I.Le ali tetre e nebbiose di dicembre si stendevano sull’immensa città che sorge sulle due rive della Senna. Una pioggerella penetrante cadeva minuta e fitta dalla nebbia che copriva Parigi, e bagnava lentamente il selciato. I fanali illuminavano a mala pena i crocicchi e i vicoli cupi dei quartieri popolari. Era notte: una fredda notte d’inverno, piena di solitudine e di tristezza, dalla quale i passanti fuggivano come spettri in ritardo, che, vedendo avvicinarsi il giorno, riguadagnano frettolosi i loro sepolcri. Parigi sembrava deserta, quando i rintocchi della mezzanotte risuonavano lugubri nello spazio: gli stessi mercati, questi grandi centri del movimento e della vita popolare, erano deserti e aspettavano i pesanti carretti degli ortolani. L’ultima carrozza aveva già ricondotto dal

