21.Lo studio di Tommaso D’Anza era situato nel retro della villa. L’uomo mise la chiave nella toppa, disattivò con un tocco rapido alcuni allarmi a parete, poi spalancò una porta che conduceva a una stanza ampia e semi illuminata. “Benvenuta nel mio modesto regno, Susanna.” Susanna fece qualche passo sul parquet imbrattato di colore, e un odore di vernice rappresa e olio le aggredì le narici. Nella stanza faceva caldo, un caldo denso, quasi corporeo. Una luce violacea filtrava dalle finestre a forma di farfalla e illuminava un cavalletto e una chaise longue di pelle. “Bei colori, vero?” continuò D’Anza. “A queste altitudini il sole è più vicino e meno rarefatto.” Si lustrò i baffi. “Tutto è più intenso.” “Vedo.” Susanna si guardò intorno. La brace rossa di un grosso ciocco di quercia

