Ribò ha concluso la sua telefonata. Come fosse solo in casa, assorto e pensoso, si mette a passeggiare nel corridoio. Tiene la testa piegata su un lato. Quando entra nella nostra stanza è ancora preso dai suoi lambiccamenti. Fa gli occhi piccoli piccoli e si spalma su una sedia. Tiene in mano una busta bianca. «Dunque, prendo la targa e mando il numero a memoria», riprende Angela, «come faccio sempre con i clienti, poi entro in cascina. Noto subito che le tue finestre sono tutte buie. Strano, mi dico. Dove sono spariti quei due? Allora striscio lungo i muri e mi avvicino alla finestra. E di lì vedo un bagliore muoversi in qua e in là nella tua stanza, come fosse una palla che rimbalza e rotola fra le tue cose». «Una pila», razionalizza Ribò, che ascolta tenendo la testa piegata e facendo

