«Sì, signore». «Aspettami qua», gli intimò frate Enrico prima di allontanarsi in direzione del convento. Poco dopo uscì con un grosso sacco sulle spalle da cui estrasse uno scudo di vimini intrecciato a forma di canestro, una spada di legno e un cappello di feltro. «Lo vedi il palo in mezzo alla corte? Quello d’ora in poi sarà il tuo nemico. Ti eserciterai colpendolo senza requie come se ti trovassi davanti a un guerriero saraceno sul campo di battaglia». «Ma queste non sono armi vere», interloquì il ragazzo. «Non ti avevo detto di obbedire agli ordini senza discutere?», rispose infastidito l’altro, «lo scudo e la spada pesano circa il doppio del normale. Colpendo e picchiando il palo, svilupperai i muscoli e la resistenza. Così, quando impugnerai armi vere, che sono più leggere, comba

