RUTTO«Che cosa hai detto?» le domandi, ruttando.
La donna si volta a guardarti. Non pare affatto impressionata dal tuo fisico possente o dalla cicatrice che ti segna il volto. E non sembra associare tali caratteristiche alle tante storie, per lo più reali, che si narrano su di te.
«Mi riferisco a Enar l'Annientatore. Ne avrai sentito parlare» ti risponde.
«Uh? Sì, sì, certo! Qualcosa, voglio dire».
«È il figlio di Moloj, Dio dell'oscurità e della memoria, e di una mortale della quale si è perso il nome. Mille anni fa, conquistò queste terre e v'impose il suo spietato dominio» ti spiega, sorseggiando il vino.
«Non c'ero io, in giro!» esclami, battendoti il petto.
La donna ti lancia un'occhiata ambigua: indecisa fra disgusto e indifferenza. Quale che sia il sentimento dominante, riporta lo sguardo sul calice e prende a girarselo fra le dita.
Ti sporgi al di là del bancone e, come un falco che artiglia un incauto roditore, afferri la cameriera per un braccio.
HO SETE