Canto XXV

904 Parole

Canto XXV Se mai continga che ‘l poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra, sì che m’ha fatto per molti anni macro, 3 vinca la crudeltà che fuor mi serra del bello ovile ov’io dormi’ agnello, nimico ai lupi che li danno guerra; 6 con altra voce omai, con altro vello ritornerò poeta, e in sul fonte del mio battesmo prenderò ‘l cappello; 9 però che ne la fede, che fa conte l’anime a Dio, quivi intra’ io, e poi Pietro per lei sì mi girò la fronte. 12 Indi si mosse un lume verso noi di quella spera ond’uscì la primizia che lasciò Cristo d’i vicari suoi; 15 e la mia donna, piena di letizia, mi disse: «Mira, mira: ecco il barone per cui là giù si vicita Galizia». 18 Sì come quando il colombo si pone presso al compagno, l’uno a l’altro pande, giran

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