora bagnato e un solo asciugamano ad avvolgergli la vita un po' più in basso del dovuto, lasciando in larga evidenza due solchi a forma di V appena sotto ai fianchi.
Nel notarlo mi si secca la gola in un istante e mi costringo quindi a passare ad osservare il suo viso, trovando un problema di portata decisamente non minore.
I capelli bagnati sono tirati all'indietro e ha della matita nera leggermente sbavata sotto agli occhi.
Credo di averlo guardato incantata per qualche istante di troppo a giudicare dalla sua espressione orgogliosa, quindi distolgo velocemente lo sguardo nascondendo quello stupido sorriso che minaccia di rispuntare nel momento più sbagliato.
«Quella doccia è enorme ce sarei stato pe' due ore»
«Beh praticamente è quello che hai fatto, ci hai messo il doppio del mio tempo»
Lo prendo in giro, ricevendo in risposta un dito medio piazzatomi proprio davanti alla faccia con la solita arroganza tipica di questo ragazzo.
«Immaginate che scopate ce puoi fà là dentro»
Continua l'elogio alla mia doccia facendomi arrossire violentemente nel momento in cui pronuncia quelle parole, costringendomi a coprirmi il viso con le mani per l'evidente imbarazzo.
«Puoi evitare di essere così volgare?»
Chiedo, non ancora abituata alla sua impressionante schiettezza.
Dopo una breve risata il moro si siede accanto a me poggiando i palmi delle mani sul materasso dietro alla sua schiena, inclinando il capo all'indietro e mettendo in mostra il pomo d'Adamo sporgente.
«Dicevo così per dire»
Si giustifica, guardandomi di sbieco, e io alzo gli occhi al cielo pensando che non cambierà mai.
«Hai la matita colata»
Lo avviso, indicando con l'indice il punto sotto gli occhi in cui ha un alone nero, anche se forse per quanto gli sta bene quella sbavatura avrei fatto meglio a non farglielo notare.
Si avvicina tutto d'un tratto al mio viso con il suo, facendomi arretrare in un impulso spontaneo, per poi farmi sentire estremamente stupida quando mi accorgo che era solo un'implicita richiesta di pulirlo.
Sapendo che se non è venuta via con l'acqua sicuramente non si toglierà strofinandoci il polpastrello, mi alzo e prendo un dischetto di cotone dalla mia scrivania intingendoli con un po' di acqua micellare.
Torno a sedermi al suo fianco e un po' nervosa mi avvicino di nuovo al suo volto, strofinando leggermente il cotone sotto alla sua rima inferiore dell'occhio.
«Puoi fare un po' più di forza eh, tranquilla che 'nme rompo»
Mi rimprovera con la sua solita gentilezza, e allora forzo le mie dita a restare ferme e premo con un po' più di forza fino a rimuovere il segno nero da sotto entrambi i suoi occhi.
«Fatto»
Sussurro, ancora vicina al suo viso, inumidendomi le labbra e notando quanta poca distanza ci sia tra le mie e le sue.
Lui rimane fermo, studiando i miei movimenti e le mie reazioni, e per qualche secondo io rimango in quella posizione godendomi il profumo della sua pelle e del suo respiro che mi invadono le narici.
Le mie sensazioni mi confondono così tanto che anche quando decido di spostarmi, tentenno per qualche secondo prima di farlo.
Poi però mi allontano da lui quanto basta per riprendere la capacità di respirare, e nonostante questo non smetto di guardarlo dritto negli occhi travolta dal battito del mio cuore.
«India..»
Richiama la mia attenzione, e quando cerco di nuovo il suo sguardo non lo trovo fisso nel mio, perché i suoi occhi sono puntati sulle mie labbra.
«Mhmh?»
«Il fatto che io sia qui...ha un'importanza, vero?»
È come se fosse una domanda retorica, e mi lascia senza parole per qualche istante.
«Per te ce l'ha?»
Gli rigiro la stessa questione, con urgenza, costringendolo ad alzare lo sguardo dalle mie labbra per portarlo ai miei occhi.
«Credo di sì»
Annuisco, inumidendomi le labbra che percepisco improvvisamente secche.
Poi allunga la mano fino a farla arrivare in corrispondenza del mio viso.
Scorre i polpastrelli sulla lunghezza del mio collo, facendo riempire tutta la mia pelle di brividi, per poi passare a sfiorarmi con leggerezza gli zigomi e, infine, le labbra.
Esita su di esse per qualche istante, tracciandone il contorno, e io sento bruciare ogni centimetro di pelle che viene toccato dalla sua.
«Sei così...pura»
Sussurra, spostando la mano sul mio fianco, e il mio cuore perde il tempo.
«C'è qualcosa che turba la tua innocenza però»
Continua, cercando il mio sguardo che però gli fugge.
«Promettimi che un giorno ti sentirai pronta a dirmelo, India, perché non credo che riuscirò a far finta di niente ancora per molto»
«Avevi detto che ti sarebbe bastato sapere che l'avrei detto a qualcuno»
Gli ricordo, a bassa voce, nella speranza che mi suggerisca semplicemente di nuovo di parlarne con qualcuno.
«Adesso è diverso. Voglio che tu lo dica a me»
Rimango col fiato sospeso per qualche istante e continuo ad osservarlo, occhi negli occhi, e non capisco se il mio cuore si sia spezzato o se si sia leggermente ricostruito.
«Un giorno»
Gli prometto, e per la prima volta lo penso davvero.
Senza aggiungere niente lui mi afferra il polso e lo tira verso di sé, trascinandomi fino a far scontrare il mio petto con il suo.
Poi mi circonda interamente con le braccia forti, e io mi accoccolo in quell'inaspettata culla che risulta così confortante.
Lascio che mi stringa per minuti interi, affondando il viso sul suo petto nudo e respirando profondamente trattenendo delle lacrime che minacciano di fuoriuscire.
«Grazie»
Sussurro dopo un po', allontanandomi da lui con lentezza.
Lui mi sorride sinceramente, e poi con la sua capacità unica donatagli dalla bipolarità, riprende la sua espressione leggera cambiando completamente il tono della conversazione.
«E de che, sei Biancaneve e vai trattata come una principessa, no?»
La sua frase mi scalda il cuore molto più di quanto si immagini, e sto cercando le parole per dimostrargli la mia gratitudine quando sento il portone di casa mia sbattere.
Mi metto immediatamente sull'attenti e sbianco quando sento la voce di mia madre rimproverare mio padre dal piano di sotto.
Ma cosa ci fanno qui? Non dovevano tornare tra due giorni?
Per il fatto che io sia a casa questa mattina posso sempre trovare delle scuse, ma la presenza di Damiano non posso assolutamente fargliela scoprire.
«Devi uscire dalla finestra»
Gli dico con urgenza, e lui mi guarda come se stesse ovviamente per obiettare, ma nel momento in cui nota il panico nei miei occhi sbuffa e si alza dal letto.
Apre l'imposta della finestra mentre mi rivolge uno sguardo seccato, e io mi avvicino a lui sentendomi un po' in colpa.
«Senti, come minimo damme il tuo numero allora. Sai, in caso non ce dovessimo incontrà per sbaglio nei corridoi»
Mi dice, ammiccando, e dopo avergli rivolto uno sguardo divertito accetto la sua proposta è gli scrivo il mio numero sul cellulare.
Poi senza preavviso mi stampa un bacio sulla guancia, facendomi arrossire, ma salta giù prima di potersene accorgere.
Controllo che tutte le sue ossa siano a posto e non appena lo vedo allontanarsi oltre il cancello, mi abbandono sul letto con le mani a coprirmi il viso per nascondere il mio sorriso da ebete.
Una manciata di secondi dopo il mio cellulare vibra, e io mi fiondo su di esso sperando di aver già ricevuto un suo messaggio.
E in effetti è così, ma visto il contenuto avrei preferito di gran lunga che non lo fosse.
Da: 39 142...
Nun vorrei scrivette per questo motivo ma..er biondino me ha visto uscì da casa tua