Capitolo SettimoQuando nell’aria si diffuse il suono delle campane che annunciavano il mattutino, Stefano era ancora immerso in un dolce e confortevole sonno. Nonostante fosse profondamente addormentato, le sue orecchie fecero il loro dovere e percepirono, seppure a stento, i fastidiosi e inopportuni rintocchi. Il ragazzo mosse appena le labbra in un mugolio di disapprovazione a cui fecero seguito espressioni più articolate: «E adesso cosa c’è? Merida, perché suonano le campane? Voglio dormire!». Visto che non otteneva risposta, nella sua mente ancora ottenebrata cominciò a farsi strada il seme del dubbio. Con grande fatica riuscì ad aprire gli occhi e si rese conto che la fioca luce della candela rischiarava una stanza sconosciuta. «Questa non è la mia stanza e questo non è il mio letto

