Annuisce. “Si trattava del grattacielo più alto di Mosca. Era tutto fantastico, all’inizio, ma poi... mi sono risvegliato in un ospedale in Ruskovia.” L’espressione cupa sul suo viso mi fa stringere il petto. Non sono un’amante degli abbracci, ma ho disperatamente voglia di stringerlo, finché quella cupezza insolita per lui non se ne sarà andata. “La tua famiglia dev’essere stata devastata” dico sommessamente. Solleva la forchetta. “I miei fratelli mi sono stati di gran supporto. I miei genitori avevano più un atteggiamento da ‘te l’avevo detto’.” Mi acciglio. “Davvero?” Ride, ma c’è sicuramente una certa tensione. “I miei mi avevano diseredato molto prima di quell’evento. ‘Comportamento sconveniente’ è ciò che pensano di quello che ho scelto di fare della mia vita.” Poso la mia mano

