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Le due Beatrici

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Trafiletto

dall'incipit:Questa è la prima di cinque istorie tessute intorno alla vita e ai viaggi di Cristoforo Colombo. Via, diciamo pure cinque romanzi, lasciando da parte il timore che il vocabolo nuovo tolga fede al racconto. Un giorno che io mi ostinavo a decorargli un romanzo col nome di storia, un arguto editore mi domandò: "perché storia, se non è tale?" Risposi: "perché il racconto si aggira intorno ad un fatto storico, e con personaggi storici." Credevo, con queste parole, di avergli chiusa la bocca. "Male!" replicò egli, conchiudendo: "Ora, i romanzi storici non vanno più; te ne avverto."[…] Libertà, miei signori, e faccia ognuno come gli pare. L'essenziale, in letteratura, è di non annoiare il prossimo suo, e di non fargli torcere il viso. Del resto, che cosa fate voi, benedetti da Dio? Non usate il documento? C'è dunque la intenzione storica, nell'opera vostra. Ma architettando su quei quattro documenti un'azione, tirando bellamente quell'azione ad un fine, non narrando, non riferendo dei vostri personaggi se non quel tanto che si convenga a quell'azione o che conduca a quel fine, non fate voi un'opera mescolata di documento e di fantasia, di vero e di falso? Io prendo a campo il secolo XV, come voi il XIX. È il mio diritto; ed è anche spesso il piacer mio, perché il XV mi diverte, e il XIX mi annoia.

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L’AUTORE
L’AUTOREIl fecondissimo romanziere ligure nacque a Savona il 14 dicembre 1836 e a 22 anni era già collaboratore di un giornale, il San Giorgio, fondato da Nino Bixio. Il 1859 lo trova volontario nel 7.° reggimento fanteria, e il 1866 e '67 volontario con Garibaldi. Nel frattempo aveva diretto a Genova "Il Movimento", che fu per qualche tempo l'organo di Garibaldi, il quale vi pubblicava i suoi proclami. A Mentana fu ferito al fianco in uno dei primi scontri. Si tenne più che poté vicino al Generale e nell'ultimo disperato assalto lo udì gridare: "Venite a morire con me!" Quando il Barrili parla dell'Eroe, come in quel suo gioiello "Con Garibaldi alle porte di Roma", si trasfigura. Il suo discorso in morte di Garibaldi, pronunziato all'Università di Genova, è, nella sua brevità, un capolavoro. Ma il Barrili dovette la sua popolarità ai romanzi (circa una sessantina). Cominciò a pubblicare, in appendice al "Movimento", il Capitan Dodero, L'olmo e l'edera (1868), Santa Cecilia (1869), Val d'Olivi (1871). Fra gli altri molti, che seguirono con instancabile vena, piacque specialmente Come un sogno, che passa per il capolavoro ed ebbe un gran numero di edizioni. Ma tutti furono e sono diffusissimi, poiché il loro pregio maggiore è di farsi leggere senza fatica. Di Anton Giulio Barrili romanziere, un critico che ha fama di esigentissimo - Benedetto Croce - ha detto: "Il Barrili è scrittore piacente, che narra, di solito, gentili storie d'amore, nelle quali vi passano innanzi donne bellissime e dolcissime, oneste e amorose, e uomini arditi, intelligenti e simpatici. Il suo stile è limpido e scorrevole, senza stento, senza disuguaglianze, e insieme accurato e corretto". Insegnò lettere italiane nell'Università di Genova e tentò anche il teatro, ma con molto minor fortuna del romanzo, in cui egli profuse tesori di fantasia e infuse una vena di quell'idealismo capace di svegliare segrete corrispondenze in ogni anima bennata. Nell'agosto del 1908, a 72 anni, compì serenamente la sua laboriosa giornata. E. F.

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