Capitolo OttavoL’arrivo dell’inverno creò una sorta di morte apparente della natura intorno al piccolo borgo. Gli alberi si ridussero a spoglie figure nere i cui rami sembravano implorare il ritorno della loro bella chioma. Il gelo si impadronì di alcuni tratti del Mincio, impedendo all’acqua di scorrere e di far girare la ruota del mulino della precettoria. Questa vita sospesa e il grigiore quotidiano incidevano sull’animo di Stefano, che provava nostalgia per la sua città e per gli affetti che aveva lasciato. A mano a mano che i giorni trascorrevano, il peso dei doveri cui era tenuto aumentava e parimenti aumentava la sua insofferenza. In particolare trovava sempre più insopportabile il trattamento riservatogli da frate Enrico. Non tollerava soprattutto che si rivolgesse a lui chiamando

