Christian si mosse a passo svelto verso l'enorme stanza del Principe.
《Fa che sia tornato, fa che sia tornato!》 tentava di rassicurarsi.
Appena uscito dalla visuale del Re cominciò a correre e correre, più veloce che poteva, fino ad arrivare alla famosa stanza.
《Ma certo, è entrato dalla finestra e mi sta aspettando seduto sul letto... Vero?》
Il ragazzo aprì lentamente e silenziosamente la porta, facendo udire bene lo scatto del meccanismo che la teneva chiusa.
Il suono che ne uscì fu un rumore acuto, mentre il ragazzo dalla chioma azzurra girava il pomello.
Lasciò andare la porta con una lenta spinta, come se avesse paura di sapere quello che si nascondeva dietro ad essa, di conoscere la verità.
Zixin non c'era. Perché non era ancora tornato? Che avesse appositamente intenzione di trascorrere la notte fuori, così da compiere la sua missione esattamente il giorno dell'evento? No, Zixin non l'avrebbe mai fatto... Giusto?
《Oh mio dio... Cosa faccio adesso?》 Disse, mettendosi le mani a copertura del volto, che piano piano fece scivolare, andando a posarle sui suoi capelli.
Sembrò riflettere qualche istante, poi sgranò gli occhi. L'unica cosa che gli rimaneva da fare era cercarlo, prima di perdere tutte le speranze.
《Zixin Ayad! Vieni fuori!》 urlò dopo essersi allontanato dal castello. Il maggiordomo compì un'impresa a dir poco ardua per non farsi scoprire: scese calandosi con una corda dalla finestra situata nella stanza del Principe, ovvero sollevata dal terreno di circa dieci metri. Per fortuna ne uscì sano e salvo, ma non sarebbe stato altrettanto se non avesse subito trovato quell'amico che stava mettendo entrambi nei guai.
《Accidenti, non dovrei chiamarlo per cognome, o tutti saprebbero della sua "fuga"! Sei proprio uno stupido, Chris.》 si offese da solo il servitore.
Il giovane continuò a cercare per qualche minuto: non poteva star via molto o il re si sarebbe insospettito, dato che suo figlio non scendeva a cena.
《Dannazione! Eppure gli avevo detto di essere puntuale! Accidenti, Merda!》
L'unica cosa che rimaneva da fare era dire la verità... Beh, non tutta ovviamente...
《Come sarebbe a dire "non riesco a trovare il Principe"?!》 Sbottò Re Arthur Ayad non appena sentita la storia del servitore. Mentre Christian farfugliava qualche scusa inventata sul momento, il sovrano si innervosiva sempre di più. Arrivato al culmine della sua sopportazione, Arthur si ritrovò ad urlare:
《Non parlare! Non voglio sentire nient'altro uscire dalla tua lurida boccaccia! Porti solo sciagure mentre dovresti portare più rispetto ed ubbidienza! Dovresti essere grato che Io, il grande sovrano di Cuori abbia anche solo pensato di affidare un ruolo così importante a te e al tuo familiare. E tu che fai? “accidentalmente perdi” mio figlio?! Se non ci fossi stato io per voi due meticci, oggi non ci sarebbe neanche la più misera traccia di voi!》
Aveva ragione. Per quanto Christian stesse detestando il Sovrano in quel momento, non poteva non essergli grato. Entrambi i cugini Britta, "meticci" dalla pelle più scura della media, per molti sovrani e cittadini non meritavano neanche di esistere, e venivano spesso presi di mira. L'unico motivo per cui avevano pari diritti agli altri cittadini sulle carte era perché alcuni dei sovrani, tra cui l'attuale Re di Quadri, erano di colore. Nonostante il timore, Christian Britta provò ad attuare il piano d'emergenza premeditato col Principe in caso si fosse verificata una situazione simile a quella del momento. Un piano d'emergenza che Britta non aveva potuto rifiutare, visto che il Principe glielo aveva imposto.
《Mi... Mi dispiace Sire...》 balbettò 《Ma io non c'entro niente.》
《Ah no, eh? Devi perdonarmi allora. Zixin deve aver trovato la chiave del portone principale per terra da qualche parte, dato che non la possedeva. Oppure è molto più facile che sia stato tu, suo fedele maggiordomo e amico, a consegnargliela per le sue fughe capricciose?》 Ironizzò puntigliosamente il Sovrano. Pensò poi al figlio e, preso da un'improvviso scatto d'ira non riuscì più a ragionare lucidamente. Afferrò la folta chioma azzurra di Christian Britta e lo strattonò a terra. Mise un piede sul suo capo e lo strusciò, come si fa con le cartacce: in passato ti erano servite, ma col tempo erano diventate inutili e occupavano solo spazio.
《Servi, rinchiudetelo nelle segrete.》 Pronunciò. 《E tu, prega solo che mio figlio sia sano e salvo.》
~
《Sei pronto Qiqiang? Dai, sbrigati!》
Lee non capiva proprio perché sua madre ci tenesse tanto a visitare quella tomba, in fondo non visitava mica le lapidi di tutti i Re e Regine precedenti! Forse pensava che la morte della Principessa fosse stata ingiusta? Certe volte non riusciva proprio a capire il comportamento della madre, era così strano...
《Eccomi mamma, sto scendendo.》
《Forza andiamo dai, tesoro!》 lo incitò accarezzandogli delicatamente la guancia.
Un altro atteggiamento strano. Certo, sua madre gli dava moltissime attenzioni e carezze, ma il fatto di legare i capelli verdi e fucsia in modo speciale ogni anno quel giorno, il fatto che sembrasse diventare ancora più dolce, e il fatto che avesse quello sguardo, così malinconico, lo preoccupava. Quegli occhi smeraldini, lucidi, suggerivano a Qiqiang che la madre potesse scoppiare in un pianto da un momento all'altro. Quello era lo sguardo... Di una donna infelice.
Qiqiang era sempre più confuso.
Lo stomaco sembrò stringersi, e il cuore farsi pesante. Portò velocemente una mano al ventre, tirandone il tessuto che lo circondava.
Si sentiva stanco. Stanco di non capire sua madre. Così decise di azzardare, e chiese una cosa che di norma non avrebbe mai osato chiedere, visto lo stato della madre.
《Mamma... Ma perché ogni anno, il 17 Febbraio, andiamo a "trovare" la defunta Principessa?》 disse cercando di pronunciare la frase con un tono di voce il più tranquillo possibile.
La donna lo fissò nei verdi occhi per un istante. Ritirò la mano dalla guancia del figlio per posizionarla sul proprio petto. Abbassò lo sguardo.
Il figlio si pentì della domanda prima posta appena sentì la voce roca e tremante della madre.
《Sai, Qiqiang...》 iniziò Hao. 《Tua madre tiene molto ai ricordi.》
Questa fu l'unica spiegazione che ottenne il ragazzo quel giorno.