Capitolo Diciotto Mentre attraversiamo l’atrio (io, un fascio di ormoni; lui, con passo aggraziato), un tizio in calzamaglia si avvicina a noi con una bottiglia di vetro colma di liquido bianco. La porge a Tigger con riverenza, dicendo qualcosa in ruskoviano. Con un brusco cenno del capo, Tigger lo congeda, poi stappa la bottiglia e beve un sorso di qualunque cosa contenga. Un’espressione beata gli appare in volto e mi porge la bottiglia. “Ne vuoi un po’?” Nascondo le mani dietro la schiena. “Che cos’è?” “Latte di Matilda.” Sembra completamente disinvolto, mentre chiama l’ascensore, come se la sua affermazione non avesse bisogno di spiegazioni. “Chi sarebbe Matilda?” Dalla voce, sembro forse un tantino gelosa? “Ti prego, non dirmi che è la tua ragazza devota, che soddisfa il tuo feti

