Qualcuno lo chiamò e Fulvio abbandonò il violino e una parte della sua vita in quella sala gremita. Era morto suo padre Biagio. “Una polmonite se l’è portato via,” stava dicendo Marco Ciampini a due donne accorse alla camera ardente. Erano contadine che lavoravano per le tenute del povero Biagio. Singhiozzavano e avevano il volto segnato dal dolore, come fossero state persone di famiglia. Quella scena si ripeté più volte nel corso della giornata: cittadini sconosciuti, commercianti, braccianti, politici, industriali, intellettuali vennero a dare l’ultimo saluto al contadino intellettuale. Il dottor Ciampini aveva fatto l’impossibile per salvare il suocero. Aveva chiamato a consulto altri luminari della medicina, sottoponendo il povero Biagio a cicli interminabili di terapie per i suoi

