6.
Giovanni Dalfiume
1989
Alla fine di agosto, Diego era affidato a Maddalena a tempo indeterminato con l'obbligo di visita a Samantha.
Obbligo che i due assolvevano con pochissimo scrupolo.
Maddalena era di indole anarchica; Diego, poi, tornava annichilito ogni volta che andavano a trovare sua madre, così lei aveva deciso di diradare il più possibile gli incontri.
Diradare nello specifico significava annullare .
A metà settembre arrivarono i primi richiami, poi gli ammonimenti, cui Nicola poneva rimedio con funambolesche manovre legali e sfuriate a sua sorella.
Il braccio di ferro tra Maddalena e i servizi sociali raggiunse l'apice la sera del 19 ottobre 1989 quando, andando ad aprire la porta di casa, la dottoressa Maschieri si trovò davanti il Commissario di Polizia Giovanni Dalfiume.
- Desidera? - domandò Maddalena.
Sapeva che si trattava di un altro piantagrane, ma non riusciva a capire di che livello fosse, visto che si era presentato in borghese, jeans e camicia.
- Sono il Commissario Dalfiume e volevo scambiare due parole con lei.
Addirittura un commissario.
Maddalena alzò le sopracciglia e, facendosi da parte, lo fece entrare.
- Diego è in casa? - domandò Dalfiume, guardandosi intorno.
- No. È a pescare con mio fratello.
- È buio.
- Mio fratello crede nella pesca notturna come il Dalai Lama nella reincarnazione. Per scomodare un commissario di venerdì sera dovete proprio essere alla canna del gas.
- Il punto è che lei, dottoressa, è un'autentica spina nel fianco.
Era calmo, padrone di sé, occupava lo spazio con una consapevolezza a dir poco affascinante e Maddalena pensò che tutto sommato non faceva niente di male a concedersi di osservarlo.
Lo trovò bello.
Doveva avere una quarantina d'anni, portati con quel fascino virile che certi uomini hanno in dotazione senza rendersene nemmeno conto.
- Posso offrirle qualcosa da bere?
- Una birra, se ce l'ha.
Maddalena aveva la birra, proprio la marca che piaceva a lui, del resto la soffiata che aveva carpito Nicola era stata precisa. La visita del commissario non era esattamente una sorpresa.
Bevvero in cucina, seduti sugli sgabelli.
- Non è andata a pescare, lei? - domandò Giovanni, sogghignando.
Trovare lì la sua introvabile marca di birra doveva avergli messo una pulce nell'orecchio.
- Vengo da un turno di dodici ore in ospedale, durante il quale ho suturato due bambini maltrattati.
- Capisco.
- Non credo proprio.
- Maddalena.
- Maddalena?!
Manteniamo le distanze.
- Dottoressa Maschieri - si corresse Giovanni, divertito, - ci sono situazioni in cui conviene giocare secondo le regole.
- Dottor Dalfiume ci sono molte regole del cazzo!
Si pentì subito di essere sbottata.
Nicola si era raccomandato, stra-raccomandato!, di mantenere la calma, di assecondarlo, di lusingarlo, di cercare di mettersi nei panni del commissario che sacrificava un venerdì sera per...
- Mi scusi - sorrise Maddalena. Quando ci si metteva aveva un sorriso meraviglioso.
Era alta e sottile, con quell'eleganza innata che veniva fuori in continuazione anche quando era un po' arruffata come quella sera.
A Giovanni in genere piacevano le donne formose e un po' volgari, possibilmente non intelligenti, e Maddalena sembrava non avere nessuna di quelle caratteristiche (se si escludeva l'estemporaneo turpiloquio).
- Com'è che è qui di venerdì sera? Ha tirato la paglia più corta? – rilanciò Maddalena.
- No. È che lei è molto vicina a passare un mare di guai, nonostante suo fratello sia il miglior avvocato che io abbia mai visto in azione... e siccome tutto sommato penso che lei non se li meriti quei guai, ho deciso di provare a trattare.
- Mh.
- Che cosa le costa portare Diego Suarez a trovare sua madre?
- Mi costa che dopo piange un paio d'ore. Lo sa che si è ustionato da solo per venire al pronto soccorso?
- Da lei. Me l'hanno detto. Mi sono anche chiesto che cosa avesse lei di tanto speciale - provò a scherzare. E intanto la voce si abbassava. E anche lo sguardo diventava più intimo.
Maddalena cominciò a pensare ai suoi vestiti: perché non s'era messa qualcosa di meglio? La maglia era pulita? Non ne era sicura.
Tossì.
Tossire aiutava sempre.
Com'era che quel tizio la stava mettendo sotto? E nel più scontato dei modi, poi, seducendola.
- E ora lo sa cos'ho di speciale? - gli chiese.
- Be', non sono un indovino, ma un'idea me la sono fatta.
- E cioè?
- Non mi brucerò il piccolo vantaggio che ho.
Nel frattempo la birra era finita e la conversazione era a un punto morto, o meglio a un punto cruciale e andare avanti poteva portare fuori carreggiata.
Maddalena mise i bicchieri nel lavandino e le bottigliette in un contenitore apposta per il vetro.
- Vedo che non è completamente anarchica, ha una spazzatura piuttosto disciplinata - commentò il commissario, osservandola chinarsi sotto il lavandino per buttare le bottiglie. E comunque non stava guardando il contenitore del vetro da riciclare.
- Se non lo faccio, mi cacciano dal condominio.
Giovanni rise.
- È interessante che tema il condominio, ma non le forze dell'ordine.
- Il condominio non spezza il cuore a Diego.
- Le forze dell'ordine possono togliertelo.
Maddalena si voltò di scatto e coprì con una falcata la poca distanza che li separava.
Giovanni era seduto sullo sgabello, le ginocchia leggermente allargate, lei gli andò vicino, molto vicino, quasi dentro quelle cosce aperte, gli posò una mano sulla spalla e lo fissò implorante.
- Tu non lo farai, vero?
- Maddalena.
L'intimità era esplosa di colpo, la paura che lui facesse qualcosa a Diego l'aveva fatta scattare come la lama di un coltello a serramanico e improvvisamente non erano più il commissario Dalfiume e la dottoressa Maschieri, ma Giovanni e Maddalena. E lei incombeva su di lui, minacciandolo con maniere ridicole, vista la sproporzione tra i loro corpi. Quel divario continuò ad aprirsi con lei che non distoglieva lo sguardo, fronteggiandolo con le mani posate sui fianchi stretti e stando troppo vicina per essere al cospetto di un estraneo.
Poi quel fronteggiarsi divenne una sorta di duello, una gara di resistenza, l'immobilismo di due sfidanti carico di tensione, ma non si trattava della stessa tensione che aveva avviato la disputa.
Non erano più le parti avverse di un contenzioso, erano un uomo e una donna intrappolati in una schermaglia che aveva mutato pelle ed era sfuggita loro di mano.
Qualcosa doveva succedere, ma non era previsto che lui le mettesse una mano dietro la nuca e se la tirasse contro. Non era previsto nemmeno che lei gli cercasse la bocca, che lui le schiudesse le labbra, che lei lo toccasse e che lui le cingesse i fianchi.
Non avevano programmato di frugarsi dentro i vestiti, di trovarsi la pelle, di accarezzarsela e di continuare a baciarsi anche mentre erano sulla strada per la camera da letto.
E non avevano nessuna intenzione, una volta giunti in prossimità del letto, di spogliarsi completamente con una rapidità da record olimpico e di finire sul medesimo, lei sotto, lui sopra, pronti a...
- Un tizio mi ha mollata due anni fa e non lo faccio da allora - disse Maddalena tutto d'un fiato, un attimo prima che lui la penetrasse.
- ... okay, farò piano. Questa volta.
Oddio, se così era piano... ma comunque andava benissimo e Maddalena non protestò in nessun modo, anzi gli spianò la strada sollevando il bacino a ogni spinta e poi venne tenendosi stretta a lui come se quel piacere immenso potessero portarglielo via.
- Ommioddio! - dichiarò sorpreso Giovanni, levandosi da lei e lasciandosi andare sul letto disfatto che occupavano di traverso.
Come risposta ottenne un mugolio assonnato: si girò verso di lei e si accorse che era praticamente addormentata.
- Ommioddio... -
Aveva appena scopato la tizia che doveva intimidire.
Mai, mai, nella sua onorata carriera aveva mescolato il lavoro con il sesso, e non aveva mai nemmeno dovuto lottare per tenere separate le due cose.
Oddio, neanche lì aveva lottato; c'era, anzi c'erano, finiti in mezzo e se n'erano accorti quando ormai erano nudi l’uno dentro l'altra.
Bella prova di maturità e selfcontrol.
E lei adesso dormiva beata.
La spostò leggermente, erano obliqui sul letto con le coperte stropicciate sotto di loro.
Doveva andarsene?
Non avevano nemmeno finito di discutere della questione del minore che era affidato a lei, quindi no, non poteva andarsene.
Forse doveva svegliarla.
Ma invece di svegliarla, la coprì.
Era sottile come una bambina, quasi senza seno, con fianchi minuscoli e pelle perfetta. Non era nemmeno il suo tipo. A lui piacevano i fianchi e i seni e lì mancavano entrambi.
Rise della propria sbadataggine: cascarci così, con una che non gli piaceva neanche, era proprio da fessi.
Va be', forse gli piaceva, non si sa perché, ma gli piaceva. Se no mica l'avrebbe spogliata come se le avessero preso fuoco i vestiti e non l'avrebbe sbattuta... l'aveva proprio sbattuta? Non c'era un termine un po' più carino e meno volgare?
Forse avevano inavvertitamente fatto l'amore.
C'era stata moltissima tenerezza, qua e là s'intende, perché l'urgenza aveva decretato un ritmo tutt'altro che pacato.
In quel momento Maddalena si rannicchiò, era nuda, forse aveva freddo.
Fuori il vento si era messo a ululare, e probabilmente stava per scatenarsi un temporale.
Allora Giovanni le andò vicino, si appoggiò sul petto la schiena di lei e con un braccio le cinse la vita. Era davvero minuscola.
La mano grande di Giovanni raggiunse il seno tondo e piccolo di Maddalena, lo accarezzò aspettando una reazione che non tardò: la pelle scura s'increspò e un lieve gemito le sfuggì dalla bocca.
Si stava svegliando, si stava anche eccitando. Venne fuori poco dopo che si trattava più della seconda che della prima, il che diede la sveglia anche a Giovanni. Non che gli servissero chissà quali stimoli, quella donna secca come un’asse da stiro era un afrodisiaco non convenzionale.
- Ancora... - mormorò Maddalena, stiracchiandosi come un gatto sotto le mani enormi di Giovanni.
Se c'era un punto di domanda dopo quell' ancora , lui non riuscì a stabilirlo. In ogni caso se era ancora? (interrogativo), la risposta era sì, e se era ancora. .. (imperativo), la risposta era sempre sì.
- Dobbiamo parlare di due cose. Dopo. - Precisò Giovanni. che aveva deciso che non era il momento adatto per fare conversazione.
- Due? - domandò lei girandosi, Diego era una cosa... ma l'altra?
- Tuo figlio e questo - precisò Giovanni, allargandole le gambe.
- Mh... pensavo che avessimo finito.
- Lo pensavo anch'io.
- E invece?
- Mi sa che abbiamo appena cominciato.
Lei stava per replicare, ma Giovanni la zittì ficcandole la lingua in bocca: pragmatico, efficace e assolutamente privo di significati reconditi. Il commissario Dalfiume era decisamente contrario alla conversazione in generale durante gli amplessi, nello specifico non voleva sentire le dissertazioni della dottoressa Maschieri un attimo prima di chiarire definitivamente se gli piacevano o no le donne senza fianchi e senza seno. Inoltre, tutta la letteratura in merito alle sconcezze che la gente può o deve mormorarsi mentre si accoppia, era per lui una cazzata monumentale, per cui tendeva sempre a tenere occupata la bocca delle donne con cui andava a letto in svariati modi, ma non con il dialogo. E in quel caso era particolarmente urgente far star zitta la Maschieri, perché, qualora le avesse dato la possibilità di esprimersi, non era certo che lei si sarebbe prodotta in lodi sul suo uccello. Probabilmente, anche a un passo dall'orgasmo, avrebbe trovato il fiato per polemizzare.
Un lampo e poi il tuono, e contemporaneamente la penetrazione. E poi il ritmo, la danza, il saziarsi a vicenda, occhi negli occhi, le mani di Giovanni ai lati del viso di Maddalena, quelle di lei sui glutei del commissario.
Mentre le veniva dentro, senza profilattico e per la seconda volta nel giro di un paio d'ore, la mente pragmatica ed efficiente del commissario Dalfiume fu attraversata da un fugace pensierino: quella donna gli piaceva da impazzire. E purtroppo tendeva anche ad addormentarsi, dopo il sesso, con una rapidità sorprendente. Eccola lì, sotto di lui, rilassata, languida, con gli occhi chiusi, i capelli scomposti, apparentemente innocua.
- Cristo... - mormorò tra sé Giovanni, scostandosi appena da lei.
C'era anche il rischio di schiacciarla e assottigliarla ulteriormente, più sottile di così sarebbe diventata bidimensionale.
Che casino!
Quello fu l'ultimo pensiero che attraversò la mente cosciente del commissario Dalfiume, poi il sonno coprì anche lui.
Il casino che avevano imbastito Dalfiume e Maschieri raggiunse il suo apice verso le tre e mezza di notte, quando i due amanti stavano ancora dormendo, allacciati.
Non udirono i passi nell'ingresso, né il tramestio degli oggetti affastellati per terra e nemmeno le voci tutt'altro che sommesse degli intrusi; a svegliarli, di soprassalto, fu la porta sbattuta della camera da letto e a seguire un'imprecazione.
- Oh cazzo!
Maddalena balzò a sedere.
- Chi è? Il tuo...
- No, mio fratello!
Pioveva a catinelle, era ovvio che i pescatori sarebbero rientrati. Avrebbe potuto arrivarci, invece di farsi sbattere (due volte) dal commissario di polizia e poi addormentarsi! Era prevedibile che Nicola e Diego non avrebbero dormito in tenda.
Maddalena agguantò la camicia di Giovanni, che era la cosa più a portata di mano, se la infilò addosso, allacciando i bottoni a casaccio, quindi attraversò la stanza e infine, prima di aprire la porta, ordinò: - Vestiti!
Vestiti. Con che cosa?
Di là dall'uscio della sua camera c'erano Nicola e Diego zuppi di pioggia: uno con la faccia più incazzata che lei avesse mai visto dalla volta in cui gli aveva bruciato nel camino un'intera serie di Tex Willer, e l'altro completamente indifferente. Leggermente curioso, forse.
- Siete tornati - cominciò lei, fissando suo fratello.
- Maddalena... - iniziò Nicola, tentando di non esplodere.
- Diego deve asciugarsi o si ammalerà. Vieni Diego - tergiversò la dottoressa.
E così sfilò la maglietta e i calzoni bagnati al suo bambino, mentre lo spingeva verso il bagno dove avrebbe potuto lavarsi.
- Doccia calda, Diego, e asciugati bene i capelli, dopo.
Diego annuì, intuiva che era successo qualcosa, ma non riusciva a preoccuparsi. Maddalena era calma e quello per lui era abbastanza.
- Che razza... - iniziò Nicola, appena lei riapparve nel corridoio.
- Stttt – lo zittì lei.
- Maddalena, sei rincretinita? Quando ti ho detto che dovevi essere gentile con lui non intendevo...
- Non intendevo nemmeno io! È stata una svista.
- Una svista!?
- Non urlare! Ti sentiranno sia lui che Diego.
- In effetti è così, si sente tutto - confermò Giovanni, uscendo con indosso solo i calzoni, visto che la camicia ce l'aveva Maddalena. - Buonasera, Giovanni Dalfiume - disse tendendo la mano. Tracce d'imbarazzo: non pervenute.
- Nicola Maschieri - rispose automaticamente l'avvocato, non apprezzando per niente che il tizio che s'era scopato sua sorella fosse tutt'altro che mortificato.
- Solo un attimo - disse Giovanni, poi afferrò Maddalena per un braccio e la trascinò nuovamente in camera da letto, chiudendo la porta e appoggiandocela contro.
Prima di dire qualsiasi cosa, o permettere che parlasse lei, le invase la bocca con la lingua e chiarì in modo inequivocabile che non considerava la parentesi e*****a conclusa, archiviata o da dimenticare.
Espletata quella prima formalità, passò alla seconda.
- A parte la sgradita complicazione, è stato il miglior sesso della mia vita.
- Ti sembra il momento di recensire la cosa?
- No, possiamo rimandare. Ma dobbiamo mettere in chiaro diverse cose, voglio vederti ancora. E ancora. E ancora - e sottolineò la cosa sbottonandole la camicia e baciandola dappertutto. - Dimmi che non era solo per Diego che sei venuta a letto con me.
- Ma no! - protestò lei. - Non ho mai fatto sesso a caso in vita mia!
- Se l'avessi fatto per Diego non sarebbe stato a caso... e non sarebbe servito a niente, perché ti obbligherò a rispettare la legge. Comunque.
- E io farò quel cazzo che mi pare. Comunque.
Sì, c'era una sgradita complicazione.
- Ottimo, ne discutiamo domani sera a cena. Passo a prenderti alle otto.
Sfilò la camicia a lei e se la mise addosso, abbottonandola come capitava e inalando il suo profumo fruttato.
- Domani sera non posso uscire. Non so a chi lasciare Diego.
Giovanni si limitò a scostare leggermente l'uscio. Nicola era ancora impalato tra la camera di Maddalena e il bagno, con dipinto in faccia un misto di stupore, rabbia e sete di sangue.
- Puoi occuparti di Diego domani sera? - gli chiese con candore Giovanni.
- Eh?
- Esco con tua sorella.
- Tu non esci... - l'avvocato sembrava decisamente poco collaborativo.
- Nicola! - gridò Maddalena, che non poteva uscire perché era rimasta completamente nuda.
- Posso stare a casa da solo - s'intromise Diego dal bagno.
- Non starai da solo! - gridarono in coro sua madre e suo zio.
- Nicola... - lo implorò lei subito dopo.
- Va bene... ma tu dimmi se uno deve reggere il moccolo a uno che gli scopa la sorella.
- Nicola!
Giovanni richiuse la porta.
- Vestiti! - le ordinò.
- Giovanni.
Lui intanto stava raccogliendo gli indumenti di lei seminati ai piedi del letto.
- Le mutande non ci sono - proseguì lui, lanciandole fouseaux e maglione, - ... e il reggiseno non ti serve.
- Stronzo.
- Esco con una tizia da qualche mese - proseguì guardandola, mentre con gesti maldestri lei si infilava i vestiti addosso.
- Perché me lo stai dicendo?
- Perché sono sicuro che quel mastino di tuo fratello sta già facendo delle ricerche su di me.
- Quindi sei proprio uno stronzo!
- Non sono venuto qui con l'intento di sedurti.
- Non mi hai sedotto.
- Ah no?
- Boh... è stato un cataclisma. Una cosa non prevedibile e bilaterale.
Giovanni si sedette sul letto. Si era preso la testa tra le mani e cercava di non guardare quella donna che continuava a non piacergli, ma che avrebbe voluto tenere a letto a tempo indeterminato.
Ci mancavano solo le cose non prevedibili.
Per quasi quarant'anni si era tenuto alla larga da qualsiasi genere di relazione sentimentale non controllabile.
Era passato da una donna all'altra senza traumi (non tantissime donne a dire il vero), e aveva effettuato i vari passaggi ogni volta che la donna in questione cominciava a rivelarsi troppo esigente o asfissiante. La cosa stupefacente era che la tizia a cui aveva appena messo un bel paio di corna era perfetta: alta, formosa, brillante quel tanto da non farlo morire di noia, e poco esigente. Perché era andato a rovinare una relazione così?
Sì, perché la prima cosa che avrebbe fatto quella mattina, appena l'orologio avesse segnato un orario decente per chiamare la gente, avrebbe telefonato a Barbara e l'avrebbe lasciata. Era contro i suoi principi più radicati e profondi interrompere una relazione blanda e poco impegnativa, ma era appena stato preso a schiaffoni dall'esperienza e tornare a prima di quella notte non era più possibile.
Non c'era più posto per nessuna Barbara, per seni dalla terza in su, fianchi a clessidra e culi a mandolino.
Con un violento colpo di stato s'era imposta una dittatura militare e da qualche parte negli abissi della sua anima, stava anche esultando.
- È assurdo, non mi piaci nemmeno - commentò perplesso Giovanni.
- Nemmeno tu mi piaci - lo rassicurò Maddalena.
Era vestita dal collo alle caviglie, solo che lui ormai sapeva cosa c'era sotto (niente di speciale, eh...) e continuava a desiderarla con uno struggimento quasi doloroso. No, non quasi doloroso, molto doloroso, perché sapeva che doveva uscire, andarsene a casa sua, parlare con Barbara, passare un'intera infernale giornata prima di rivederla e poi litigarci (probabilmente denunciarla), e forse, alla fine di tutto quell'iter burocratico massacrante, sarebbe riuscito a riportarla a letto.
- Menomale. Pensa se ci piacessimo!
Già, sarebbe stato terrificante.
- Devi andartene, adesso - lo sollecitò Maddalena.
- Puoi essere incinta?
Nemmeno a quello avevano pensato.
- Non è il periodo giusto, ma non prendo la pillola.
Ottimo. Magari l'aveva anche messa incinta.
Giovanni rintracciò i mocassini che erano finiti sotto il letto, se li infilò e poi si avvicinò a Maddalena.
- Domani sera alle otto - disse.
- Va bene.
- Risolviamo la faccenda di tuo figlio, ci leviamo la voglia di scopare e poi ognuno per la sua strada.
- Quanto tempo credi che ci vorrà?
Ecco, quello sì che era un bel mistero.