Capitolo 3 - Hero

848 Parole
Venerdì 5 Novembre Sto per andare a prendere alla stazione Josephine. Sono molto agitato, la distanza fa questo effetto purtroppo. Spero di piacerle ancora, e spero che non abbia cambiato idea su di me, è straziante pensare queste cose ogni giorno, ma devo fare i conti con le varie probabilità che ci sono quando si vive una storia d'amore a distanza. Domani è il mio compleanno, ma nella mia testa è passato in secondo piano, niente è più importante di lei, nemmeno me stesso. Mi suona strano compiere ventun'anni. Da quando sono diventato maggiorenne ho come l'impressione che il tempo sia volato via, in un soffio. Sono quasi le otto. Vado in bagno e mi lavo i denti, poi prendo le chiavi e la giacca e mi avvio verso la macchina. Ogni volta che guido quest'auto la rivedo lì, accanto a me. È stato questo a darmi la speranza che le cose tra di noi potessero funzionare anche a tante ore di distanza. Vederla e averla con me sempre. Tante volte parlavo anche da solo in macchina, immaginavo quello che mi avrebbe detto se solo avessi provato a non usare la cintura di sicurezza o a come mi avrebbe rimproverato per non aver messo la sua canzone preferita almeno una volta nel tragitto. Arrivato alla stazione principale di Londra, mi siedo su una panchina perché sono in anticipo. Quando sto per accendere una sigaretta, sento il sentore leggero del suo profumo. È quello al cocco, il mio preferito. «Buongiorno amore.» posa le valige a terra e mi salta sopra per baciarmi. «Mi sei mancata, così tanto.» la stringo forte a me. Ho notato che ha tagliato i capelli, sono più corti di prima, superano di poco la spalla. Devo dire che le donano, anche se fatico ad ammetterlo. Preferisco da sempre i capelli lunghi, ma lei è sempre bellissima, anche così. «Non hai notato nulla di strano?» domanda. «Hai tagliato i capelli.» e aggiungo «Con chi credi di stare? Conosco ogni tuo singolo particolare. Non perderò mai questo giochetto.» ridacchia. «Dove andiamo?» chiede mentre posiziona i bagagli nel retro della macchina. «Vedrai. È una sorpresa.» dico uscendo dal parcheggio. Invece di immettermi sulla strada di casa, prendo la strada che porta da mia nonna. Non avrei mai ospitato per una settimana la mia ragazza in quella casa, con quelle due. Non voglio rovinare niente, voglio che ogni cosa sia perfetta. Per questo ho deciso di andare da mia nonna. Sono giorni che mi chiede di Josephine, giorni che vuole conoscerla e questo mi sembrava il momento ideale. Spengo il motore e scendo per aprirle la portiera. «Di chi è questa casa?» Le prendo la mano e la aiuto a scendere. «Siamo arrivati.» Adoro l'espressione confusa che le si disegna sul volto, e allora continuo a fare il misterioso. Le prendo la mano e la conduco in casa. Mia nonna mi lascia sempre le sue chiavi, praticamente è come se fosse la mia seconda casa. Entro ed esco quando voglio. «Emma!» esclamo per farmi sentire. La faccia di Jo è sempre più confusa. «Hero mi spieghi cosa sta succedendo...»  le sorrido e vedo scendere dalle scali mia nonna. «Tesoro.» mi abbraccia e aggiunge «Ti sei alzato ancora di più eh?» mi accarezza la guancia e poi posa lo sguardo su Josephine. «E questa deve essere la ragazza di cui tanto mi parli.» Josephine arrossisce ma poi si presenta e mi fulmina con lo sguardo per non averle detto che saremmo andati da mia nonna. «Che bella figliola, sono molto contenta di conoscerti, fa' come se fossi a casa tua.» «Grazie Emma, sono contenta anche io di conoscerla.» dice accennando un sorriso. «Tesoro dammi del tu, non farmi sentire più vecchia del solito.» ridacchia. «Per questo non la chiamo nonna, ma solo Emma.» ammetto osservando Josephine che non smette di ridere. «Emma posso posare le valige in camera?» domanda Jo. «Certo. Hero mostrale la stanza mentre vi preparo una tisana calda.» Mentre sale le scale i miei occhi si perdono su di lei. Ha i capelli sciolti. Mi piace molto quando li ha così. Mi piace anche quando li ha legati. A dire il vero, non credo li abbia mai avuti in un modo che non mi piacesse da morire. È così incredibilmente bella, sopratutto quando non cerca di esserlo. Mi accorgo di esser rimasto imbambolato a guardarla per un po', perso nei miei pensieri. E mi accorgo di non averle neanche risposto a una sua domanda. «Hero?» «Sì?» «Mi hai sentita? Quale stanza è?» domanda. Le indico la stanza degli ospiti, dove dormiremo insieme. Ancora non posso crederci che dormirò di nuovo con lei. Quando vede la stanza lei si appoggia sul mio petto e mi allaccia le mani dietro la schiena. «Mi sei mancato anche tu.» sussurra mentre osserva il letto. Capisco le sue intenzioni, e non vedo l'ora di festeggiare la mezzanotte in questa stanza, facendole urlare il mio nome per tutta la notte. La cosa positiva di venire a stare da mia nonna è che soffre di otite, quindi non ci sentirà se faremo qualche rumore.
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