«Ah, Aleksej Fëdoroviè, caro, prendiamoci cura degli uomini come se fossero malati!» «Facciamolo, Lise, io sono pronto, anche se dentro di me non sono ancora pronto del tutto: alcune volte sono molto impaziente, altre non mi accorgo assolutamente delle cose. Per voi è diverso, invece». «Ah, non ci credo! Aleksej Fëdoroviè, come sono felice!» «Com’è bello sentirvelo dire, Lise». «Aleksej Fëdoroviè, voi siete sorprendentemente buono, ma a volte siete alquanto pedante... eppure, a ben guardare, non siete affatto un pedante. Andate a controllare la porta, apritela piano piano e guardate che non ci sia la mamma ad origliare», sussurrò ad un tratto Lise in tono nervoso, affrettato. Alëša andò, aprì appena e riferì che non c’era nessuno a origliare. «Venite qui, Aleksej Fëdoroviè», proseguì

