71«Scusate», dico attivando la chiamata, «devo assolutamente rispondere al telefono: mi vuole la questora di Venezia». La tipa in kimono, sussurra Elihau all’orecchio del collega. «Dove sei?», domanda la capa. «Adesso sono in sinagoga», dico. «Mi hanno aperto la porta». Prego Esterina di non svelarlo a mia moglie: in un istante, Dora si precipiterebbe qui a fare una sceneggiata. Non ne ho voglia. E non penso che la comunità ebraica gradirebbe la cosa in questa sacra giornata. La questora mi dà conferma. Non chiedo nulla di Chiara Duò. Presumo sia tornata nel suo ufficio a fumare e a distruggere tutto. Sbadiglio per la seconda volta. Sbadiglio per la terza volta. Sta piombando su di me un’invincibile sonnolenza. La telefonata con Esterina Croce non è terminata. «Enzo! Ci sei? Enzo

