CONTINUI

252 Parole
CONTINUINo, ormai sei andata troppo oltre. L'oscura fiamma della vendetta reclama il suo rogo. Con rinnovata risoluzione, ti togli la polvere dalla nera veste, accendi le candele, bevi un po' d'acqua e ti avvicini al leggio. È una lunga litania in una lingua arcaica che pochi ricordano. Una lingua tenebrosa, schioccante, che ti graffia la gola e ti svuota lo spirito. Ripetizione dopo ripetizione, il tempo perde di significato, tanto da farti dubitare ne abbia mai avuto. «Irela.» È il tuo nome. È da molto che non lo senti pronunciare. «Mi hai chiamato attraverso i mondi, Maga, e sono venuto a te.» La voce è calda, suadente, per nulla mostruosa. Anticipa la materializzazione di qualcosa che invece lo è oltre ogni possibile immaginazione. Un tozzo gomitolo di artigli, mani senza braccia e un gran numero di occhi senza reciproca simmetria. Gli occhi sono azzurri occhi di fanciullo. Le mani sono pallide mani di vecchio. Gli artigli sono lame ricurve prive di una direzione unitaria, in costante oscillazione, come argentei capelli spettinati dal vento. Rifuggi la pressante tentazione a distogliere lo sguardo e, alla fine, riesci a individuare la bocca fra le ombre degli aculei. È una bocca del tutto umana, dalle labbra carnose e perfino sensuali. «Io sono Dixilath, demone della vendetta, Principe della Fossa. Parla, mortale, perché mi hai convocato?» «Distruzione.» Dici. «Certo, certo.» Risponde sornione «Ma voglio sapere cosa ti ha spinto a infrangere le barriere che, saggiamente, separano le nostre dimore. Voglio sapere perché!» VERITÀ MEZZA VERITÀ MENZOGNA
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