Donna Mara Fersa aveva tollerato molte cose alla nuora palermitana; la rivoluzione mèssale in casa, il mal nascosto compatimento col quale la trattava, i gusti costosi e le opinioni ardite; ma chiusi tutt'e due gli occhi quando ne soffriva lei stessa, non intendeva chiuderne neppure uno se era in giuoco suo figlio. L'amicizia degli Uzeda, sissignore, stava benissimo e le faceva anche tanto piacere: ma che Raimondo stesse sempre alle costole dell'Isabella, in casa propria o in quella di lei, in chiesa, in teatro ed al passeggio, forse usava a Firenze ed era una cosa elegante, di quelle che lei, educata al vecchio modo, non comprendeva; ma non le piaceva nient'affatto e non intendeva che continuasse. Senza addurne la ragione per non mettere il carro avanti ai buoi, aveva fatto capire al figl

