Apro la porta, e lui entra in casa camminando a quattro zampe fino al divano. «Caleb, perché stai gattonando?» «Se mi alzo, molto probabilmente finirò comunque a terra. Mi risparmio la fatica.» Il Caleb ubriaco è piuttosto razionale. Afferro la bottiglia che ha lasciato a terra ed entro anch’io, chiudendomi la porta alle spalle. Mi avvicino a Caleb, poso la bottiglia e la scatola con il cupcake sul tavolino, e lo aiuto a mettersi sul divano; poi mi siedo accanto a lui. Stiamo così per un po’: io che guardo lui, e lui che guarda davanti a sé in silenzio, il respiro basso e costante. Allungo una mano per prendere il cupcake e, mentre lo mangio, mi giro per osservare meglio Caleb. Il suo volto è una maschera impassibile, e sembra assente. Puzza di fumo, le mani e le braccia sono coperte

