Livorno Achille Mandelli aveva passato l’ultima ora seduto in un bar facendo recuperare un po’ di calore al suo corpo. Il borsone colmo di misteriosi documenti era appoggiato sulla sedia a fianco. La tentazione di accendere il telefono cellulare, che aveva spento prima di salire sul treno, era stata forte, tuttavia non l’aveva fatto. Aveva visto troppi film in cui le persone in fuga venivano trovate per colpa del telefono. Meglio non rischiare. Un avventore infagottato in un cappotto nero entrò nel locale. Mandelli sussultò involontariamente, temendo che fosse arrivato per lui. Il nuovo arrivato si limitò a ordinare un caffè senza degnarlo di uno sguardo. L’ex capotreno sospirò, cercando di rallentare i battiti cardiaci. L’orologio a muro del locale indicava che erano quasi le sette di se

