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Heartbreak Girl 2 - Sogni di carta

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seconda possibilità
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Trafiletto

La vita sembra andare nella direzione in cui Camila sperava: l'università dei suoi sogni, una storia d'amore con Lauren nonostante gli alti e bassi e dei nuovi amici che hanno sostituito la mancanza di Ally.

Sembra andare tutto liscio come l'olio, ma si sa: la vita non è mai come la programmiamo, e spesso quello che sogniamo può essere sottile e fragile come la carta.

*** Seguito di Heartbreak Girl 1 - per ogni cuore spezzato. Si consiglia la lettura del primo volume.

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Prologo
Tre mesi dopo... «Spiegami perché non vuoi venire», esco dal camerino, e per l'ennesima volta mi ritrovo lo sguardo contrariato di Stella che mi squadra. Sbuffo: «avanti, sentiamo: cos'ha che non va, questo?» Mi indico il vestito bianco che indosso, e Lauren al suo fianco mi fa cenno di voltarmi. Quando mi volto, guardo il loro riflesso davanti lo specchio, mentre loro continuano a scrutarmi alle spalle. Stella è dannatamente impassibile mentre scruta ogni centimetro del vestito che indosso, mentre Lauren ha quello sguardo di fuoco con qualsiasi cosa io indossi. È abbastanza snervante. Venire qui con loro due all'inizio ero convinta fosse stata una buona idea: da una parte avrei avuto la capitana delle Cheerleader, nonché reginetta dell'anno di ogni singolo ballo annuale e autunnale della nostra scuola. Dall'altra avrei avuto Lauren, la mia ragazza, e già questo sarebbe dovuto bastare come spiegazione. Ma ora che sono qui non sto facendo altro che pentirmene, e rimpiango di non aver chiesto invece aiuto ad Harry: lui sì che sarebbe stato più facile, meno esigente e soprattutto meno insopportabile, nonostante sia un tutto dire quando si tratta di Harry in generale. «Mi piaceva di più il giallo», sento esclamare Stella, mentre vedo Lauren sghignazzare sul... mi sta davvero fissando il culo? Mi volto, incredula, ma entrambe rimangono nelle loro stesse espressioni. «Io te li toglierei tutti di dosso, perciò fai tu.» Lauren alza le spalle, e per poco non ho la pelle d'oca quando fissa quello sguardo nel mio: sa estremamente di sesso, e so già cosa succederà quando entrambe arriveremo a casa mia per pranzo. Sempre se io riesca ad uscire da questa dannata boutique, ovviamente. Stella sbuffa, e la ringrazio: perché mi ero incantata totalmente sullo sguardo affamato di Lauren, e so troppo bene di cosa potrebbe essere capace se si ficcasse in testa di fare sesso qui, in questo preciso momento. «Vi date un contegno, voi due?!» Stella prende a schiaffi il braccio di Lauren, che adesso la sta fissando come se volesse staccarle la testa dal collo. Mi mordo le labbra per non ridere, mentre afferro il vestito giallo appeso tra i centinaia di vestiti provati, e scartati. Le guardo: «aggiudicato?» Apro la zip della custodia per tirare fuori la coda di tulla del vestito: è di un bellissimo giallo pastello sopra con un corpetto stretto e senza spalline la scollatura a cuore, mentre dal bacino in giù si apre in questa coda di tulle a balze di una tonalità più chiara che accentua verso il bianco con tanti glitter sparsi che la fanno brillare a ogni movimento di luce. Quando entrambe annuiscono, e Stella finalmente mette via quello sguardo impenetrabile da Il diavolo veste Prada, posso tirare fuori un enorme sospiro di sollievo. «Andiamocene di qui», dico ed entrambe annuiscono mentre Lauren si appresta a portare il vestito in cassa. «Sul serio», mi volto verso Stella, che adesso sta cercando non so cosa nella sua gigantesca borsa firmata. «Perché hai deciso di non partecipare al ballo di Natale della scuola?» Do una veloce occhiata a Lauren, che attende in fila dietro a una signora e a una ragazza con le cuffiette nelle orecchie. Ha l'aria di chi vorrebbe essere ovunque tranne che qui, e mi chiedo come abbia fatto una come lei a resistere tutto questo tempo qui dentro tra tulle, glitter e fiocchetti. Specialmente non potendo fumare per tutto il tempo. «Te l'ho già detto», sento d'un tratto Stella, e mi volto a guardarla. «Perché non mi va. E anche perché non mi va di andarci sola», alza le spalle, ma noto subito i suoi occhi azzurri illuminarsi e pochi secondi dopo spegnersi di fronte ad un abito fucsia attillato, con la coda a sirena che da su un lato. «Com'è possibile che tu non abbia ricevuto nemmeno un invito?» Le chiedo, anzi, più che altro mi lamento. Per me è praticamente qualcosa che rasenta il ridicolo... Sì, insomma: chi cavolo non desidererebbe poter uscire anche solo una volta con lei? È Stella, dannazione. Una delle ragazze più belle che io abbia mai conosciuto, dopo Lauren. «Ascolta, se ti dico la verità mi prometti che non insisterai più fino a farmi ridurre lo stomaco?» Mi guarda coi suoi occhi azzurri intensi e grandi, entrambe le sopracciglia alzate. Vorrei protestare, perché, dannazione, sa benissimo come colpire i miei punti deboli. Ma so anche, da quando l'ho conosciuta meglio in questi ultimi mesi, che quando ci si mette d'impegno Stella sa essere addirittura mille volte più testarda di Lauren. E ce ne vuole davvero molto, sul serio. Sospiro, e annuisco mentre le faccio un gesto stizzito per farla parlare. Vedo i suoi occhi rabbuiarsi di nuovo, proprio come è successo davanti a quel vestito fucsia, e quindi non si presuppone nulla di buono. «Non arrabbiarti...» Abbassa lo sguardo, e le due cose assieme sono abbastanza complesse da digerire affinché io mantenga la parola. Le chiedo di andare avanti, e Stella sospira: «perché non ci andrò più con Nicholas, come facevo sempre a ogni ballo. A ogni partita. Da qualsiasi parte, per qualsiasi cosa. E so che ha sbagliato, ma a me serve ancora del tempo per non pensarlo più.» «Oh.» Sono sorpresa. Mi aspettavo di sentirmi arrabbiata, delusa... O peggio, ferita, dopo aver ascoltato la sua confessione. Ma non lo sono. Sono semplicemente senza parole, e nonostante tutto l'astio e il rancore che io provi per quell'essere rivoltante, ho davanti un'amica che, nonostante tutto, per anni lo ha sempre amato alla follia. Forse addirittura più di quanto io ami Lauren, o Lauren ami me. Anche se, finora, non ho mai sentito Lauren confessarmi di amarmi esplicitamente... Ma so e ne sono sicura che mi ama, e questo mi basta per non pensarci troppo e non metterle pressione. «Mi dispiace, Camz. Sul serio. Io...» Sia io che Stella trasaliamo. «Ho appena pagato, e se non usciamo subito fuori di qui giuro che do fuoco a questo negozio del cazzo!» Lauren ci guarda, il mio vestito chiuso e sigillato nella confezione in plastica scura su una spalla, e l'espressione di chi sta cercando di capire cosa stia succedendo sul volto. «Ok...» Comincia, mentre quei dannati occhi verdi così belli subito si fissano nei miei, pronti ad indagare. «Che cazzo succede, qui?» Distolgo lo sguardo soltanto per guardare Stella. La vedo scuotere impercettibilmente il capo, e così capisco: non vuole che Lauren sappia quello che le frulla nella testa... E soprattutto nel cuore. E d'un tratto sento quella bruttissima sensazione gravare sulle mie spalle: e cioè quella consapevolezza che dovrò essere io, a mentirle. Sorrido, e mi avvicino alla mia ragazza per stamparle un dolce bacio sulle labbra. La conosco troppo bene per capire cosa le stia passando adesso per la testa; la prima, che vorrebbe essere già a casa per l'ennesima sessione di sesso con me. La seconda, che non si sta bevendo affatto il mio atteggiamento, perché mi conosce troppo bene anche lei, e so benissimo questo cosa significherà: che se non glielo dirò qui, me lo farà dire a casa. In un modo o nell'altro, non avrò comunque via d'uscita; tanto vale non pensarci, e affrontarla dopo. Soprattutto se questo significa non mettere in difficoltà Stella più di quanto non lo sia già. «Avrei un'altra idea per il pranzo», esclamo, e per poco non scoppio a ridere di fronte all'espressione contrariata di Lauren. «Se volete fare ancora shopping, giuro, vi lascio a piedi e me ne torno a casa.» E quando vede che sono allibita, aggiunge: «piccola, non scherzo. Fare shopping con lei è già un inferno, ma con entrambe è anche peggio!» «Camila voleva andare al Mc, genio!» Esclama Stella alle mie spalle, mentre io guardo quella che è la mia ragazza a braccia incrociate, dopo avermi minacciata di avermi lasciata a piedi nonostante la pioggia incessante che bagna Londra da ormai quattro giorni. La guardo mentre sospira lasciando cadere la testa all'indietro, e per un millesimo di secondo ho pensato di volerla strangolare. Sorride. «Avrei voluto farti urlare il mio nome fino a farti perdere l'uso delle corde vocali... Ma il Mc è decisamente meglio di questa rottura di coglioni!» Resto allibita. E le persone che ci circondano pure. Per questo ringrazio Stella quando, imbarazzata anche lei, mi afferra per trascinarmi fuori di lì.

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