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Fossils - Viagra, Tabacco Da Fiuto E Rock 'N' Roll

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Trafiletto

L'età è solo un numero. Invecchiare non significa che non ci si può più divertire, vuol dire che si sa come farla franca...Viagra, tabacco e Rock ‘n’ Roll.

La casa di riposo Fossdyke ha ospitato diversi personaggi eccentrici, ma mai come questi quattro anziani musicisti che compongono la band chiamata Fossils.

Scoppia il caos quando il gruppo vince una competizione nazionale a cui sono stati iscritti da un DJ locale, il quale ha descritto i Fossils come una giovane rock band spumeggiante.

I Fossils fuggono dall'Inghilterra, con l'intenzione di restare nascosti fino a quando non avranno trovato una soluzione; temono infatti che la stampa perseguiti loro e le rispettive famiglia nel caso in cui la verità venisse a galla.

Gli anziani rocker britannici più irriverenti e adorabili di sempre si avventurano attraverso il Sud-Est asiatico per scappare dei fan adoranti, dai giornalisti e da un produttore discografico senza pietà.

Viagra, tabacco e Rock ‘n’ Roll.

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Chapter 1
-Traccia Uno-Gli era caduto il mondo addosso. Charles voleva solamente abbracciare sua moglie e dirle che l’amava, sentire ancora il suo profumo e la sua voce che gli dava tanto conforto; voleva solo sentirsi dire che sarebbe andato tutto bene. Era in piedi con le mani giunte davanti alla bara lucida di legno. Nella cappella echeggiava il ronzio del nastro trasportatore che spingeva lentamente il feretro verso il forno crematorio dietro la tenda tirata. John e Peter, i figli di Charles, avevano portato la bara e si erano accomodati sulla panca accanto a lui. John aveva dato una pacca sul braccio al padre, il quale però si era limitato a guardare dritto avanti a sé. Lorraine, sua figlia, gli aveva stretto la mano; piangeva silenziosamente mentre il parroco pregava per l’anima di Mary. Charles non stava però ascoltando e non aveva nemmeno mostrato emozione alcuna. Nulla aveva importanza quanto la sua cara Mary. Si udirono dei singhiozzi nella cappella della periferia di Cleethorpes, e una volta terminata la preghiera il parroco chiese di riflettere sulla vita di Mary. Charles alzò lo sguardo quando notò un raggio di sole filtrare dal lucernario. Sorrise quando trasalì. “Mary” sussurrò nel momento in cui vide il volto di Mary da giovane apparire nella luce solare. “Ciao, amore mio” disse la voce di Mary nella mente dell’uomo. Charles si ritrovò a tremare e pensò ‘Oh Mary, sono così triste e solo. Voglio farla finita per poter stare con te’. Mary sorrise, ricordando a Charles il sorriso che lo aveva fatto innamorare tutti quegli anni prima. Mary disse poi “Presto saremo insieme, ma non è ancora giunta la tua ora. Hai ancora molto tempo da vivere...ricordati di quello che ti ho sempre detto: la vita è troppo breve per essere tristi”. “Siediti, papà” sussurrò Lorraine quando il parroco invitò i presenti ad accomodarsi. Charles si sedette sulla panca, distratto dai propri pensieri. Il vicario iniziò il sermone una volta raggiunto il pulpito; parlò della vita di Mary, una donna che conosceva a malapena. “Tutto bene, papà?” Sussurrò Lorraine quando si accorse che Charles stava sorridendo al lucernario. Charles la ignorò. “Dove sei, amore mio?” Pensò l’uomo guardando i raggi solari che filtravano nella cappella. “Papà, cos’hai?” Ripeté Lorraine strizzandogli appena la mano. John si rese conto della preoccupazione di Lorraine, quindi cercò di attirare l’attenzione del padre dandogli una leggera gomitata. “Papà!” Charles sussultò e sorrise a John e Peter, poi annuì a Lorraine con le lacrime agli occhi e un’espressione stranita. Lorraine trovò sollievo nel vedere piangere il padre, quindi gli asciugò le lacrime con il fazzoletto che aveva in mano. Gli diede poi un bacio sulla guancia prima di riportare lo sguardo davanti a sé nell’ascoltare il sermone. Da quel momento Charles si sentì al sicuro e non si sentì più solo. L’uomo non prestò più attenzione alle parole del parroco e riportò l’attenzione sul lucernario, trasportato da ricordi felici. L’agenzia di traslochi era arrivata un caldo pomeriggio d’estate, quando aveva scaricato il Grande Piano Steinway Parlour nella sala ricreativa, dove durante il giorno gli ospiti avevano fatto a turno per guardare lo strumento maestoso. Si chiedevano chi si fosse trasferito nella vecchia stanza di Albert. Tre residenti erano però particolarmente entusiasti circa l’arrivo del piano e non vedevano l’ora di conoscere il musicista. Il giorno successivo una BMW aveva svoltato nel vialetto e dal veicolo erano scese due persone di mezz’età che avevano aiutato un uomo emaciato ma bene tenuto a scendere dal sedile posteriore. Avevano poi scaricato le sue valigie dal baule ed erano entrati nel residence, diretti all’ufficio della direttrice. Si vedevano i residenti spostare le tende nel tentativo di squadrare il nuovo vicino. John, Lorraine e Charles sedevano nell’ufficio della Signora Chew, la quale stava illustrando le regole della struttura che Charles avrebbe dovuto rispettare durante il soggiorno. L’ufficio odorava di tabacco. Hilda Chew era una donna sparuta di sessant’anni e dai tratti rigidi e il volto rugoso che la faceva sembrare un segugio costipato. Era la direttrice del Fossdyke da quando era stato inaugurato, ovvero otto anni prima. Charles prestava a malapena attenzione a ciò che la direttrice stava illustrando, dato che la sua mente era altrove. La Signora Chew li condusse poi lungo un corridoio e si fermarono quando raggiunsero una stanza al quarto piano. “Signor Clark , ecco la tua stanza” disse entrando. “Posso chiamarti Charles?” Charles si limitò a dare un’alzata di spalle, quindi la Signora Chew gli disse “Da adesso in poi queste è casa tua, Charles. Abbiamo sistemato la poltrona davanti alla vetrata, la natura è bellissima in questo periodo dell’anno”. John sistemò la valigia di Charles sul letto. “È una bella stanza papà, ed è spaziosa” commentò il figlio aprendo la valigia e sistemando i vestiti del padre nel guardaroba. “C’è una televisione, ma la maggior parte degli ospiti guarda quella grande nella sala ricreativa” aggiunse la Signora Chew indicando un televisore portatile, poi gli disse “È dove abbiamo sistemato il tuo piano”. “Ti metto le calze e l’intimo in questo cassetto” disse John, consapevole che il padre non stava prestando attenzione. “Non è bella, papà? E guarda, puoi fare parecchie cose” disse Lorraine agitando il volantino del Fossdyke. “Non è lontano dalla spiaggia e tu adori il mare”. “E poi avrai molta compagnia” disse John ridacchiando. “Hai visto come guardavano tutti i tuoi vicini?” Charles sospirò, quindi si diresse verso la poltrona dove si accomodò. “Non preoccupatevi” disse la Signora Chew ai figli. “Ci vuole tempo affinché si adatti, ma se la caverà. Forse è meglio se ve ne andate in modo da dargli tempo di famigliarizzare con la stanza. Sono sicura che riceverà molte visite appena sarà da solo” sorrise. Lorraine annuì e disse “Okay papà, noi andiamo. Ti lasciamo ambientare nella tua nuova casa”. “Torno presto con Emma e i bambini” disse John. “Peter ha detto che verrà non appena non sarà molto impegnato. Torno a trovarti con George e i bambini appena ti sarai sistemato” disse Lorraine nel raggiungere il padre e dandogli un bacio sulla guancia. Le vennero le lacrime agli occhi quando vide l’espressione vuota e persa sul volto smunto del padre che guardava fuori dalla finestra. Gli accarezzò i capelli grigi nell’immaginarsi l’uomo pieno di vita e amorevole che si ricordava dalla propria infanzia. Era lo stesso uomo che l’aveva consolata dopo ogni caduta e che le aveva insegnato a suonare il piano e apprezzare la bellezza della musica. Lo stesso uomo su cui avrebbe sempre potuto fare affidamento e che non si sarebbe mai immaginata potesse diventare il fantasma di sé stesso. “Ciao papà” gracchiò Lorraine, quindi tornò da John con il volto rigato dalla lacrime. “Ciao papà, ci vediamo presto” disse John portando un braccio attorno alle spalle della sorella e uscendo dalla stanza insieme alla Signora Chew. Charles aveva lo sguardo fisso sul prato ben tenuto. Nella sua stanza aleggiava il medesimo odore che si captava nel resto della struttura: muschio e uovo, tipico delle case di riposo. Charles non vedeva quel luogo come la propria casa e non l’avrebbe mai fatto; sperava che il proprio soggiorno sarebbe stato breve. Si guardò poi attorno e notò che fuori dalla finestra un calabrone era sparito in un cespuglio di rose solo per riaffiorare qualche istante più tardi e volare oltre dove si libravano le farfalle, scompigliando loro le bellissime ali. I passeri si rincorrevano volando basso, e mentre la natura proseguiva con il suo ritmo, all’uomo venne in mente il proprio passato nel business dell’intrattenimento. Sua madre era una cantante lirica, quindi apprese sin da piccolo l’amore per la musica. Suo padre era però deluso dall’interesse del figlio, dato che si aspettava che Charles seguisse le proprie orme nell’esercito. Charles aveva dodici anni quando suo padre venne ucciso in Irlanda. La madre incoraggiò il suo interesse per la musica e gli insegnò come diventare un cantante, ma Charles aveva le corde vocali deformate e risultava stonato e inadatto per la il canto classico. Si orientò quindi verso il piano, comprandogli uno Steinway. A Charles si aprì un mondo. Fece pratica senza sosta per diventare un ottimo pianista e venne assunto dall’Orchestra Filarmonica di Liverpool appena dopo aver finito l’università di Surrey. Aveva ventidue anni quando incontrò Mary. La ragazza fece un provino per un ruolo all’orchestra e Charles notò la bella bionda che eseguì la ventiquattresima dei Capricci del Paganini in la minore. Joseph Fletcher, il leader dell’orchestra, rimase stupito dalla sua performance e la assunse anche su suggerimento di Charles. I due si fecero sempre più intimi e si sposarono dopo un breve periodo di corteggiamento. Mary era originaria di Cleethorpes, sulla costa inglese del Lincolnshire. Acquistarono una casa con cinque camere da letto in periferia quando i prezzi delle proprietà marittime diminuirono vertiginosamente. I due si esibirono con la Filarmonica di Liverpool per quattro anni, poi Charles accettò l’impiego alla prestigiosa Orchestra Filarmonica di Londra. La coppia si rese però conto che l’uomo avrebbe trascorso molto tempo in tour, quindi Mary si licenziò dalla Filarmonica di Liverpool per seguirlo. Restò incinta di John, il loro primogenito,durante il secondo tour. Charles trascorse gli anni seguenti in tour nel Regno Unito e all’estero, mentre Mary restò a casa a Cleethorpes a crescere John. La coppia ebbe altri due figli, prima Lorraine e poi Peter un anno dopo. Gli anni passarono e Charles trascorreva più tempo in tour che a casa, quindi decisero che avrebbe trovato un impiego nei pressi di Cleethorpes. Divenne infatti un insegnate di musica a un College locale, dove praticò fino alla pensione. I figli di Charles e Mary erano ormai cresciuti e avevano delle famiglie proprie, quindi i coniugi trascorrevano i loro giorni in compagnia reciproca o invitavano dei membri della famiglia a casa. Le loro sere erano fatte di musica: Charles suonava il piano e Mary il violino. La coppia visse una vita serena fino a quando la leucemia portò via Mary dal marito, a cui cadde il mondo addosso. Qualcuno bussò alla porta, distraendo Charles dai propri pensieri. “Salve Charles, la cena viene servita alla sei, quindi dovresti andare in mensa” esclamò la Signora Chew da fuori dalla porta. “Non ho fame” rispose Charles. “Peccato” borbottò la Signora Chew prima di allontanarsi. Charles si rilassò nuovamente sulla sedia e gli tornarono alla mente gli eventi che avevano portato al proprio arrivo alla casa di riposo. Era colpa dei suoi figli, ingrati e disinteressati. Durante la veglia di Mary, John aveva portato un braccio attorno alle spalle del padre e gli aveva detto “Papà, ricordati che cosa ti ha detto mamma per quando sarebbe arrivato questo giorno”. Charles aveva rivolto un’occhiata al figlio ma non aveva detto niente, quindi John aveva sospirato prima di raggiungere il fratello e la sorella. Appena Mary aveva ricevuto la diagnosi aveva organizzato insieme ai figli lo spostamento di Charles alla Fossdyke a partire dal momento in cui la donna sarebbe passata a miglior vita, e avevano pensato a tutto senza includere l’interessato. L’uomo si era arrabbiato quando l’aveva scoperto, ma non aveva detto niente in quanto non desiderava accettare l’inevitabile. Una volta terminata la veglia, Charles si era ritrovato a casa da solo. Aveva suonato il piano e si era ubriacato ripensando alla vita e al vuoto che aveva lasciato Mary, la sua roccia. John lo era andato a trovare a metà mattina del giorno dopo, quando aveva notato la bottiglia vuota di whisky e il padre accasciato sul piano. L’aveva svegliato e gli aveva detto “Papà, ti faccio una tazza di tè. Che dici di andare a letto? Te lo porto su”. Charles si era alzato in piedi su gambe tremanti, era salito al piano superiore e si era messo a letto. I membri della famiglia si erano alternati durante il giorno per aiutare con il trasloco. Era concesso portare solamente pochi effetti personali alla casa di riposo, quindi la famiglia aveva venduto il resto delle cose di Charles e Mary e si erano spartiti gli introiti. Una ditta di traslochi aveva poi caricato su un rimorchio il piano insieme agli altri mobili, lasciando solamente la camera da letto intatta. Qualche ora più tardi la casa era vuota. Lorraine gli aveva portato del cibo durante il giorno, ma l’uomo non l’aveva toccato. Quella sera Charles si era aggirato per la casa fantasma, volendo disperatamente raggiungere Mary. John e Lorraine erano arrivati il giorno dopo per portarlo via. Lo avevano accompagnato in macchina al Fossdyke, a quaranta minuti di distanza. Qualcun altro bussò alla porta, distraendo nuovamente Charles. “Non ho fame!” Esclamò Charles nel modo più educato possibile, dando per scontato che si trattasse della Signora Chew. Si aprì la porta da cui entrò un uomo basso, paffuto e pelato. “Charlie boy” esordì una voce gioviale e segnata dal tempo. Lo sconosciuto si diresse verso Charles con un sorriso in volto. “Mi chiamo Steve, ma mi chiamano Strat. Chewy ci ha detto che non saresti venuto a mangiare, quindi ho pensato di farti cambiare idea”. Charles era scioccato, quindi si limitò a fingere un sorriso e ripetere “No, non ho fame”. “Dai, almeno provaci. Il cibo non è poi così male, e stasera ci sono le costolette di maiale, una vera bontà” insistette Steve, portandogli un braccio attorno alle spalle per cercare di farlo alzare dalla poltrona. “Ti presento gli altri” disse Steve ridacchiando. “Così ti faccio conoscere la band”. L’affermazione colse Charles di sorpresa, infatti gli chiese “Oh, c’è una band? Non lo sapevo. Che genere di musica suonano?” Steve gli rivolse un ghigno e disse “È una storia lunga, te la racconto a cena. Vieni, prima che le costolette si freddino o gli altri vecchiacci le spazzolino via”. Charles guardò il personaggio comico che ricordava una pera su due bastoncini; si rese conto che non avrebbe smesso di insistere, quindi si alzò in piedi. “Non preoccuparti Charlie, questo posto non è male. Sono qui da anni e conosco la maggior parte dei pub della zona. Farai una strage di cuori con quell’accento sofisticato”. Steve ridacchiò e i due si diressero verso la mensa. Tutti i presenti smisero di chiacchierare tra loro e portarono l’attenzione sui due, particolarmente sul nuovo arrivato, il quale era visibilmente a disagio. “Spero che voi vecchiacci ci abbiate lasciato un po’ di costolette” li minacciò Steve nel guidare Charles verso due posti vuoti tra due signori.

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