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2030 Parole
Nonostante il mio conflitto interiore, riprendo a camminare, promettendo a me stessa che, dopo stanotte, non accadrà altro. Cercherò di far ingelosire Judah, magari farò un regalo di Natale alla mia v****a, ma poi scapperò dalla parte opposta. Niente relazioni. «Hai un piano?» sussurro a Scarlet poco prima di trovarci di fronte a loro. Lei alza le spalle. «No, ma abbiamo le tette. Sono magiche. Quando non sai cosa dire, mettigli le tette in faccia.» «Non indosso il reggiseno» dico di getto. «Ancora meglio.» Non è certo la prima volta che mi viene chiesto di sedurre qualcuno. E probabilmente neanche l’ultima. A meno di mezzo metro dal separé, mi rendo conto di quanto sia grosso questo tizio. Non è enorme, ma ha sicuramente più massa muscolare di Judah. Osservo quanto bene la maglietta grigio scuro gli aderisca al petto ampio, poi il mio sguardo prosegue verso l’alto. I suoi occhi sono di un colore più chiaro di quelli di Judah, ma, tra il cappello nero che indossa e le luci soffuse del locale, non riesco a capire se sono blu o verdi. Sta parlando con il ragazzo seduto di fronte a lui. Poco dopo, abbiamo finalmente un vero contatto visivo, e lui smette di parlare con il suo amico. Sta guardando proprio me. Non Scarlet. E vedo stelle e brillantini di unicorno. Sto scherzando. Non succede niente di spettacolare, perché mi sta fissando le tette. Visto? Sono magiche, come dice Scarlet. O forse è perché non indosso il reggiseno. Ecco il problema quando esci di fretta, soprattutto se sei stata appena sbattuta fuori di casa, hai infilato tutti i tuoi vestiti in una valigia senza lavarli e hai solo un reggiseno, per di più sporco. E ora che ci penso non riesco a ricordare nemmeno l’ultima volta in cui mi sono depilata le gambe. Ci avviciniamo ancora. Do un’occhiata alle sue mani, alle nocche sanguinanti e al modo in cui sono strette attorno a un bicchiere con dentro un liquore color ambra. Chiamatemi pazza, ma il rissaiolo mi sta già eccitando e non ha ancora aperto bocca. Mi piacciono i ragazzacci. Non che voglia accalappiarne uno, assolutamente no; è più come se volessi qualcuno in grado di farmi provare qualche brivido. «Ehi!» dice Scarlet, la voce calda e dolce come il miele, mentre si siede come se fosse una loro vecchia amica. Solo che non lo fa accanto a loro, ma in grembo al ragazzo di fronte al rissaiolo. «Ehi a te» le risponde lui, con un sorrisino sul volto. Non posso dire lo stesso del rissaiolo. La sta fissando, serio. I suoi occhi, quello sguardo... non mi stupisce che nessuno lo abbia avvicinato da quando ha fatto a botte con l’altro tizio. La sua sola presenza è intimidatoria. Vuoi trovare lo stronzo più cupo per far ingelosire Judah? Lascia fare a Scarlet. Da un coglione all’altro, come dice sempre mia madre. «Io sono Scarlet e tu... saresti?» Fissa il ragazzo con i capelli più chiari, che indossa una felpa blu scuro, in attesa di una risposta. «Owen.» Lui fa un cenno verso il rissaiolo. «Quello è Caleb.» Caleb? È un nome carino e non assomiglia per niente a Judah. Perfetto. E riesco davvero a immaginarlo mentre mi sfugge dalle labbra nella foga del momento. Ecco un’informazione utile su Scarlet: in qualsiasi contesto si trovi, riesce a inserirsi in una conversazione e a parlare come se nulla fosse. Ha un dono. Ed è proprio questo il motivo per cui non tollero che resti a pulire le stanze, anziché spostarsi al servizio clienti dell’albergo. «Siete dei poliziotti?» chiede lei, facendo cenno a un bartender di avvicinarsi per poi ordinare da bere, mentre io continuo a stare lì, in piedi, come un’idiota. Owen ride tirando indietro la testa. «No. Decisamente non poliziotti. Siamo eroi americani.» Come se sedurre gli uomini fosse la sua vocazione nella vita, Scarlet muove le mani sulle spalle di Owen, poi mi rivolge uno sguardo con la coda dell’occhio, incitandomi a fare lo stesso con Caleb. «Militari?» Non mi sono ancora seduta. Ho il cuore in gola e sento il volto avvampare. Guardarla flirtare mi porta indietro nel tempo, quando a una festa delle scuole medie osservavo allo stesso modo Emma Lane, la ragazza più popolare della scuola. Non saprei dire nemmeno che canzone stessero suonando, so solo che tutto quello che Emma Lane faceva al suo ragazzo, io la facevo a Kevin Kirk. Fortuna sua. «Militari?» ripete Owen, fissando Caleb, le sopracciglia corrugate. Poi torna a guardare Scarlet con espressione seria, come se non tollerasse il fatto che abbia sbagliato di nuovo. «No. Siamo vigili del fuoco. Corriamo dentro gli edifici in fiamme quando tutti gli altri corrono fuori.» Vigili del fuoco? Guardo Caleb e adesso voglio davvero sedermi sulle sue ginocchia. Perciò io e le mie guance bollenti ci sediamo proprio sulla sua coscia sinistra. La mossa più audace che abbia mai fatto dai tempi di Kevin Kirk. Caleb potrebbe portarmi fuori da un edificio in fiamme. Diavolo, appiccherei il fuoco io stessa se sapessi che arriverebbe lui. Non apre bocca, nonostante mi sia accomodata su di lui. Non mi guarda nemmeno, ma sapete una cosa? È il suo corpo a rispondere per lui. Si irrigidisce e raddrizza la schiena. Sembra proprio che abbia suscitato in lui qualche reazione, ma non oso guardarlo per averne conferma. Quando sei seduta in grembo a uno sconosciuto e il tuo viso è a pochi centimetri dal suo, c’è una cosa da tenere a mente: non puoi nascondere nulla. E se avessi ancora quei minuscoli peletti neri che mi crescono sul mento ogni mese e che devo strappare? E se stessero rispuntando? Mi sono lavata i denti dopo il lavoro? In effetti, non l’ho fatto. Cazzo, sono così nervosa! Adesso mi formicolano le ascelle. Come se trovasse divertente la mancanza di reazione del suo amico, Owen sorride, guardando prima me e poi di nuovo Scarlet. «Allora, voi cosa siete? Spogliarelliste?» Caleb sbuffa, come se gli desse fastidio la domanda, ma continua a rimanere in silenzio. Gli sto seduta in grembo, e di certo non mi sta allontanando, ma non mi sta nemmeno prestando attenzione. «No, non siamo spogliarelliste.» Scarlet mi fa l’occhiolino come se fosse una battuta tra noi di cui non so niente. «Quindi voi siete come quei ragazzi di Chicago Fire?» «Quei telefilm sono cazzate» brontola un altro uomo alle nostre spalle, prima di sedersi vicino a Scarlet. «Tutti i vigili del fuoco sono sexy? Non è affatto vero.» «Ehi, parla per te» aggiunge Owen. «Io sono fantastico, cazzo.» «Siete piuttosto sexy» commenta Scarlet, leccandosi le labbra. «Io sono Scarlet e questa è la mia amica, Mila.» Owen si schiarisce la gola, sporgendosi in avanti e allungando una mano verso di me, mentre inclina la testa verso il ragazzo che si è seduto accanto a lui e Scarlet. «Lui è Evan. È complicato e ha due ragazze alla volta.» Poi fa un cenno del capo verso Caleb. «Lui ha la fobia di impegnarsi, ed è davvero una testa di cazzo per la maggior parte del tempo.» Poi fa l’occhiolino a Scarlet. «Posso gestirvi entrambe.» Caleb, allunga la mano con un rapido movimento e allontana quella di Owen con uno schiaffo. «A lei non interessa chi sei. È in braccio a me» dice, posizionando l’altra mano sul mio fianco. È la prima volta che lo sento parlare e devo ammetterlo: non sono delusa. Mentre mi tiene saldamente in grembo, prende il bicchiere sul tavolo e se lo porta alle labbra. Conoscete quel detto: “Vorrei essere quel bicchiere”? Be’, io vorrei che la mia v****a fosse quel bicchiere. Proprio mentre il mio cuore comincia a battere veloce come le ali di un colibrì, e penso che dovrei alzarmi dalle sue ginocchia, Caleb muove il braccio che teneva sullo schienale del divanetto per spostarlo fino alla mia vita, e poi sul lato sinistro della mia natica. La. Mia. Natica. È una natica fortunata. Volta il capo e tiene gli occhi fissi nei miei per un attimo. Il suo sguardo è inebriante e dominante. Potrebbe rendermi una sottomessa e ammanettarmi a un albero, o gettarmi nella sua cantina, e non mi lamenterei affatto. Ho come l’impressione che stia cercando di capire cosa ci faccio in braccio a lui. Ricambio lo sguardo senza batter ciglio. Principalmente perché sono nervosa e, in parte, perché i suoi occhi sono belli. «Non che mi lamenti,» mi sussurra all’orecchio con una voce fatta per bisbigliare e solleticare lobi «ma perché ti sei seduta in braccio a me?» Sta flirtando o mi prende in giro? Non riesco a capirlo. Così vicini, ora posso annusarlo, e ha un odore... virile. Come fiammiferi e whiskey, ed è anche tenero come un orso e... vorrei mi assalisse. «Sto facendo ingelosire il mio ex» confesso, poi sbatto rapida le palpebre, aspettando la sua risposta. Non ha senso iniziare con una bugia. Tanto vale essere del tutto onesti, da subito. Mi sposto e premo assieme le ginocchia, più che altro perché ho bisogno di chiudere le gambe prima che vada a finire con me che gli sposto la mano per metterla in posti in cui non dovrebbe stare, non ancora. Dopo la mia confessione, Caleb annuisce. «Ok, mi sembra giusto.» Sta ancora sussurrando e vorrei che non smettesse mai. «Fino a che punto dobbiamo parlare?» Fisso i suoi occhi incorniciati dalle ciglia più scure che abbia mai visto. Sono verdi. Verdi come smeraldi. «Non ne ho idea.» Sono troppo ipnotizzata dalla sua bellezza per aggiungere altro e il labbro spaccato, col sangue secco, non fa che aumentare il suo fascino. Mi piace un uomo che non ha paura di difendersi. Scarlet batte la mano sul tavolo cercando di distrarre la mia attenzione dal pompiere. «Judah sta venendo qui» sussurra. Judah chi? Lo sguardo di Caleb si sposta un momento, per poi tornare da me. «È quello il tipo?» «Quale tipo?» Qualcuno mi dia uno schiaffo... Sembro impazzita. Lui ride sommessamente, il suo sguardo scende sulle mie labbra per una mera frazione di secondo. «Il tuo ex?» «Oh, lui. Sì, probabile.» Batto perfino le ciglia. Ho subito il lavaggio del cervello, di già. Mostratemi un ragazzo tatuato e col sangue incrostato sul viso e aprirò le mie cazzo di gambe per lui. Ora capite perché ho tutte queste regole sul chi non frequentare? Entro la fine della serata, scommetto che dovremo aggiungere i pompieri alla lista. Molto presto resterà solo il ragazzo allo Starbucks che mi offre i cappuccini gratis il martedì, perché indosso una maglietta scollata e può vedere la mercanzia un giorno a settimana. La parte peggiore? Lo faccio apposta per il caffè gratis. Gestisco un hotel, posso chiaramente permettermi una tazza di caffè, ma questo non mi ferma comunque. Con un movimento rapido che non mi aspetto, Caleb mi accarezza un seno, il suo pollice mi sfiora il capezzolo, che diventa subito qualcosa di simile a uno di quei piccoli cubetti di ghiaccio che ti danno a Taco Time. Provo a sembrare offesa, ma non mi riesce molto bene. «Ehi... cosa stai facendo?» Mentre tiene lo sguardo fisso nel mio, si passa, lentamente, la lingua sul labbro inferiore. «Vuoi farlo ingelosire o no? Perché un ragazzo che stringe le tette della mia ragazza…» fa una pausa e inspira ringhiando «… mi farebbe impazzire.» Ha ringhiato. Non oso immaginare a come siano i suoi gemiti di piacere. Mi sto eccitando sempre di più e, combattendo il folle impulso di palparlo, serro le cosce e per poco non cado dalle sue ginocchia. Sono uno spettacolo pietoso. Non c’è altro da dire. Per fortuna le sue mani mi tengono saldamente. «Che ci fai qui?» chiede Judah quando è vicino al tavolo, con calma, inclinando la testa da un lato. Devo fare del mio meglio per non rompergli un bicchiere in testa visto che è stato un tale bastardo con me. «È un bar, coglione. L’ultima volta che ho controllato non era di tua proprietà.» Vi piace come ho aggiunto “coglione”? Se c’è una cosa che Judah odia, è essere chiamato coglione. Forse perché lo è e odia affrontare la realtà. Lui batte le nocche sul tavolo e la sua espressione accigliata lo fa sembrare addolorato. «Parliamo.» Non gli rispondo. Non intendo farlo. E Scarlet ha ragione: mi è bastato soltanto stare seduta per cinque minuti sulle gambe di un tizio a caso, per farlo ingelosire. «È piuttosto impegnata, al momento» interviene Caleb, senza mai guardarlo negli occhi. A Judah non piace affatto, lo vedo dalla sua faccia. E, sapete, lo adoro. Vaffanculo! Le mani tatuate di Judah sbattono sul tavolo, mentre lui si sporge in avanti. Cercando di sembrare intimidatorio, aspetta che Caleb lo guardi. Quando alla fine lui ricambia lo sguardo, noto che sembra del tutto indifferente all’atteggiamento di Judah. Probabilmente vuole che se ne vada almeno quanto lo voglio io.
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