Un singhiozzo mi esce dalle labbra sapendo che no, non c’è via di scampo. “Shhtt, tranquilla. Se farai la brava bambina, non ti succederà nulla. Prima capisci che ora sei di mia proprietà, meglio sarà. Le persone obbedienti vengono sempre ricompensate, e io ho intenzione di ricompensarti bene.” Un brivido gelido attraversa la mia schiena quando, dal tono della sua voce, capisco che da questa sera in poi tutto di me verrà cancellato. Diventerò un pupazzo di pezza che userà a suo piacere, e non potrò fare altro che accettarlo.
Il tempo perde significato: minuti, ore, forse un’eternità dopo, vengo trascinata all’interno di una villa che, vista da lontano, sembra un castello. Ero troppo stanca e debole per continuare a lottare, così mi sono lasciata condurre da due dei gorilla di quell’uomo, rinchiusa in un furgone blindato. Mi avevano legata e imbavagliata, come se avessi ancora la forza di urlare o di tentare una fuga da un veicolo in movimento. Ma quando lui si piazza di nuovo davanti a me, nello spazio vasto e opprimente dell’atrio in cui mi hanno spinta, capisco che l’incubo non è ancora finito. “Abituati, piccola gazzella, a vivere qui, perché per te non ci sarà ritorno! Lavati, cambiati e preparati: in qualsiasi momento potrei chiederti i tuoi servizi. Da ora in avanti, sarai la mia bambolina”, dice con un sorriso lascivo.
Lo guardo con occhi sgranati. È un armadio d’uomo sulla cinquantina e, se non fosse per quei tatuaggi e quello sguardo glaciale, potrebbe persino sembrare un bell’uomo. Bello, sì, e abbastanza maturo da poter essere mio padre. Porca miseria. “Cosa hai fatto alla mia famiglia? Dov’è mio fratello, brutto bastardo?!”, grido, trovando un coraggio inaspettato, alimentato dall'immagine terribile che le sue parole hanno scolpito nella mia mente. Il suo sorriso svanisce in un lampo. Si avvicina come un fulmine e mi afferra per la gola, stringendo quel tanto che basta per lasciarmi terrorizzata. “Qui le domande le faccio io, e tu non hai il permesso di parlare finché non te lo dico. Chiaro?” Mi dimeno sotto la sua presa e, con un moto disperato, gli assesto una ginocchiata nei gioielli di famiglia. Colto di sorpresa, mi lascia andare la gola e si piega leggermente dal dolore. Per un istante, sento il sapore della vittoria, ma dura poco. Un ringhio profondo gli risale dal petto, e con un movimento fulmineo mi colpisce con uno schiaffo che mi scaraventa a terra. Il dolore esplode, sordo e violento, irradiandosi dalla guancia fino a rimbombare nella mia testa. “Non ti azzardare mai più a fare una cosa del genere”, ringhia con voce gelida, mentre mi sovrasta con il suo sguardo carico di rabbia. “altrimenti ti insegnerò le buone maniere con la forza. Non hai ancora capito che con me non si gioca? L’unico motivo per cui sei ancora viva è che un corpo giovane e puro come il tuo potrebbe tornarmi utile... per rendere le mie serate più interessanti.” “Cosa sta succedendo qui?”,tuona una voce più giovane, ma altrettanto potente e pericolosa. Il suono rimbomba nella stanza come un colpo di frusta, facendomi sussultare. Persino l'uomo davanti a me, così sicuro di sé fino a un attimo fa, si irrigidisce leggermente, voltandosi verso la fonte di quel comando. “Figliolo__”, dice con un tono quasi mellifluo, ma carico di quel veleno sottile che lo contraddistingue. Poi, senza esitazione, alza un dito e mi indica, come se fossi un oggetto, un trofeo appena conquistato. “Lei è il mio nuovo giocattolo. È la figlia di Stepanov, quello che per anni non ha mai pagato i suoi debiti, trovando sempre una scusa per evitare di farlo.” Sussulto a quelle parole, il terrore mi scivola addosso come una lastra di ghiaccio, gelida e implacabile. Il silenzio che segue è assordante, interrotto solo dai passi che riecheggiano nello spazio, attirando la mia attenzione verso la loro origine. Un altro sussulto mi attraversa, ma questa volta non è il terrore a sopraffarmi, bensì la meraviglia. L’uomo che entra è giovane, alto quanto suo padre, con lo stesso fisico possente, ma c’è una differenza: è di una bellezza mozzafiato. La sua presenza emana un’aura oscura e pericolosa, un contrasto stridente con il fascino quasi ipnotico dei suoi tratti. I suoi occhi, profondi e taglienti, sembrano oltrepassare l’anima. Mi scruta attentamente per un lungo momento; i suoi occhi sembrano scavare dentro di me, analizzandomi in ogni dettaglio. Poi, quasi impercettibilmente, sussulta, come se si fosse reso conto di avermi fissata troppo a lungo. Distoglie lo sguardo e lo rivolge verso suo padre. Per un istante, una piccola scintilla di speranza si accende dentro di me: un'illusione che, forse, in qualche modo, potrebbe salvarmi da questa situazione. “Bene, bene”,dice con un tono tagliente e sprezzante, e l’illusione inizia a sgretolarsi. “Vedo che non ti stanchi mai di prenderti ragazzine che potrebbero essere tua figlia. Spero che con questa vada meglio… e che non la uccida, come l’altra, non appena si opporrà a soddisfarti.” Sgrano gli occhi, il cuore batte così forte da rimbombarmi nelle orecchie. Le sue parole sono pura elettricità, mi fanno scattare da terra come una molla. Dio, dove sono finita? “Beh, si starà a vedere…”,dice l'uomo con un sorriso che mi fa gelare il sangue. “E poi, perché scegliere donne mature, quando posso permettermi di avere carne così giovane e tenera da scaldarmi il letto?” Non lascia spazio a una replica né si cura del mio terrore. “Portatela nella sua stanza”, ordina con voce tagliente, e le guardie fuori dalla porta si muovono immediatamente, pronte a trascinarmi via come un pezzo di carne. “Guai a voi se la fate uscire senza il mio permesso”,continua, mentre le loro mani mi afferrano con forza, sollevandomi di peso. Per un istante, il mio sguardo si posa su quello più giovane. I miei occhi implorano, sperano di trovare un briciolo di pietà. Ma non c’è nulla. Solo un silenzio gelido e crudele che mi spezza dentro. Nonostante tutta la mia astuzia, so che non basterà. Non ci sarà tempo, non ci sarà via di fuga. Mi spezzerà, mi piegherà al suo volere con una ferocia che non posso nemmeno immaginare. Mi strapperà l’innocenza, pezzo dopo pezzo, nel modo più crudele possibile. Distruggerà ogni sogno, ogni speranza, ogni frammento di ciò che sono. E io... io non potrò fare nulla per fermarlo. Con questa consapevolezza mi rannicchio a terra, nella mia nuova prigione dorata, stringendo le gambe al petto mentre una paura devastante, più grande di qualsiasi altra, mi paralizza. Sono rimasta sola al mondo. Sola, a trascinarmi in ciò che non sarebbe mai più stata una vera vita. La mia famiglia… probabilmente massacrata a sangue freddo. Senza pietà, senza esitazioni, senza una seconda occasione. E io… io sono fuggita. Come una codarda. Senza voltarmi, senza fare nulla per salvarli. Nulla. Quando inizio a singhiozzare e lascio scorrere quelle lacrime che ho trattenuto troppo a lungo, mi sento spezzare. È questo il prezzo dei soldi facili, delle promesse vuote e degli inganni? È questo ciò che nostro padre ha costruito per noi: un castello di bugie che ora crolla, lasciandomi sepolta sotto le sue macerie?