Proseguii verso il lungo corridoio, pieno di objets d’art di valore, che, attraverso varie anticamere, portava alla sala da musica e solo all’inizio di questo mi fermai un momento, incerto. Perché quel passaggio, che era illuminato dalle alte finestre sulla sinistra che davano sulla veranda, era molto stretto a causa delle mensole e dei tavoli che lo occupavano. Non avevo tanto paura di andare a sbattere contro qualcosa di prezioso mentre camminavo quanto, per via dello spazio limitato, che non ci fosse posto per un’altra persona – nel caso ne avessi incontrata una. E avevo la certezza che da qualche parte, in quel lungo corridoio e in quel preciso istante, ci fosse qualcuno. Lì, nella tetra atmosfera creata da tanti mobili impersonali, sentivo la presenza di un altro essere umano; e fu co

