Mentre la guardava addormentarsi, con le labbra grosse semiaperte che facevano spuntare i grossi incisivi, Maria tornò a stringere il moncherino con tutte e due le mani, e sentì sotto la sua pelle quelle protuberanze, quel piccolo pezzo di carne in cui pochissimi centimetri facevano la differenza tra bellezza e orrore, armonia e caos. Si sarebbe potuto ricorrere al trapianto, alla chirurgia, a una protesi, a qualsiasi cosa. Ma come avrebbe dovuto essere la “mano bella” a cui aspirava Sonia? “Bella come la tua”. Lo sai fare. Non ebbe alcun sospetto, solo la convinzione che una cosa avrebbe voluto farla, per lei. Una cosa bella, una cosa che l’avrebbe avvicinata al mondo che non avrebbe mai conosciuto... ma di cui evidentemente sentiva la mancanza. Strinse più forte e avvertì un leggero ca

