Federico fece irruzione nel castello, respirando a malapena.
《Sire!》 gridò. 《Ho trovato Zixin!》
Mentre Britta e Ayad si affrettavano a riprendere fiato dalla corsa, Nives, udita la notizia si avviò immediatamente verso le stanze del Re, pronta a riferire.
Il Sovrano scese con aria onnipotente dall'enorme gradinata marmorea che ornava il suo palazzo, lo sguardo disgustato e indignato dallo straccio che il Principe stava indossando.
Il Re non parlava, e questo allarmò il figlio, ora ansioso.
Il giovane Principe tentò di spiegare: allungò a malapena un arto, come a far cenno al vecchio di fermare il passo, ma fu ignorato; e le parole gli morirono in gola.
《Portatelo dove merita di stare. Adesso.》
Ordinò il Re. I servi sembrarono capire subito e anche il Principe, silenzioso; mentre Britta, agitato, provò ad opporsi.
《Ma Vostra Altezza! È vostro figlio, non...》
《Taci, servo.》
E Federico ingoiò un boccone amaro.
《So camminare, brutti idioti!》
Perse la poca pazienza che aveva, Zixin. L'unica cosa che desiderava in quel momento era sapere che Christian stesse bene. Ma non lo aveva visto, e si stava preoccupando: non sapeva fino a che punto si sarebbe potuto spingere suo padre preso dalla rabbia e a dir la verità avrebbe preferito non scoprirlo.
I servi che poco prima stavano leggermente spintonando Zixin verso le segrete, smisero di dargli fastidio, non sapendo se dar retta al Re o al Principe. Dovettero però comunque condurlo nella cella a lui destinata.
《Chrisian!》 Il tono alto di Ayad echeggiò tra le celle sotterranee.
《Zixin?》 Alzò lo sguardo il maggiordomo.
《Da quanto sei lì? Stai bene? Potrai mai...》 ingoiò un boccone d'amaro orgoglio prima di continuare. 《Perdonarmi... Per quello che ho fatto?》
《Tranquillo sto be- Ahia! Orion!》 Si voltò di scatto il servo.
《Mi dispiace Christian, ma sono tenuto a rispettare i comandi del Re lo sai, e non puoi conversare.》 Rispose in tutta serietà l'altro.
Il cuore di Orion era come ammalato. Si sentiva malissimo a dover trattare uno dei suoi migliori amici in quel modo, soprattutto davanti ad altri, davanti al Principe. Per la prima volta rimpianse il suo lavoro, che per anni aveva svolto contento, circondato da amici tra cui i cugini Britta, e ora doveva farlo senza di uno di loro... Contro uno di loro.
Orion Reysse spostò le iridi sullo sguardo adirato del Principe.
Un brivido attraversò la sua schiena, ma non per la paura, per la delusione che stava provando verso sé stesso. Stava tradendo i suoi amici, chi per anni era stato parte parte della sua famiglia. Tuttavia non potè far altro che tenere il mento alzato e uno sguardo serio. quello era il suo lavoro.
《Vi ho detto che voglio stare nella cella vicina a Christian!》 Si dimenò il tra la potente stretta dei servitori. Presto sarebbe stato mandato un guardiano, come Reysse per Christian, a controllare la sua cella.
《Sentite, facciamo così ok? Mettetemi almeno in quella di fronte! È lontana! Non riusciremo a parlarci!》 propose, tentando di scendere a compromessi.
Alla fine i due cedettero, chiudendo poi il nobile nella cella davanti a quella del maggiordomo.
Zixin si sentiva tremendamente in colpa: come aveva potuto dimenticarsi di lui? Era davvero un pessimo amico.
《Allora, fratello?》 Gli rivolse la parola l'altro appena i servi se ne furono andati, mentre Orion scuoteva il capo, sospirando. Sul volto di Zixin si formò un ghigno: quegli stupidi servi non avevano neanche tenuto conto dell'eco.
~
La strega dai capelli rossi si era appostata abbastanza lontana da casa Lee, ma vicina a tal punto che il raggio della magia proveniente dallo scettro sarebbe stato in grado di arrivare a destinazione.
Scatenò un incantesimo contro la lignea casa di Hao, aspettando di vedere l'esito della conversazione che stava per avvenire col figlio attraverso un'altra magia.
Quando però vide la madre raccontare tutta la storia come se niente fosse a Qiqiang, la strega sgranò gli occhi. La sua magia... Non aveva funzionato?
~
Qiqiang fu condotto nella stanza della madre accompagnato da questa, e frugando tra i vari cassetti la donna iniziò a raccontare.
《Vedi Qiqiang... È una storia piuttosto lunga, siediti sul mio letto.》 cominciò, anche se non aveva la più pallida idea di come iniziare e affrontare quel discorso. Avrebbe voluto raccontare i fatti come accaddero dal principio, ma la donna sentiva come se qualcosa glielo impedisse. Così iniziò a parlargli delle lettere.
《Figlio mio... Non trovo le giuste e caute parole per riferirtelo, quindi taglierò corto.》 Sospirò. 《Tuo padre è vivo.》
Qiqiang sgranò gli occhi. Avrebbe voluto comunicare, dire qualcosa, ma tutto ciò che uscì dalla sua bocca fu un "oh". Strinse le mani sulle ginocchia, tirando il tessuto dei pantaloni.
《Io e lui》 continuò la madre. 《Abbiamo deciso di non incontrarci. Non abbiamo litigato, niente del genere, solo che sarebbe pericoloso farlo.》
“Digli perché. Deve sapere il perché.”
Non ne capiva il motivo, ma Hao non riusciva minimamente ad avvicinarsi all'argomento chiave di tutto. "Tu sei il Principe" avrebbe voluto dire, ma per qualche strana ragione le parole non uscivano. Seppur desiderasse far emergere quel segreto e metterlo poi a tacere per sempre, annullare quella barriera che negli anni si era creata tra lei e il figlio, sentiva in cuor suo che qualcosa lo ostacolava.
《Insomma, io e tuo padre...》
“Dì il nome, il nome di suo padre.”
《Io e tuo padre ci temiamo in contatto attraverso queste lettere.》 disse mostrando quella che teneva in mano.
Il figlio annuì.
“Ogni volta che scende dal castello per passare in paese...”
《Ogni volta che passa per il cimitero, lascia una di queste lettere sotto le pietre ornamentali della lapide di Shiroara.》
Le domande nella testa di Qiqiang si accumulavano: perché non potete incontrarvi? Un giorno incontrerò mio padre? È un segno irrispettoso verso la principessa scambiarsi lettere sulla sua tomba! E perché mio padre può passare per il cimitero ma non vi potete incontrare neanche lì?
Tuttavia, neanche una parola uscì dalle labbra del ragazzo. Forse era la sua timidezza, ma anche a lui qualcosa sembrava negare la possibilità di ribattere.
La madre continuò:
《Queste buste, oltre a contenere una lettera, contengono del denaro, per far sì che possiamo vivere con più agi.》
Le unghie di Qiqiang affondarono nel tessuto. I sentimenti negativi, insieme alla frustrazione di non riuscire a parlare, si stavano accumulando. Così, a quel punto, scoppiò.
《Perché? Lui può permettersi più di noi? Gli sembriamo dei poveracci? Si sente in obbligo di compatirci?!》 Scattò in piedi, e urlando e incespicando nelle proprie parole proseguì. 《Allora digli che non mi servono i suoi soldi! Io ce la faccio benissimo da solo! Non mi importa vivere “meglio” o “peggio”!》
La madre, presa alla sprovvista andò nel panico, cercando di spiegare:
《Qiqi non hai capito! Tuo padre può permettersi molti soldi perché lui-》
“Perché lui è il Re”
《Perché lui.. ha un lavoro molto importante! E quando vivevamo ancora assieme, eravamo più ricchi, vuole solo assicurarsi che noi viviamo in condizioni accettabili!》
《Io ormai sono cresciuto.》 disse calmo, Qiqiang. 《Ma se davvero voleva assicurarsi che noi non vivessimo male, dov'era quando avevo bisogno di un padre?》
Detto questo, Qiqiang Lee lasciò la stanza. Senza proferir parola aprì la porta d'ingresso e uscì. Aveva bisogno di una boccata d'aria. Non accettava che il suo letto comodo, la casa grande e tutti gli altri agi della propria vita non fossero frutto del duro lavoro di lui e della madre, ma di una miracolosa e invisibile mano esterna che li aveva protetti come un Dio. Non accettava che fino a quel momento, quel ragazzo che tanto si era impegnato, era in realtà stato privilegiato fin dalla nascita. Cosa aveva lui più degli altri?
Arlette, da lontano ascoltata la conversazione, tirò un sospiro di sollievo.
"Allora la mia magia ha funzionato... Anche se solo in parte."