«Scusatemi… volevo entrare… per telefonare», spiegai. E lei si spostò, scusandosi, ma, mentre lo faceva, mi aprì la porta. Le nostre mani si sfiorarono sulla maniglia. Ci fu un attimo di imbarazzo – era sciocco. Mi ricordai della sua ferita e, tanto per dire qualcosa, le chiesi come andava. Lei mi ringraziò; era completamente guarita, ora, ma sarebbe potuta anche peggiorare; e c’era qualcosa del “grazie a Dio” che non colsi. Mentre telefonavo, comunque – una telefonata a Londra alla quale diressi la mia attenzione – mi resi improvvisamente conto che quella era la prima volta in cui avevo parlato con lei; e non solo – che l’avevo toccata. Era domenica e le linee erano libere. Ebbi presto la comunicazione e l’incidente fu dimenticato mentre pensavo a Londra. Salendo, poi, la donna mi tornò

