Diciassette

1084 Parole
Quando arriviamo davanti alla piscina Damiano ha una faccia a dir poco estasiata, e devo dire che trovo questo suo lato infantile molto dolce. «Vuoi un costume?» Gli chiedo, ridendo nel vederlo così entusiasta. «Ma quale costume» Mi dice in modo beffardo, per poi sfilarsi la maglietta e buttarla sul pavimento come se fosse normale. Mi chino a raccoglierla e noto che sta facendo la stessa cosa con i pantaloni, mettendomi in imbarazzo. «Okay beh, io vado a prenderne uno per me» Lo avviso, sperando di non essere arrossita nel momento in cui me lo sono trovata davanti semi nudo. Non mi concedo di osservarlo neanche per un istante, e faccio vagare il mio sguardo ovunque tranne che su di lui. «Dai ma che te frega, stai in intimo è la stessa cosa!» Mi sprona mentre lui si sta già immergendo in acqua. Lo guardo indecisa per qualche secondo, anche se vengo distratta dall'osservare il suo fisico asciutto e forte che si vede anche dalla trasparenza della piscina, dimenticandomi della mia incertezza iniziale. Alla fine acconsento, e voltandomi dall'altro lato per uno stupido pudore che in questo caso è inutile visto che comunque mi vedrà a breve, faccio scivolare i jeans scuri giù per le gambe e li sfilo assieme alla maglietta beige. Quando mi volto sento un velo di imbarazzo che però sparisce quando noto la reazione di Damiano, venendo sostituito da un'altra sensazione meno familiare. Il moro mi osserva senza nascondere l'ingordigia del suo sguardo, con gli occhi che scrutano attentamente il mio corpo e la bocca leggermente schiusa. Ho un bel corpo. Questo è innegabile, e nonostante non possa negare che mi piaccia mi ha sempre portato molti più problemi che vantaggi. Però in questo momento, mentre lui mi guarda come se fossi l'ultimo muffin nella vetrina di una pasticceria, sento nuovamente quella sensazione di fierezza delle mie forme che per anni invece avevo sostituito quasi con della vergogna e del senso di colpa. «Chi è quello che ha perso il coraggio ora?» Lo prendo in giro, sorridendo e cercando come sempre di dissimulare l'imbarazzo che sento ma che non voglio assolutamente far notare. «Se vieni qua te 'o faccio vedere io dov'è il coraggio» Mi provoca, sfoggiando un sorrisetto sornione che mi fa raggomitolare lo stomaco. Non concepisco come le sue parole non mi terrorizzino quando dette da chiunque altro mi avrebbero già fatto scappare a gambe levate. Seguendo i suoi ordini poco velati scendo la scaletta e mi immergo nella piscina proprio come ha fatto lui, per poi raggiungerlo a bordo del piscina in seguito ad una breve nuotata. Mi fermo un po' distante dal suo corpo, timorosa di eccedere col contatto, e lui mi guarda con un'intensità che rischia di farmi annegare rendendomi le gambe terribilmente molli. «Eccomi» Sussurro timidamente, poggiando i piedi dove finalmente tocco e reggendo a fatica il suo sguardo che brilla di lascivia. «Eccoti» Ripete lui con voce bassa e roca, poggiando le mani sulla parte bassa della mia schiena ed attirandomi verso di lui in un gesto deciso. Per evitare di scontrarmi direttamente col suo corpo poggio le mani sul suo petto prima che possa farlo coincidere col mio, e al contatto dei suoi palmi sulla mia schiena e dei miei sul suo torace rabbrividisco. Osservo le goccioline d'acqua sul suo corpo dalla carnagione ambrata e mi chiedo come ci si senta a sfiorarlo, in tutti quei punti dove oltre all'acqua arriva solo la mia immaginazione. I suoi capelli bagnati sono tirati all'indietro e mettono ancora più in evidenza i lineamenti estremamente virili e decisi. «Hai la faccia de una che se sta immaginando le peggiori porcate» Interrompe la mia accurata analisi con una delle sue solite uscire scurrili, e quando io reagisco giustamente arrossendo e boccheggiando per qualche istante, percepisco il suo petto vibrare sotto ai miei polpastrelli mentre lui si lascia andare ad una fragorosa risata. «Idiota» Riesco solo a dire, schizzandolo con l'acqua dritto in faccia e facendolo arretrare di un paio di passi, sciogliendo quel contatto che mi stava facendo male e bene allo stesso tempo. «Ah la metti così? Bene» Mi minaccia, per poi caricarmi su una spalla senza alcuna fatica e lanciarmi in acqua con nessun tipo di delicatezza. Dopo essermi agitata qualche secondo per ritornare a galla lo fulmino con lo sguardo per avermi bagnato i capelli, e in più sicuramente il mio mascara sarà colato ovunque. Mi lancio addosso a lui come una furia e cerco di spingergli la testa sott'acqua senza risultato, perché lui si ribella e mi butta nuovamente sotto senza doversi impegnare troppo. Nel vedere la faccia infuriata con cui riemergo il moro scoppia a ridere, e io devo trattenermi a stento per non perdere di credibilità. Mi avvento nuovamente contro di lui e questa volta il moro mi prende i polsi bloccandoli e mi fa girare dandogli la schiena, così da tenere il mio corpo fermo e schiacciato contro il suo. Scoppio a ridere nel constatare che anche questa volta il mio tentativo di aggressione è stato inutile, per poi fermarmi immediatamente quando mi rendo conto di cosa c'è a contatto con la mia schiena. Dopo aver indugiato per qualche secondo in quella posizione, e quando sento la sua presenza farsi sempre più dura dietro di me, Damiano si decide ad allontanarsi, anche se credo debba essere stata una dura prova per lui. Per quanto mi riguarda devo dire che quel contatto ha debilitato abbastanza anche la mia lucidità, tant'è che quando il moro si scosta ci metto qualche secondo per riprendermi e girarmi nella sua direzione. La sua faccia ha un'espressione buffa che è a metà tra il teso e il divertito, mentre tiene le braccia incrociate e osserva i suoi boxer da sopra l'acqua. Io trattengo a stento una risata, e lui si passa le mani sulla faccia con frustrazione. Mi avvicino a lui con la volontà di distrarlo così magari il problemino che ha lì sotto smetterà di essere così persistente, ma non appena arriviamo faccia a faccia a me viene ancora da ridere, e mi costringo a non farlo mordendomi il labbro inferiore e concentrandomi sul moro. «Non stai aiutando per un cazzo» Sbuffa, mettendomi con poca delicatezza la mano a palmo aperto sulla faccia e spingendomi indietro in modo per niente gentile. «Damiano!» Lo rimprovero, massaggiandomi il naso che si è indolenzito per colpa della sua spinta partita dal viso, ma lui sta già risalendo la scaletta per uscire dalla piscina. «Mi serve una doccia fredda»
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