CAPITOLO III-2

2019 Parole

Non è sempre possibile rendersi conto delle meraviglie dell’evasione. L’uomo che fugge, ripetiamolo, è un ispirato; v’è della stella e del lampo nel misterioso bagliore della fuga. Lo sforzo verso la liberazione non è meno sorprendente del colpo d’ala verso il sublime; tanto che si dice di un ladro evaso: “Come ha fatto a scalare quel tetto?” così come si dice di Corneille: “Dove ha trovato la frase ‘Che morisse?’” Comunque, bagnato di sudore, fradicio di pioggia, colle vesti a brandelli, le mani scorticate, i gomiti insanguinati e le ginocchia lacerate, Thénardier era giunto su quello che i fanciulli, nel loro linguaggio figurato, chiamano il filo del muro, della rovina, vi si era coricato sopra lungo e disteso e, lì, la forza gli era venuta meno. Una parete a picco, dell’altezza d’un te

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