Capitolo ventidue Sasha «Dovremmo andare in Russia» disse mia madre. Erano passati due giorni da quando avevo visto Maxim al Cremlino, e non avevo mai lasciato la stanza d'albergo. Ero seduta vicino alla finestra e guardavo la strada sottostante. Alternavo lo stare seduta lì al camminare su e giù per la stanzina. Non sapevo nemmeno se stavo pensando o se mi ero appena spenta. «No.» «Per favore, Sasha. Sii ragionevole. Non possiamo restare qui per sempre. Presto Ravil scoprirà che l'hotel viene ancora pagato con la sua carta di credito e verremo cacciate.» «È colpa tua» le dissi di scatto. «Mi hai portato via l'unica persona a cui importava davvero di me!» Gli occhi di mia madre si allargarono. «Che dici? Sono io l'unica che si sia mai veramente presa cura di te.» «No.» Ero così stu

