Dietro di me si è fatto un silenzio così terribile che non osavo voltarmi. La stoffa della mia manica era bruciata fino al gomito. “Come avete osato!” ho balbettato. “Che pazzia!” Aveva indietreggiato fino al muro, vi appoggiava la schiena, le mani. “Vi domando scusa” ha detto con voce umile. “Prendete Dio per un carnefice? Egli vuole che abbiamo pietà di noi stessi. D’altra parte le nostre pene non ci appartengono; egli le assume, sono nel suo cuore. Non abbiamo il diritto di andarvele a cercare per sfidarle, per oltraggiarle, capite?” “Quel che è fatto è fatto, non ne posso nulla.” “Datevi dunque pace, figlia mia” le ho detto. E l’ho benedetta. Le dita mi sanguinavano un poco, la pelle si sollevava a placche. Ha strappato un fazzoletto e m’ha fasciato. Non scambiavamo nessuna par

