Capitolo VI

917 Parole
VI Cinque minuti dopo un agente accolse i due colleghi sul pianerottolo che confinava con la porta blindata che difendeva il territorio di Antonio. “Buongiorno, commissario”. “Buongiorno a lei. Ci sono novità?”. “Pare che qualcuno sia stato qui prima di noi”. “Avete trovato la porta forzata?”, chiese Sergio. “No, ma dentro c’era un disordine sospetto e poi il vicino ha visto, attraverso lo spioncino, un uomo, vestito tutto di nero, che usciva dall’appartamento di Donatiello. Sarà stato interrotto ed è andato via prima di rimettere a posto, forse ha trovato ciò che gli serviva”. “Allora potrebbe aver adoperato le chiavi della vittima. Non le abbiamo ancora trovate. Che ore saranno state?”, intervenne Quadrini anticipando il suo superiore. “L’una di notte, circa”. “Il vicino ha visto in faccia l’intruso?”. “No solo di spalle, pare avesse un cappellino in testa. Se vuole parlargli anche lei...”. “Per ora no, grazie. Preferisco dare un’occhiata all’appartamento”. Il “soldato semplice” si fece da parte e lasciò il centro della scena al commissario Crema, Sergio Crema. Il piccolo appartamento della vittima era piuttosto anonimo. Un bilocale arredato in maniera minimalista. Poche cose oltre l’essenziale. Nessuna foto appesa alle pareti e quattro soprammobili sulle superfici piane all’interno di quei cinquanta metri quadrati. Sembrava uno di quei luoghi che vengono affittati ai turisti che intendono visitare per un week end Torino e necessitano di un appoggio logistico. I vestiti presenti negli armadi erano disposti in maniera ordinata, anche se lasciavano intuire che il look del padrone di casa non fosse proprio moderno. Sembrava che il tempo si fosse fermato agli anni Settanta. C’erano persino un paio di pantaloni a zampa d’elefante, assolutamente inattuali. “Sembra l’armadio di Celentano”, Quadrini strappò un sorriso, con quella battuta, al commissario. “Tipo preciso, questo Antonio. Eppure qualcuno, dopo averlo fatto fuori, ha avuto la necessità di entrare qua dentro per recuperare qualcosa di significativo. Capire che cosa non sarà facile vista la scarsezza di relazioni sociali del nostro uomo”. “Ci stavo pensando anch’io. Dobbiamo comprendere qual è l’elemento mancante qua dentro”. Sergio e Marco si separarono per concentrarsi su quell’aspetto. Non volevano che il dialogo in corso tra loro li distraesse. Nemmeno centoventi secondi dopo il commissario chiamò l’ispettore che lo raggiunse in camera da letto. Crema indicò all’amico una scrivania in un angolo di quella stanza, poco distante da un’ampia portafinestra che favoriva l’illuminazione di quell’antro. “Quindi?”, domandò Quadrini mentre provava a far funzionare la sua corteccia cerebrale. “C’è una stampante con il cavo di collegamento al PC penzolante e un mouse...”, il suo superiore provò ad aiutarlo. “Manca il computer!”, sentenziò finalmente Marco. “Esatto. Immagino che sia quello che cercava l’intruso. Evidentemente era un portatile, ma la cosa va verificata”, disse Crema prima di annotare quella circostanza sul suo fidato notes, da anni prolungamento del suo arto. “Certo, diamo un’occhiata in giro. Non vorrei che tenesse il PC riposto da qualche parte e che lo tirasse fuori solo quando lo utilizzava”. “Non possiamo escluderlo”, replicò Crema, mentre iniziava a muoversi tra quei cinquanta metri quadri alla ricerca di una risposta. Dopo un quarto d’ora i due poliziotti si ritrovarono in prossimità dell’ingresso dell’appartamento. “Nessuna traccia del PC, ma è confermata la tirchieria della vittima”, esordì il commissario. “In che senso?”, domandò Quadrini. “Non usava nemmeno i tovaglioli di carta, ma solo quelli di stoffa. Evidentemente per risparmiare. Viste le condizioni in cui erano non li lavava nemmeno poi così spesso. Nel freezer non c’è traccia di surgelati. Troppo fuori dal suo budget, immagino”. Marco annuì ripetutamente per sostenere la tesi del “suo” commissario. Non riuscì però a replicare perché lo squillo del cellulare di Crema fece il suo ingresso in quella scena. Era la Bonamico… “Pronto?”, rispose immediatamente Sergio. “Buongiorno commissario, mi faccia un riassunto della situazione”. Il magistrato andò direttamente al cuore della questione e il poliziotto replicò senza troppi fronzoli raccontandole che cosa avevano appena scoperto. “Bene, è già qualcosa. Nel frattempo c’è stato un altro morto...” Giulia sganciò quel siluro che andò a deflagrare nella mente del commissario. “Un altro omicidio?”, per uno della pula si poteva morire solo in quel modo. “Pare di no. Livio Argenti si è sparato stanotte”. “Livio Argenti, l’imprenditore?”. A Torino lo conoscevano tutti, o quasi… “Sì proprio lui, adesso c’è già la Scientifica all’opera. Stamattina non è arrivato in ufficio e si sono insospettiti. Non rispondeva al telefono e sono andati a cercarlo nella sua villa in collina. L’hanno trovato riverso sul tappeto del salotto con la pistola ancora in pugno. Una cosa assolutamente inattesa”. Sergio cercò di recuperare rapidamente dai suoi cassetti mnemonici il maggior numero di informazioni che ricordava su quell’uomo. Sapeva che non aveva famiglia e che si era dedicato anima e corpo alla sua azienda di prodotti dolciari. I cioccolatini Argenti erano, da sempre, in migliaia di case piemontesi. “Pensi che ci sia una correlazione tra le due morti?”, Sergio pose quella domanda perché aveva la necessità di fare immediatamente chiarezza su quel punto. Non voleva che nulla lo distraesse dal suo caso. Non aveva tempo da perdere. “Direi proprio di no. L’ipotesi serial killer è totalmente fuori luogo. Mi sembrava solo opportuno darle la notizia in esclusiva”. “Ok, grazie. Allora noi rientriamo in ufficio e iniziamo a mettere a soqquadro l’esistenza di Donatiello. Non abbiamo alternative”. “Va bene, ci aggiorniamo nel pomeriggio”. Il commissario stava per congedarsi dal magistrato quando un “ancora una cosa Sergio” bloccò la sua intenzione. “Mi dica?”. “Niente… Volevo dirle che quella storia di Genova1 per me è acqua passata. Spero che riusciremo a collaborare in maniera professionalmente proficua. A dopo”. Giulia disse quella ventina di parole senza prendere fiato e terminò la chiamata senza lasciare la possibilità al poliziotto di replicare. Il magistrato si riferiva a una precedente indagine, compiuta in trasferta, in cui il commissario si era permesso di respingere le avance del PM che gli aveva proposto di trascorrere la notte nel capoluogo ligure. Le donne hanno la capacità di riaprire vecchie ferite proprio nell’istante in cui pensi di averle ricucite per sempre, pensò Sergio mentre invitava, con un cenno della mano, Quadrini a seguirlo. Meglio pensare ad altro, e farlo in fretta.
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