Capitolo 1-3

1901 Parole
Ace alzò lo sguardo sull’uomo, sbattendo le palpebre. «Oh, mio Dio, lascia tua moglie per me.» «Sì, ti voglio bene anche io, fratello, ma questa cosa qui richiede un favore in cambio.» Ace lo osservò e, quando l’uomo agitò le sopracciglia, sussultò e scosse la testa prima di sporgersi in avanti per mormorare in modo cospiratorio: «Sei pazzo? Sai cosa mi farà tua moglie se scopre che ti ho permesso di prendere la moto di Lucky per fare dei giri? Mi ammazzerà, e se per miracolo riuscissi a sopravvivere, lei lo dirà a King, che mi obbligherà a mangiare porridge per il resto della mia vita!» Allontanò il piatto di bacon. «Portati via il tuo bacon delizioso e iniquo.» Nash inarcò un sopracciglio. «Iniquo, eh?» Spostò lo sguardo interrogativo su Red. «Ha installato sul telefono una app della “parola del giorno” per fare colpo su Colton.» «Ah.» Nash sospirò. «Beh, è un peccato. Sembra che dovrò mangiare tutto da solo questo bacon croccante e appetitoso.» Ne addentò una striscia e gemette. «Mm, è maledettamente buono. Penso di essermi superato.» Tese il piatto verso Red, che ne prese una sapendo che sarebbe stata cotta alla perfezione. «Oddio, Nash,» disse con un gemito. «È incredibile. C’è un pizzico di qualcosa di dolce.» «Sciroppo d’acero canadese.» «Vi odio entrambi,» brontolò Ace. «Ne rimane ancora un sacco.» Nash agitò il piatto di bacon sotto il naso di Ace. «King non deve saperlo. Posso tenere Bibi impegnata abbastanza a lungo per farti godere ogni striscia sostanziosa, croccante e dolce-salata.» Ace tese una mano per avere il piatto. «Ti odio tantissimo adesso. Bastardo malvagio.» «È giusto quando c’è in ballo così tanta roba.» Nash sorrise con malizia mentre gli passava il piatto. «Bibi ha il club del libro la prossima settima. Ti chiamerò per dirti data e ora.» Red scosse la testa in segno di disapprovazione. «Adoro il fatto che ancora vi illudiate che lei non lo scoprirà. È una Kingston. Se mai decidesse di occuparsi di sicurezza privata, ci metterebbe tutti fuorigioco.» «Ehi, non gettarmi contro quelle vibrazioni magiche negative,» gli intimò Nash, rivolgendogli uno sguardo significativo. «Lei ha un sesto senso per le bravate. Vi rendete conto di quanto sia difficile farla franca per qualsiasi cosa con lei?» Ace non era affatto colpito. «Certo che sì. Suo fratello è il nostro capo, ricordi?» Nash fece una smorfia. «Dannazione. Devi farlo scopare. Libera parte della tensione.» «Prova a dirlo a lui!» esclamò Ace con una risata. «No, ti prego, fallo, ma assicurati che io sia nei paraggi per sentirlo. Se la vena sul lato del suo collo inizia a pulsare, è il tuo segnale per dartela a gambe.» Nash rise prima di dargli una pacca sulla spalla, poi si allontanò diretto in cucina. «Quanto tempo è passato?» La domanda di Ace colse Red di sorpresa, e al suo cervello occorse un secondo per capire. Avrebbe dovuto sapere che l’amico non avrebbe lasciato perdere la questione Laz. «Quasi tre mesi.» Fece un sospiro profondo. «È meglio così.» Ace lo scrutò. «Quello che hai detto non ha senso. Spiegati.» «Beh, primo, ho dieci anni più di lui. Laz viaggia più di me, e per tutto il mondo. Il suo stile di vita non potrebbe essere più diverso dal mio. Il suo ex fidanzato era un modello splendido…» «Che gli ha messo le corna, lo ha trattato di merda e lo ha segnato a vita.» Ace si sporse in avanti, senza mai distogliere lo sguardo dal suo. «Il fatto che tu sia l’esatto opposto di quello stronzo di Bryan è una buona cosa. Smettila di denigrarti, Red. Chiunque sarebbe fortunato ad averti al proprio fianco. Sei l’uomo più dolce che conosca, leale da morire, e fai sentire Laz al sicuro. Lui ne ha bisogno.» Red non riuscì a costringersi a rispondere. Le relazioni non erano mai semplici, soprattutto quando entrava in gioco la sua sessualità. Era davvero tanto difficile da capire? Era attratto dalle persone, dalla loro personalità, dal loro cuore, dal loro senso dell’umorismo, dal loro sorriso, non dal loro sesso o da quello che avevano tra le gambe. Quello per lui non aveva mai avuto importanza. Purtroppo, ne aveva per gli altri, anche per i membri della sua stessa comunità. Solo perché era attratto da tutti i tipi di persone, non significava che fosse attratto da tutti quelli che incontrava. Quello era stato uno dei tanti motivi per i quali la sua ultima relazione era implosa. La sua ragazza, Naaz, diventava gelosa perfino di tutti quelli a cui lui rivolgeva anche solo un sorriso, e nonostante fosse irremovibile nell’affermare che non le interessava della sua sessualità, gli diceva di continuo quanto fosse difficile per lei dover competere non solo con le altre donne, ma con tutto il mondo. Per lui non aveva senso. Naaz non doveva competere con nessuno. Lui stava con lei e solo con lei, voleva lei, amava lei, ma alla fine niente di tutto quello era bastato. Aveva provato a salvare la loro relazione, ci aveva provato sul serio, ma alla fine Naaz gli aveva dato un ultimatum. Lei, o l’unico uomo al quale sapeva che Red non avrebbe mai potuto rinunciare, l’uomo di cui era più gelosa. King. Naaz si era convinta che stesse succedendo qualcosa tra lui e King, e il fatto che a volte Red chiamasse il suo nome nel sonno non aiutava. Quando lui le aveva spiegato perché, che non era nulla di sessuale, lei aveva risposto che gli credeva, ma non era vero, perché dopo un suo incubo particolarmente brutto, Naaz aveva sentenziato: o lei o King. Red aveva combattuto per anni contro la sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato in lui, e quando alla fine si era accettato, aveva finito con il combattere una battaglia diversa. Adesso era più semplice non farsi coinvolgere. C’erano meno possibilità di finire con il cuore spezzato o di essere costretto a scegliere. Bibi comparve accanto al loro tavolo, distogliendolo dai suoi pensieri. La donna poggiò un sacchetto marrone da asporto davanti a Ace. «Ecco qua.» Red guardò l’amico inarcando un sopracciglio. «Non hai appena mangiato?» «È per Mason. È bloccato in spiaggia, si sta occupando di un evento.» Ace si alzò e baciò Bibi sulla guancia. «Grazie. Ci vediamo dopo.» «Saluta Mason da parte mia,» replicò lei prima di attirare Red in un abbraccio. «Vacci piano. Facci sapere se ti serve qualcosa.» «Lo farò. Grazie, Bibi.» Red la baciò sulla guancia, poi si diresse verso la porta dietro a Ace, che gli porse il cibo di Mason da reggere. Entrarono in auto e Red si mise gli occhiali da sole. «Al tuo nuovo ragazzo non dà fastidio che porti la colazione al tuo ex?» «No. Colton sa di Mason. Non ci sono segreti tra noi.» «Non lo disturba che voi due siate ancora amici?» «Colton si fida di me. So anche che se di colpo mi trasformassi in uno stronzo traditore, lui mi strapperebbe le palle e le darebbe da mangiare al golden retriever del suo vicino.» Red fece una smorfia. «Già, il tuo ragazzo a volte fa paura.» «Vero?» Il sorriso di Ace gli si allargò da un orecchio all’altro. «Dio, lo amo. È proprio adorabile, cazzo, ma tu fallo incazzare e bam! Sei stato sbudellato. Eravamo destinati a stare insieme.» «A volte mi preoccupo per te.» «Apprezzo l’affetto.» «Non era un complimento.» «Davvero? Perché tutto quello che ho sentito è quanto mi vuoi bene.» «Sei logorante.» Ace rise. «Ora sembri King.» Nonostante le circostanze che avevano unito Ace e Colton, Red era contento per lui. Non scherzava quando diceva che loro due erano fatti l’uno per l’altro. Ace poteva far impazzire il suo fidanzato, ma Colton era una delle poche persone che sapeva come gestirlo, ed Ace lo amava così tanto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per renderlo felice. Dovevano anche ringraziare Colton per la nuova capacità del loro amico di mettere in dubbio le proprie azioni prima di metterle in pratica. Non sempre, ma ogni tanto era meglio di mai. «Quale parte della spiaggia?» chiese Red. «Pope Road. Vicino al nuovo albergo che stanno costruendo. C’è meno gente lì.» Rimasero sulla A1A Beach Boulevard per circa due minuti prima di girare a destra su Pope Road. Ace guidò fino alla fine del viottolo sabbioso, dove era parcheggiata l’auto di pattuglia di Mason. Un gruppo di persone mediamente numeroso era sparso per la spiaggia, sulla riva, alcune erano sedute su delle colorate sdraio pieghevoli, altre in piedi sotto a dei grossi ombrelloni neri. C’erano parecchie pedane infilate nella sabbia, su alcune erano attaccati dei paraventi, su altre delle grandi luci. Un uomo solitario e mezzo nudo era inginocchiato di spalle sul bagnasciuga mentre le onde si infrangevano contro il suo corpo tonico. Non fu quel fisico sensuale che fece accelerare il battito cardiaco di Red, però, ma l’uomo snello con la macchina fotografica inginocchiato nella sabbia. Il calore divampò nel suo corpo, seguito rapidamente dalla rabbia. Si slacciò la cintura, poi si girò sul sedile per ringhiare contro Ace: «Spiega.» «Spiegare cosa? Te l’ho detto. Porto la colazione a Mason.» Red indicò verso la spiaggia con un dito. «Spiega quello.» Ace guardò avanti. «Beh, Russell, sembra che si stia svolgendo un qualche tipo di servizio fotografico di moda.» «A meno che tu non voglia mangiare porridge per il resto della tua vita, mi dirai cosa hai combinato.» «Io?» chiese Ace con un sussulto drammatico. «Pensi che abbia organizzato io questa cosa?» «Ace,» lo avvertì Red. «Okay, forse, e dico forse, potrei aver chiesto a Colton se sapeva di qualche imminente servizio fotografico di moda nei paraggi, e lui potrebbe o non potrebbe aver accennato a questo qui in particolare, e io potrei o non potrei aver chiesto a Mason di farcisi assegnare.» Ace si schiarì la gola e incontrò lo sguardo di Red. «Mi sono immischiato. Sono un ficcanaso che si immischia. È Laz.» «Ma va.» «Gli ho fatto chiedere i suoi impegni da Colton, ho detto a Mason che doveva essere qui per potermi tenere informato; poi ti ho imbrogliato. Dovrei scusarmi.» Red assottigliò lo sguardo. «Non lo farò. Non mi dispiace. Vai a parlargli.» «Preferirei strozzarti,» ringhiò Red. Ace sollevò un dito. «Potresti, e me lo meriterei, ma stammi a sentire. Che ne dici se, invece di strozzarmi, vai a dire ciao a quel giovanotto carino che non ha lasciato il tuo fianco nel momento del bisogno?» «Davvero? Stai cercando di farmi venire i sensi di colpa?» «Assolutamente. Funziona?» Con un brontolio frustrato, Red aprì lo sportello e scese. Si sporse dentro per mollare un’occhiataccia a Ace. «Questa cosa non finisce qui.» «Come vuoi. Vai a prenderlo, tigre.» Red grugnì e si girò per andare, ma Ace lo richiamò. «Aspetta.» Dio, che c’è adesso? Girò su se stesso e serrò la mascella per il sorriso stupido di Ace e il pacchetto di mentine che aveva sollevato. Ace fece spallucce. «Non si sa mai.» «Sei un idiota.» Red si allontanò con passo deciso e arrivò fino a metà strada per la macchina di Mason prima di girarsi e tornare indietro con la stessa andatura verso Ace, che era ancora seduto nella propria auto e sorrideva come un idiota. Agguantò il pacchetto di mentine, se ne tirò una in bocca, poi gettò la confezione a Ace e se ne andò prima che il desiderio di spingerlo giù dalla banchina diventasse troppo forte per essere ignorato.
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