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1639 Parole
Inginocchiato verso la statua, Zixin parlava. Quel giorno dell'anno, il 17 di Febbraio, era l'unico giorno che il Principe concedeva ai rimorsi. Quando ne aveva l'occasione si recava alla tomba il giorno stesso, ma dato che non era facile per il nobile uscire dal Castello avrebbe dovuto adattarsi se l'occasione si fosse presentata prima, o dopo. Quel giorno, era tempo per Zixin di ricordi e di rimpianti. Strano da dire, ma la morte di quella così giovane bambina aveva portato la rovina nella vita della sua anima gemella ancor prima che si conoscessero. Il solo fatto che quella fanciulla dovesse esistere era bastato alla vita di Zixin per prendere una piega malinconica. Se la bambina non fosse mai nata, si chiedeva spesso, lui che fine avrebbe fatto? Avrebbe probabilmente vissuto una vita normale, sposando in un futuro un'altra donna. Certo, non sarebbe stata la sua anima gemella, ma Zixin pensò che l'avrebbe comunque amata. Ed era certamente una svolta migliore che la sua vita avrebbe preso, considerando che probabilmente non avrebbe avuto alcuna restrizione nell'uscire e nel divertirsi. Avrebbe potuto sperimentare varie cose, scoprire passioni e amori che in quella, di vita, per quanto avesse voluto dire il contrario, non avrebbe mai sperimentato. La sola esistenza di quella bambina aveva trasformato la sua vita in un incubo, e il fatto che fosse morta aveva reso quell'incubo reale. Sapeva bene che la piccola non aveva colpe, eppure non riusciva ad ignorare il fatto che la mancanza di Shiroara avesse fatto mancare tutto anche a lui. Qiqiang era stufo di quel tizio. Non faceva altro che parlare, parlare e parlare da venti minuti, lo stava facendo innervosire. Inoltre, sua madre non era ancora tornata e il ragazzo cominciava a preoccuparsi. Qiqiang si avvicinò silenziosamente a quel ragazzo. Si inginocchiò, e lentamente allungò uno degli arti superiori per poi picchiettare gentilmente la spalla coperta da quella stoffa bruna ruvida e spessa, per farsi notare. La figura incappucciata voltò poco il capo chino verso il suo disturbatore, come per chiedere indirettamente cosa voleva. 《Ecco... Vedi, potresti smettere di... Insomma, mi da un po' fastidio questo brusio di sottofo-》 Qiqiang si ammutolì all'improvviso quando sentì una goccia bagnargli le ginocchia. 《Cosa...》 Poi, realizzò- 《Oh!》 gridò, mortificato, iniziando a balbettare. 《Non piangere! Hey... Scusami davvero, non avevo nessunissima intenzione di...》 《Non sto piangendo.》 Ma la voce roca che uscì dalla gola del castano faceva pensare proprio al contrario. 《E togli quella tua sporca mano dalla mia spalla.》 Qiqiang ubbidì, non volendo più turbare quello strano ragazzo, e posizionò a pugni chiusi le mani sulle ginocchia. Col poco coraggio che aveva, però, da buon ragazzo educato avrebbe voluto scusarsi per bene. 《Senti, mi dispiace... Non volevo, davvero.》 disse, calmo. 《Stai zitto.》 《Oh... Va bene-》 《TACI!》 Beh... Certamente quella non era la persona più cortese del mondo, ma... Qiqiang pensò che non aveva alcun diritto di giudicarla, e si vergognò infinitamente per quando, qualche momento, prima aveva pensato che quel ragazzo fosse uno psicopatico, anche se davvero quel tipo non sembrava avere tutte le rotelle a posto... Ok, Qiqi, basta. Sicuramente il ragazzo incappucciato stava passando qualcosa di difficile; o magari, come la madre del moro, nutriva dei sentimenti particolari verso il Regno e i nobili... Perso tra i pensieri, Qiqiang si ritrovò a pensare che ancora una volta, seppur quel ragazzo fosse solo uno sconosciuto, lui era l'unico a non capire. Perché Qiqiang Lee era sempre l'unico a non capire? Perché tutti lo stavano tenendo all'oscuro di qualcosa? Era stanco di non comprendere, stanco di essere trattato da bambino. Voleva delle risposte, anche se non molto spesso aveva il coraggio di fare delle domande. Decise però che quella volta, avrebbe provato. In fondo, se fosse andata male, quello sconosciuto nella migliore delle ipotesi non l'avrebbe mai più rivisto. Azzardò quindi una domanda. 《La conoscevi?》Disse tutto d'un fiato, per timore di essere maltrattato nuovamente. La giovane figura incappucciata, dopo un attimo di silenzio, rise. Rise, mentre col dorso di una mano si asciugava il volto. Era una piccola risata, ma pura. 《Quanto sei idiota...》 disse, stropicciandosi gli occhi. 《È morta subito, come avrei fatto a conoscerla? Non sono mica il padre!》 continuò la sua risata. 《E poi ti avevo detto di tacere...》 Il ragazzo dagli occhi azzurri si stupì. Non avrebbe mai pensato di far ridere una persona tanto scontrosa, in più appena incontrata. Insomma, la situazione del ragazzo sembrava una cosa seria, pareva molto di cattivo umore solo poco prima... 《Eh? Non sono idiota!》 ribatté Qiqiang, imbarazzato. 《A me sembra di sì.》 rise ancora il castano. Stavolta però alzò il volto, prima coperto dal cappuccio, e mentre continuava quella risata in mezzo al pianto guardò per un attimo il volto del moro. Qiqiang poté osservare quel viso per la prima volta: occhi di un rosso acceso, cremisi; capelli lisci, corti e castani che sulla fronte formavano ciocche intrecciate. Più il moro lo guardava e più quel volto gli appariva bello. Doveva essere di un ceto abbastanza alto per tenersi così bene, pensò, eppure la veste che indossava confermava il contrario. 《Che cazzo guardi?》 Solo dopo quella frase, il nostro Qiqiang si accorse del misfatto. 《Io? Ah! Nulla, nulla!》 Schizzò agitando le mani in aria, rosso dalla vergogna. Certo che quell'espressione arrabbiata rovinava proprio quel volto dolce! ~ Il ragazzo dai capelli azzurri emise un lamento non appena la sua schiena venne bruscamente a contatto con il pavimento freddo della cella. 《E dai amico! Abbiamo lavorato insieme una vita! Avresti potuto anche sbattermi un po' meno violentemente in cella!》 《Mi dispiace Christian, ma sai anche tu che devo eseguire gli ordini per come sono.》 Detto questo, la più giovane guardia del Regno di Cuori chiuse la cella a chiave, che venne consegnata ad un suo collega, destinata al Re. 《Si, ma prendi sempre tutto troppo alla lettera...》 bisbigliò il prigioniero. 《Va beh, almeno parli un po' con me adesso?》 《Non posso riferiti nulla di ciò che succede al di fuori, mi dispiace.》 《Certo che con te non si può proprio scherzare, Orion.》 ammise affranto il giovane maggiordomo. 《Ed io che pensavo di potermi divertire un po' a fare il carcerato... Qualcuno aveva pure già pronta la parte per me da un po', vedi la mia cicatrice?》 indicò l'occhio destro.《sono semplicemente perfetto per fare il criminale!》 《Invece di scherzare, ringrazia che non ti abbiano fatto fuori. Mi hai fatto preoccupare a morte, Idiota!》 《Su, dai... Non sei d'accordo anche tu che Zixin abbia bisogno di un po' di svago?》 《Certo... Ma farlo di nascosto non è la miglior cosa, sai.》 rispose convinto, sempre rivolgendo le spalle al carcerato. 《Niente casino, là sotto!》 vennero interrotti da un collega più anziano di Orion. 《Sì signore!》 dovette scusarsi la guardia. ~ Il messaggero di Fiori, vivace e allegro come al solito, stava tornando al Castello per chiedere informazioni al proprio sovrano a proposito della notizia che gli era stato affidato di spargere. "Sono arrabbiato~☆" di disse. "No, non è vero~☆" "Sono solo un po' deluso☆" "Perché il Signore non mi ha detto niente..." César arrivò così a Castello, saltellando allegramente, sempre con la stessa espressione in volto: le labbra incurvate all'insù nonostante non fosse di buonumore. 《Bonjour les gens☆》 Disse aprendo il portone e posizionando il peso del proprio corpo sul piede destro, alzando l'altro. Era risaputo che Moreau, a volte, se ne uscisse con frasi prive di significato. Alcuni dicevano che quello fosse un linguaggio inventato da lui e lo ignoravano; altri, invece, ne erano attratti... 《Ciao, César!》 lo accolse Cheienne, correndo da lui. Cheienne era la segretaria del Re. La sua Famiglia era sempre stata al fianco dei Sovrani di Fiori; sua madre, infatti, fu la precedente segretaria dei Re Nadir e Hyun; e, oramai non molto giovane, aveva lasciato il posto alla figlia, a cui quel lavoro non dispiaceva affatto. 《Come è andata la riunione, César?》 Chiese la ragazzina sorridendo dolcemente e chinandosi in avanti, permettendo ai suoi lunghi capelli rosati di cadere dalle spalle. 《A dire il vero, non molto bene!☆》 Rispose il ragazzo, sempre euforico. Sembrava quasi che lui non potesse mai essere triste o dispiaciuto. 《Sei sempre così allegro, César! Bam!》 A volte Cheienne pronunciava quel suono. Era un vizio che aveva sin da piccola; ma dato che non era adatto alla vita in un castello, si stava impegnando per smettere. 《Hey Cheienne cara~ Avrei bisogno di parlare col Re☆》 《Mi dispiace César, ma ultimamente il Re non si sente molto bene...》 《Capisco!☆ Nevermind then! Fagli sapere che l'ho cercato, per favore!》 《Sicuro!》sorrise la ragazza. ~ Una strega dai capelli di un rosso aranciato passeggiava tranquillamente per i sentieri sterrati del bosco, le mani dietro la testa. 《Uffa... Oggi Karim doveva andare a quel tirocinio, mentre Qiqi se ne stava con sua madre... sono da sola.》 si rese conto, un po' giù di morale. 《Però, ora che ci penso sto passando vicino al cimitero... Magari riesco a salutare Qiqi!》si disse euforica, ma subito ci ripensò: 《No... Non voglio rimanere sola con lui, o non finirebbe bene... Sua madre è una brava donna, sicuramente ci lascerebbe da soli...》 Decise comunque di dare un'occhiata e infilarsi tra i cespugli per vedere di riuscire a scrutare Qiqiang, così che lui non l'avrebbe vista. Quando lo vide non credette ai propri occhi. Com'è che quello non l'aveva previsto?!
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