L'albero e il demonio-1

2013 Parole

L'albero e il demonio Ore 11,45, Villa Marina - Napoli non è più la stessa... Si chiama Neapolis, adesso, e l’abbiamo fatta noi... – aveva cominciato Massimo, coi pugni stretti lungo i fianchi e i sudore che cominciava a colargli sulle tempie. Lucci gli aveva prestato le parole, e ora lui le aveva ripetute senza prendere fiato; sapeva che ormai non toccava più a lui decidere un bel niente. C’erano forze troppo grandi che gli ruotavano attorno; le stesse fiamme di cui avvertiva il tepore, e che gli scorrevano dentro, erano parte di qualcosa di sconosciuto e ingovernabile. Quasi non sentì lo schiaffo sonoro che lo colpì sulla guancia. Aveva chiuso gli occhi d’istinto; al riaprirli Lomonaco era in piedi di fronte a lui, il sorriso ormai mutato in una smorfia di minaccia. - Neapolis, eh? Q

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