Silvia abbassò lo sguardo e disse con calma:
“La verità è che tra me e Luca non c’è mai stato niente. Il bambino che porto è sicuramente di Federico.”
Il maggiordomo si irrigidì, incredulo:
“Cosa…”
Silvia si voltò, fece due passi verso il letto dove Federico era solito dormire. Lo guardò con malinconia e sussurrò:
“Non ho avuto altra scelta. Prima di morire, Federico aveva intuito che Luca stava tramando qualcosa contro la famiglia. Cercò di parlargli da fratello a fratello, ma Luca… lo disprezzava. Gli disse in faccia che la casa Bianchi sarebbe diventata tutta sua. Federico, esasperato, finì per sentirsi male e perse conoscenza. Non si è mai più risvegliato. È morto così.”
Il maggiordomo rimase senza parole.
“Luca ha sempre mostrato rispetto per Federico. Com’è possibile…?”
Silvia sorrise amaramente:
“Nemmeno io ci volevo credere. Ma è accaduto. E se nemmeno voi mi credete, come potrà farlo la signora? Luca mi ha minacciata. Mi ha detto di tacere, altrimenti mi avrebbe fatta cacciare. Non avevo altra scelta.”
“Ero indecisa se parlare. Ma non avrei mai immaginato che Luca cercasse già di liberarsi di me. Ha incastrato me e Andrea. Così ho dovuto reagire.”
Si voltò verso il maggiordomo, lo guardò dritto negli occhi:
“Voi eravate sempre al fianco Federico. Andrea per lui era come un fratello. Mi avete aiutata tante volte. Non potevo permettere che vi trascinasse nel fango con me.”
Il maggiordomo si sentì stringere il cuore. Gli occhi si fecero lucidi:
“Signora Clara… non avreste dovuto sacrificare la vostra reputazione per noi. È stato troppo. Davvero troppo.”
Le lacrime gli scorrevano sulle guance. Stava per inginocchiarsi, ma Silvia lo fermò e lo aiutò ad alzarsi:
“Non fatelo. Non potevo sopportare di vedere persone innocenti punite. E non ho i mezzi per vendicare… ma almeno così ho potuto fargli qualcosa.”
Il maggiordomo annuì, colpito dalla sua forza silenziosa. Poi disse:
“Allora… forse dovremmo parlarne con la signora. Se sapesse la verità…”
“No,” lo interruppe Silvia, scuotendo la testa. “La signora si fidava ciecamente di lui. Se le dicessi tutto, potrebbe non fidarsi e perfino farlo uscire dalla prigione. Tutte le nostre fatiche… sarebbero state inutili.”
Il maggiordomo abbassò la testa:
“Avete ragione. Ma… è così ingiusto per voi. E per il bambino…”
Silvia si accarezzò il ventre con dolcezza, con un sorriso tenue sulle labbra:
“Va bene così. Quando nascerà questo bambino… e crescerà… la signora capirà. Capirà che è sangue di Federico. Anche se ora mi disprezza, io non la biasimo. In fondo, una suocera è come una madre. E io… non potrei mai odiare mia madre per un malinteso.”
Il maggiordomo non riuscì a trattenersi. Ignorando le proteste di Silvia, si inchinò profondamente:
“Siete una donna straordinaria. Sopportate tutto in silenzio, siete fedele, forte e generosa. Il signor Federico è stato fortunato ad avervi sposata. E la casa Bianchi ha avuto una benedizione con voi.”
Silvia ricambiò con un sorriso gentile, poi aggiunse:
“Per quanto riguarda quei servitori puniti… lasciamo perdere. Non hanno fatto nulla di male. Hanno solo pagato le frustrazioni della signora su di me.”
Il maggiordomo sospirò:
“La vostra bontà è rara. Vi proteggerò, signora Clara. E proteggerò anche il bambino. Nessun altro servo irrispettoso vi si avvicinerà più. È una promessa.”
Quando il maggiordomo se ne andò, Silvia sorrise tra sé e sé. Rivolta al sistema nella sua mente, pensò:
Hai sentito, sistema? Anita e il maggiordomo lo hanno detto chiaramente. Tollerante. Gentile. Fedele. Generosa. Altruista. Disposta al sacrificio. Eh? Non è questo il tuo standard di “brava donna”?!
Il sistema lampeggiò:
【Comportamento non conforme agli standard del sistema!】
Pff. Sei solo un sistema. Neanche una persona. Chi sei tu per decidere cos’è giusto? Sono gli esseri umani a definire cosa conta, non un algoritmo come te.
Il sistema rimase muto. Poi riapparve con una schermata rigida:
【Devi seguire la trama originale. Devi essere e docile remissiva ——】
“In cosa non sarei stata docile e remissiva, eh?”
【Non puoi mentire ripetutamente —】
“Mentire? Io? Ma Luca non tramava forse davvero contro la famiglia Bianchi? Rosa non era forse davvero coinvolta con lui, cercando di impadronirsi del patrimonio? E Andrea non è forse stato incastrato? Ho sacrificato me stessa per proteggere gli innocenti: e questo sarebbe sbagliato?”
Il sistema emise una serie di caratteri illeggibili — sembrava confuso, quasi sopraffatto dalla logica di Silvia.
【Devi attenerti alla trama originale —】
“Ah, quindi non ti interessa davvero ‘la donna virtuosa’, ma una scema obbediente e senza cervello. È questo che cercate, vero?”
Il sistema tacque. Finalmente. Non ci fu più quel ronzio insopportabile nella sua testa.
Silvia, liberata dalla voce del sistema, cominciò a riflettere su quando e come liberarsi del bambino. Prima lo faceva, meglio era. Alla fine, era lei a doverne pagare il prezzo. E non intendeva soffrire gratis.
Se doveva patire, almeno avrebbe fatto in modo che qualcun altro pagasse per questo e quel qualcuno sarebbe stata Madama Bianchi.
Quella vecchia vipera aveva maltrattato tutti per una vita intera. Era ora che cominci a pagarne le conseguenze. Se il sistema ha deciso di lasciarla qui… beh, allora si sarebbe assicurata di lasciare il segno.
Nei giorni seguenti, Silvia restò tranquilla.
Si svolsero i funerali di Federico, e Luca venne ufficialmente rinchiuso. Aveva provato a corrompere le guardie per inviare una lettera a casa, nella speranza che Madama Bianchi lo perdonasse per affetto passato.
Ma la lettera non arrivò mai.
Il maggiordomo, avvertito da Silvia, aveva iniziato a tenere d’occhio ogni mossa di Luca. Così, appena arrivò quella supplica scritta per “smascherare la verità su Clara”, la intercettò… e la consegnò direttamente a Silvia.
Silvia lesse la lettera, sorrise, e la mise via con cura.
“Potrebbe tornarmi utile un giorno.”
Poi si voltò verso il maggiordomo, con una finta preoccupazione:
“Temo che, appena l’ira della signora si placherà, Luca potrà riguadagnare la sua fiducia…”
Queste parole furono abbastanza per spingere il maggiordomo a muoversi, con una mancia generosa, fece in modo che Luca non potesse mai più far uscire neanche un biglietto.
Quanto a Rosa, dopo quel che è successo, sparì dalla villa e non fu mai più vista.
La casa Bianchi era grande, e Silvia si ci trovava piuttosto bene.
Rispetto alla povera Clara originale, sofferente, incinta, perseguitata, lei se la stava passando alla grande.
Spesso passeggiava nel giardino interno, e quel giorno era seduta sotto il padiglione a osservare le carpe nel laghetto che si contendevano il cibo, quando arrivò Anita trafelata.
“Signora Clara, ho scoperto delle cose.”
Si avvicinò e continuò sottovoce:
“Il signor De Santis… cioè vostro padre… continua a frequentare le bische. E pare che abbia perso parecchio denaro negli ultimi mesi.”
De Santis era il padre di Clara, un incallito giocatore d’azzardo, irrecuperabile.
Silvia, già pronta a recitare, si alzò appena con aria affranta:
“Aveva promesso di cambiare… Aveva giurato che si sarebbe fermato…”
Anita sbottò:
“È vergognoso! Ha speso tutti i soldi vostri nel gioco d’azzardo! Non si è mai preoccupato del vostro benessere.”
Silvia chiese:
“E adesso? In che situazione si trova?”
Anita esitò un attimo, poi disse:
“A quanto pare ha accumulato nuovi debiti. In giro dice che, visto che sua figlia ha sposato un ricco della famiglia Bianchi, sarà lei a ripagarli.”
Silvia sospirò profondamente:
“Anita… ho qualche soldo da parte. Portagliele di nascosto, ti prego.”
“Signora Clara!” Anita si indignò. “Come potete ancora aiutarlo? Non vi resta quasi nulla neanche per voi!”
Silvia sorrise amaramente:
“È pur sempre mio padre. Come potrei voltargli le spalle?”
Anita, frustrata, prese il denaro e lo portò a De Santis.
Silvia sapeva già che quella cifra non sarebbe bastata. Appena finito quei soldi, quell’uomo sarebbe tornato.
Nella storia originale, questa scena doveva avvenire mesi dopo, con il padre che irrompeva nel cortile della villa urlando, accusando la figlia di essere un’ingrata.
La povera Clara, incinta e umiliata, si inginocchiava sotto la pioggia per chiedere a Madama Bianchi di prestarle del denaro.
Ora, Silvia aveva deciso di anticipare l’evento. Voleva che succedesse subito.
Mentre lanciava manciate di cibo alle carpe, rise piano:
“Proprio come gettare l’esca. E aspettare che il grosso abbocchi.”
Aveva bisogno di un pretesto per lasciare la villa. Sperava solo che il padre “collaborasse”.
E così fu. Pochi giorni dopo, il signor De Santis, inebriato dalla “generosità” della figlia, tornò per chiederne altri.
Ma venne bloccato subito all’ingresso.
Esattamente come Silvia aveva previsto.
Non aveva alcuna intenzione di vederlo questa volta.
Aveva perfino valutato di farsi vedere dal maggiordomo, pallida e debole, giusto per fargli capire che “non poteva reggere forti emozioni”.
Ma non ce ne fu bisogno.
Anita, fedele e diretta, aveva già informato il maggiordomo di tutto: “Quel tale non fa che angosciare la signora Clara e mettere in pericolo la sua gravidanza!”
Così il maggiordomo si occupò della faccenda senza coinvolgerla.
De Santis fu respinto ai cancelli.
E quando Silvia calcolò che fosse il momento perfetto… si recò personalmente a parlare col maggiordomo.
“Ho appena saputo che mio padre… era venuto a cercarmi.”
Silvia abbassò lo sguardo, la voce rotta da un’emozione ben dosata:
“Lo so, ha fatto cose imperdonabili. Mi ha spezzato il cuore più di una volta… Ma mi ha pur sempre messa al mondo. Non posso ignorarlo del tutto. Vorrei andare a trovarlo, parlarci con calma. Per favore… maggiordomo, aiutatemi solo questa volta.”
Così parlò con tono da figlia devota, e riuscì a convincere il maggiordomo.
In quanto signora della casa, Clara non aveva libertà di uscire a piacimento. Chiunque avesse bisogno di lasciare la villa doveva ottenere un permesso da Madama Bianchi. L’unico altro che poteva “chiudere un occhio” era il maggiordomo.
Grazie al suo aiuto, Silvia riuscì a uscire di nascosto. Anche se in futuro la verità fosse venuta a galla, lei avrebbe comunque avuto argomentazioni valide: dopotutto, era ancora un’epoca in cui la pietà filiale era considerata la virtù suprema, e ciò che aveva fatto non poteva in alcun modo essere giudicato sbagliato.
Ma Silvia non voleva davvero andare dal padre per parlare.
Uscì per un altro motivo: comprare erbe abortive. Non voleva quel bambino. Non avrebbe permesso a quel peso di crescere dentro di sé.
Il problema era Anita, che l’accompagnava. Doveva liberarsi di lei prima.
Grazie ai ricordi della vera Clara, Silvia aveva una visione chiara del passato: come un film, malinconico e miserabile. Quando raggiunse la vecchia casa dei De Santis, davanti a quel portone logoro, chiese ad Anita di aspettare fuori. Poi entrò da sola.
All’interno, trovò il signor De Santis, ubriaco, immerso nell’odore acre di vino stantio, disteso su una stuoia rotta, addormentato.
Silvia lo guardò, disgustata. Un uomo finito. Un padre solo di nome.
Poi ebbe un’idea.
Si guardò intorno, trovò un bastone robusto, e senza esitazione lo abbatté con forza sulle gambe dell’uomo.
CRACK
“Ah! Padre! Cosa vi è successo?!”
La voce disperata di Silvia rimbombò nella casa. Anita, preoccupata, spalancò la porta e corse dentro:
“Signora Clara?! Che succede?!”
Silvia, con gli occhi lucidi, indicò il padre svenuto:
“Qualcuno… qualcuno gli ha spezzato le gambe! Non so da quanto tempo è qui così! Anita, resta con lui. Io vado subito a cercare un medico!”
Prima che Anita potesse rispondere, Silvia era già corsa via, senza voltarsi.