Spuntino di mezzogiorno F inalmente riprendeva a respirare, dopo un interminabile quarto d’ora in preda alla luce e a temperature proibitive. Zoppo Ciocco aveva dimenticato cosa significasse aver caldo, e temere per la propria vita quando un paio di appendici aliene ti strappano dal tuo habitat naturale per trasferirti in un mondo di rumori metallici, sobbalzi traumatici, sballottamenti inutili e accompagnati da voci minacciose. Suo compagno di deportazione, il gelato a stecco Monco non dava mostra di passarsela meglio. Boccheggiava e continuava a rivoltarsi nella confezione anche dopo che il cassetto dei surgelati si fu richiuso sulla loro angusta sorte. “Puoi smetterla, adesso. Non c’è più nessuno che può sentirti.” “Oh dio mio. Stavolta c’ero quasi. Sentivo già la crosta che mi si

