IL BEL GIUCO Un calcio? io? a quella povera bestiolina. Gliel'aveva appioppato in campagna un certo ragazzaccio smarrito, per non so che strano sgomento da cui era stato invaso, di tutto e di niente: d'un niente che poteva d'improvviso diventare qualche cosa che sarebbe toccato allora di vedere a lui solo. Qua in città, ora, per via, non c'era piú questo pericolo. Diamine! Ognuno, bello, dentro l'illusione dell'altro, da poter essere sicuri che tutti gli altri sbagliavano se dicevano di no, che cioè ciascuno non era come l'altro lo vedeva. E mi veniva di gridarlo a tutti quanti: «Ma sí! Eh eh! Giochiamo, giochiamo!» E anche di farne segno a chi stava per caso a guardare dai vetri di qualche finestra. Ma sí! Eh eh! Anche aprendo quella finestra per buttarsi di sotto. «Bel giuoco! E c

