IX.Mentre si danzava nello studio, alcuni si tenevano in disparte sulla terrazza, sfidando il fresco della notte e le prime gocce d’una pioviggine fredda e penetrante. Erano circa le undici di sera; uno di essi, appoggiato coi gomiti alla ringhiera, guardava malinconico verso il basso, intanto che il valzer gli inviava a intervalli le sue note querule, inebrianti. Vestito di nero e mascherato, quest’uomo, il quale rappresentava un signore della corte di Maria Stuarda, era alto di statura e sembrava ancora giovane. Con la fronte appoggiata alle mani, pensieroso e triste, come se fosse stato a cento leghe dalla festa, mormorava sommesso tra sé: «Così è la vita! Gli uomini corrono dietro alla felicità e, ahimè, non raggiungono che un effimero godimento. Ballate, pazzi, giovani che non avete

