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1454 Parole
Qiqiang decise di fare un giro. Magari avrebbe anche incontrato nuovamente quel Zi, anche se apparentemente il ragazzo non lo sopportava. Avere qualcuno di esterno però, in quel momento, gli avrebbe fatto piacere e lo avrebbe sicuramente rallegrato. Durante la sua camminata incontrò tuttavia un'altra persona: 《Arlette!》 《Oh, Qiqi?》 《Cosa ci fai qui?》 chiese il ragazzo, contento di vederla. Forse Arlette era proprio la persona di cui aveva bisogno dopo quell'assurda chiacchierata con la madre. 《Oh, io? Giusto, io... Passavo di qua e ho pensato di farti visita!》 si impappinò un po', parlando, la ragazza. Che carina... Lei rallegrava davvero le giornate del moro. Incontrarla in quel momento era stata come una ventata d'aria fresca durante un'afosa giornata di sole, almeno finché Arlette avanzò una domanda; la più semplice, quella che viene spontanea appena si incontra qualcuno, quella a cui spesso non si da molto peso, quella a cui, come da copione, si risponde sempre con un "bene" senza neanche pensarci su, perché non si vogliono scocciature, perché si è abituati a rispondere così. 《Come va?》 La maga chiese a Qiqiang come stesse. Inutile dire che lo fece di proposito. 《Bene.》 rispose lui, ma la ragazza sapeva la verità. 《So che non è così, Qiqi.》 disse in tono serio. 《Non ti si può proprio nascondere niente, Arlette!》ci scherzò su lui. La ragazza aggrottò le sopracciglia. 《Forza, che ne diresti se andassimo a divertirci ora?》propose lui, il volto illuminato da un sorriso triste. 《Beh, io... Devo... Fare una cosa per mia madre!》 trovò una scusa la maga. Aveva intenzione di andare da quel Principe, e ovviamente sapeva dove si trovava. 《Oh... Bene... Hm... A domani, allora.》 Non era passata a fargli visita? Qiqiang pensò un attimo alle circostanze di quella conversazione. Lo sapeva. Lo aveva lasciato, di nuovo. ~ 《Allora?》 chiese Mikaela, ancora intenta a riprendere fiato dalla corsa, appena vide spuntare dei capelli biondi dalla porta dell'immenso palazzo. 《Allora nulla... Non so dove sia mio cugino Christian, ammesso che sia vivo. Ma non voglio neanche pensarci. Ora anche Zixin è stato portato via, il Re ha i nervi a fior di pelle mentre la Regina sembra svanita nel nulla. Non c'era mai stata una storia del genere dall'alba dei Regni!》 si accasciò a terra esausto, Britta. Mikaela non aveva idea di cosa poter rispondere per far sentire meglio il ragazzo. Decise solo di sedersi di fianco a lui. 《Che fai?》chiese questo, interrogativo. 《Mi riposo, non posso?》 《Oh certo!》 Ma perché sedersi proprio lì accanto a lui, quando aveva un'intera parete del castello? tra loro distavano solo un paio di centimetri. Perché così vicina? E dire che, Britta, avrebbe sempre desiderato una ragazza che di sua spontanea volontà si fosse seduta di fianco a lui. Solo in quel momento però si accorse quanto durante tutto quel tempo trascorso a giocare al galantuomo, insieme a decine di ragazze, non aveva fatto altro che lasciarsi andare a fantasie infantili e futili. Si accorse di questo solo in quell'istante, di fronte ad una situazione ben più seria quale quella che stava ora vivendo. Britta era solito disperarsi dopo il rifiuto di una ragazza, anche se in fin dei conti non gli interessava. Alla fine del giorno, Federico Britta non sapeva veramente cosa volesse dire amare.Ora che ci aveva riflettuto però, era sicuramente intenzionato a scoprirlo. Non avrebbe dovuto prendere qualsiasi gesto di una ragazza come un invito o un segno particolare. Si disse che forse, tra uomo e donna si poteva anche essere amici. 《Grazie, Castillo.》 《Hm? E di cosa?》 Una risatina divertita scappò dalle labbra del biondo. 《Niente, lascia perdere.》 Quella ragazza non aveva apparentemente fatto niente. Ma nella psiche del messaggero era colei che gli aveva aperto le porte verso il mondo adulto. “Da oggi, basta scherzare.” si disse. “Forse, dopo sedici anni è tempo di fare sul serio.” Sorrise a se stesso. "Certo è che non mancheranno mai battutine finché non avrò trovato una ragazza!" Eh già, Britta Federico doveva continuare ad onorare il suo nome in qualche modo... ~ 《Karim! Sono felice di annunciati che sei davvero molto capace e coordinato. Sembri proprio nato per questa professione e ti sei impegnato molto, perciò, inizierai a lavorare da qui a poco!》 Il giovane non poteva crederci: suo fratello maggiore sarebbe stato così orgoglioso di lui! Voleva arrivare ad essere un professionista, proprio come lo era lui, e si disse che ci sarebbe riuscito ad ogni costo. Non vedeva l'ora di dirlo ad Arlette e Qiqiang! rimase composto, ma sul mio volto si formò un sorriso. 《Sì!》 affermò deciso. 《Farò del mio meglio!》 《Per adesso puoi andare.》 lo congedò il superiore. 《Ricordati di tornare domani.》 《Certo!》 Il ragazzo camminò a passo deciso fino alla porta di ingresso, e quando uscì, cominciò a correre a perdifiato. Doveva assolutamente riferirlo a tutti! ~ Christian Britta si lamentava in cella. Che noia, che fame, che sete... L'unica fortuna era che fosse ancora vivo, anche se si disse che da morto non avrebbe avuto tutti i problemi precedentemente elencati. Comunque era stato fortunato: le sue azioni avrebbero potuto avere conseguenze ben più gravi. Dovevano essere circa le otto di sera, infatti dopo poco venne portata la cena. Zixin si era rifiutato di mangiarla, e si era accoccolato a terra. Probabilmente stava dormendo. Orion, al contrario, era sveglissimo. Stava mangiando in piedi... 《Puoi anche sederti, lo sai?》 Disse Christian con fare scherzoso. 《Se mi siedo c'è il rischio che se entri qualcuno io non sia in grado di prendere in tempo le armi e alzarmi, che mi abbia già fatto fuori, facendo scappare voi due.》 spiegò freddamente la guardia. 《Finché sono da solo, devo avere massime precauzioni.》 Il ragazzo dai capelli azzurri sbuffò. A breve sarebbe venuta un'altra guardia, purtroppo. Per quanto la vita di prigione non fosse il massimo, a Christian non dispiaceva troppo, se pensava che quel suo sacrificio aveva aiutato il migliore amico a vivere un po' come le persone comuni, libero. Volse lo sguardo verso l'amico. Era bello quando dormiva. Sembrava l'opposto di quello che in realtà era: il volto rilassato, i capelli che gli ricadevano leggermente sulla fronte, un po' spettinati. Non sembrava per niente un piccolo diavolo. Ma infondo Christian lo conosceva bene, e sapeva che in realtà quel diavolo era spesso buono con le persone a cui realmente voleva bene. Gli tornava in mente solo ora dopo tanto tempo il nome di Johan. C'era stato un periodo in cui il moro e Zixin erano migliori amici, e gliene parlava spesso. Dopo la morte della Principessa di Fiori, a Zixin era stato consentito di uscire solamente nel proprio Regno, sempre accompagnato da guardie. All'inizio gli andava bene, era piccolo e nelle sue uscite veniva sempre e comunque accompagnato da alcune ancelle, quindi che fossero servi o guardie a portarlo fuori non gli cambiava molto, a lui bastava uscire a correre e divertirsi. Tuttavia quando crebbe, desiderò avere più privatezza: cominciava a sentire gli sguardi dei paesani ogni volta che usciva, seguito da alcune guardie, e ciò gli dava fastidio. Da piccolo non ci faceva caso, ma man mano che diventava grande quell'aspetto della sua vita lo faceva sentire escluso, emarginato dal suo popolo. Ciò non gli piaceva affatto. Un giorno si ribellò a tale obbligo; voleva sentirsi più libero. Il risultato che ne derivò, però, fu l'opposto: al giovane Principe era stato negato di uscire dalle mura del castello perfino accompagnato da guardie. In futuro, nonostante gli fosse stato concesso – sotto previa richiesta – di uscire dal castello seguito da alcune guardie, il testardo e orgoglioso Principe aveva sempre rifiutato. Dopo anni non aveva alcun motivo per uscire, e se ne avesse avuto uno era certamente importante e personale: non avrebbe voluto che ognuno venisse a conoscenza dei suoi fatti privati. Avrebbe tenuto fede a quel giorno di ribellione, mai tradendo il giovane se stesso che anni prima aveva lottato per la sua libertà. Non avrebbe accettato nessuna libertà vigilata, perché per lui la libertà non era solo la possibilità di uscire, ma significava anche poter fare ciò che gli andava senza essere continuamente osservato e giudicato dalle persone attorno a lui. Per questo, ogni anno quando la vigilia della morte della Principessa ricorreva tentava sempre la fuga. Gli bastavano un paio d'ore, in un giorno speciale, per rimpiangere tutte le cose che con la sua morte anche lui aveva perso.
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