Capitolo 2-1

2022 Parole
2 Era maledetto. Doveva esserlo. Laz si strinse il ponte del naso, chiuse gli occhi e chiamò a raccolta la pazienza. Chiaramente l’universo era contro di lui. La giornata era cominciata in modo molto promettente. Il tempo era stato fantastico, il cielo di un azzurro brillante era pieno di perfette nuvole soffici, il caldo sopportabile e la spiaggia scarsamente popolata. L’art director, Esteban, era arrivato puntuale e così anche la stilista, Emily, il parrucchiere e amico di Laz, Fitz, e Vic, il truccatore. I modelli erano stati pronti con minime seccature e quasi in orario, il che era un miglioramento rispetto al solito. Poi Estebean aveva sorriso a uno dei modelli ed era andato tutto in malora. Non era stato un sorriso amichevole. No, era un sorriso del tipo “Non vedo l’ora di sfilarti quel costume bagnato”, uno che diceva chiaramente che i due si conoscevano in modo intimo. Non sarebbe stato un problema se altri due modelli non avessero visto quel sorriso. Due modelli che erano stati destinatari della medesima espressione prima, quella mattina stessa. Dannazione, perché non riuscivano a tenerselo nei pantaloni? O nei costumi da bagno? Dopo aver passato mezz’ora a calmare la situazione, anche il tempo si era messo contro di lui con una brezza abbastanza forte da sferzare la sua attrezzatura. Esteban si stava nascondendo dietro a Emily, Fitz e Vic continuavano a cercare di superarsi l’un l’altro e i modelli si contendevano il titolo di piantagrane più grosso del mondo. Perfetto. «Facciamo una pausa,» annunciò Laz, alzando finalmente lo sguardo e scorgendo parecchi dei modelli che sorridevano timidamente a qualcuno da qualche parte alle sue spalle. Si voltò e il cuore gli si fermò di colpo, o così gli sembrò. Gesù, quell’uomo era meraviglioso. Non il tipo di bellezza che alcuni avrebbero usato per descrivere i modelli con i quali stava lavorando in quel momento, ma una di tipo diverso, che abbracciava l’uomo sia dentro che fuori. Russell “Red” McKinley era bello, non c’erano dubbi al riguardo, ma era tutto il resto che lo rendeva splendido. Sì, aveva un corpo incredibile, i muscoli che si raggruppavano e si tendevano al di sotto della T-shirt grigia mentre camminava, le spalle larghe e il petto ampio che si stringeva in una vita snella. Era sexy da morire, ma anche piuttosto adorabile. C’era qualcosa nei suoi profondi occhi color nocciola che incantava Laz, ma era il suo sorriso che gli toglieva sempre il respiro. Laz amava come raggiungesse i suoi occhi, formando delle piccole rughe agli angoli. Red gli si fermò davanti, il sorriso da ragazzino un po’ timido mentre si toglieva il berretto da baseball e si passava una mano tra i capelli. «Ehi.» «Ciao.» Laz non riuscì a trattenere un gran sorriso, né a impedire che il suo cuore perdesse un battito. Stare tanto vicino a Red gli faceva girare la testa. Il vento gli arruffò i capelli castano ramato già spettinati, mentre il sole gli rendeva le lentiggini più evidenti. Laz avrebbe voluto baciarle una per una. «Che ci fai qui?» Red fece un cenno alle proprie spalle, dove Ace stava parlando con l’agente Cooper. «Mason è un amico. Ace gli stava portando la colazione.» «Carino da parte sua. L’agente Cooper è stato davvero paziente con noi.» «Sì, Mason è fantastico.» Red si rimise il berretto sulla testa prima di infilare le mani nelle tasche. Era nervoso? Laz di certo lo era. «È bello vederti.» «Anche per me. Come stai?» «Bene. Dovrei prendermela comoda, niente di troppo faticoso, ma a parte quello, mi sento in gran forma.» Sorrise a Laz, che avrebbe potuto sciogliersi lì e subito. Il viso di Red avvampò, e lui si chiese se fosse dovuto al calore del sole contro la sua pelle chiara o a qualcos’altro. In segreto sperava fosse la seconda. «Sono contento. Ero preoccupato,» ammise Laz. Il sorriso di Red si allargò. «Davvero?» «Mi dispiace di non aver chiamato. Non volevo essere una seccatura.» Le cose tra di loro erano andate così bene che l’ultima cosa che aveva voluto era trattenersi troppo a lungo. Quando il resto dei Kings, insieme a Jack e Joker, erano arrivati in ospedale per vederlo, a Laz era sembrato di essere un intruso. Si era anche sentito un po’ intimidito nel ritrovarsi in una stanza piena di uomini che avevano sacrificato così tanto, che nonostante non facessero più parte dell’esercito continuavano ancora a rischiare le loro vite per proteggere gli altri. Cosa avrebbe mai potuto offrire lui a un uomo come Red? Laz era scivolato fuori dalla stanza e non si era più fatto sentire da allora, troppo imbarazzato dalla sua ritirata vigliacca. «Non penserei mai a te come a una seccatura. Mi dispiace di averti fatto preoccupare, ma allo stesso tempo sono tipo contento di sentirlo.» Il cuore di Laz fece una capriola. «Davvero?» «Sì.» «Mi dispiace.» «Per cosa?» «Avrei dovuto chiamare. Dopo tutto quello che era successo, ho tagliato la corda. Devi aver pensato che fossi uno stronzo a sparire a quel modo.» Laz distolse lo sguardo, il viso che gli bruciava per l’imbarazzo. «Ehi.» Red gli si avvicinò e gli poggiò le dita con gentilezza sotto il mento, girandogli la testa in modo che i loro sguardi potessero incontrarsi. Stavolta il calore sulla sua faccia non aveva nulla a che fare con l’imbarazzo, ma tutto con la vicinanza dell’ex soldato. Aveva lo stomaco pieno di farfalle, e si sforzò di non lasciar cadere lo sguardo sulle labbra dell’altro. Che sapore avrebbero avuto? Come sarebbe stato avere quelle mani forti e grandi che gli accarezzavano il corpo? Sapeva per esperienza quanto fosse bello essere circondato da quelle braccia. Che sensazione gli avrebbe dato il resto del suo corpo? Okay, datti una calmata. Lui è tutto dolce e comprensivo, e tu pensi a saltargli addosso. «Eri lì quando avevo bisogno di te, e non lo dimenticherò. Ace ha detto che eri davvero sconvolto quando mi hai visto. Mi dispiace di averti spaventato.» «Spaventato? Ero terrorizzato.» Laz deglutì con difficoltà, ripensando a quella notte orribile e alla paura che aveva provato nel sapere che forse non avrebbe più visto quel sorriso. «Quando ti ho visto steso lì e coperto di sangue, ho pensato che tu… c’era così tanto sangue.» Chiuse gli occhi, permettendosi di farsi attirare nell’abbraccio di Red. Laz lo circondò con le braccia attorno alla vita e gli poggiò la testa contro il petto. Nessuno lo aveva mai fatto sentire così a proprio agio. Com’era possibile? Non sapeva molto di Red, solo quello che aveva scoperto mentre era a casa di Colton e ciò che aveva appreso dagli articoli online sui Four Kings. La cronologia del suo browser lo avrebbe fatto sembrare uno stalker. Il punto era che, per quanto gli piacesse Red, era tutto troppo perfetto. Laz non era così ingenuo da farsi ingannare dalle illusioni. La perfezione non esisteva, e chiunque sembrasse troppo bello per essere vero stava nascondendo qualcosa. «È a posto. Va tutto bene adesso.» Laz annuì. Il suo stomaco brontolò e lui rise imbarazzato mentre si scostava. «Scusa. Non mangio nulla dalle quattro di stamattina.» Red aggrottò le sopracciglia, preoccupato. «Farai presto una pausa?» «Non posso. Siamo rimasti indietro, e…» «Mi hai promesso che ti saresti preso cura di te, Laz.» «E l’ho fatto,» gli assicurò. Se glielo avesse detto chiunque altro, avrebbe potuto essere seccato dal fatto che si preoccupasse per lui, ma Red era stato il primo a fargli notare la sua stupidità. Con parole delicate, aveva fatto in modo che si rendesse conto di cosa stava facendo a se stesso a causa di Bryan. Laz era stato sottopeso e malaticcio, credendo a Bryan quando gli diceva che doveva perdere peso o nessuno lo avrebbe assunto, e di come sembrasse gonfio, di quanto si abbuffasse sempre, nonostante il fatto che lui stesse già saltando dei pasti. Era un luogo comune che i modelli non mangiassero, perché in verità molti di quelli con i quali lavorava si godevano il cibo. Si assicuravano semplicemente di mangiare in modo sano e di tanto in tanto sceglievano un giorno nel quale sgarrare. Bryan e i suoi amici non erano quel tipo di modelli, e si prendevano gioco di chiunque non “sacrificasse” ciò che sacrificavano loro per la bellezza. A un certo punto, Laz si era vergognato di mangiare. Le sue scarse abitudini alimentari e i suoi intensi orari di lavoro avevano iniziato a far sentire il proprio peso sul suo corpo e sulla sua salute senza che lui neanche se ne rendesse conto. Fino al giorno della sua festa a casa di Colton, dove aveva conosciuto Red. Erano stati appena presentati quando Red aveva sfidato Bryan, il quale aveva aggredito verbalmente Laz perché aveva osato mangiare qualcosa. L’ex soldato lo aveva definito bellissimo, ma aveva espresso preoccupazione per quanto fosse sottopeso rispetto alla sua altezza e costituzione; si era incaricato di occuparsi di lui, di assicurarsi che mangiasse correttamente e non saltasse i pasti. Non si era mai messo a fare prediche né era stato paternalistico, la sua preoccupazione era stata tenera e genuina. Era grazie a Red se adesso Laz aveva un peso giusto e si sentiva meglio, come non gli capitava da tanto tempo. Red digitò sul proprio cellulare, poi lo porse a Laz. «Dimmi cosa ti va, e andrò a prendertelo.» «Non devi farlo.» «Ci vogliono solo un paio di minuti per arrivare da Bibi. Non è un problema.» «Non c’è bisogno tu lo faccia, davvero.» Le farfalle nel suo stomaco svolazzarono all’impazzata quando Red sorrise in modo giocoso e gli strizzò l’occhio. «Lo so. Ma voglio farlo.» «Okay.» Laz diede una scorsa al menù, l’acquolina in bocca a ogni descrizione che leggeva. Scelse un sandwich visto che sarebbe stato più semplice mangiarlo sulla spiaggia e un caffè freddo, perché gli serviva davvero la caffeina. Il fatto che fosse freddo era un bonus. «Vuoi che chieda in giro se qualcuno vuole qualcosa?» «Grazie, ma l’assistente di Esteban si occupa di tutti gli altri. Ha già molto a cui pensare, quindi non volevo rubarle altro tempo per fare una corsa a prendere del cibo solo per me.» «Non hai un assistente che si prenda cura di te?» chiese Red, l’espressione preoccupata. «Non posso permettermelo. Non ancora. Ma presto dovrei riuscire ad assumerne uno part-time.» Red annuì. «Torno subito, allora.» Sparì prima che lui riuscisse a prendere il portafoglio. Laz lo guardò allontanarsi, gli occhi che seguivano la sua forma muscolosa. La T-shirt di Red era stropicciata e incastrata nella vita dei suoi pantaloncini, cosa che gli lasciava una visuale spettacolare del suo sedere. «Buon Dio. Ti prego dimmi che permetti a quell’uomo di farti cose sconce.» «Siamo solo amici,» mormorò Laz, sentendo il viso scaldarsi. Allontanando rapidamente Red dai suoi pensieri, si girò e assottigliò lo sguardo su Fitz. «Che ti succede? Esteban ha detto scompigliato per il vento. Perché sembra che Lonny possa pugnalare qualcuno con la frangia?» «Divertente,» borbottò Fitz, con un profondo cipiglio. Il suo amico era senza dubbio infastidito da qualcosa, e non era da lui non confidarsi con Laz. «Dico sul serio. Sembra Cameron Diaz in Tutti pazzi per Mary. Era quello l’effetto che volevi? Il look “ho dello sperma secco nei capelli”? Perché mi dispiace dovertelo dire, ma quella tendenza si è bella che sgonfiata. Doppio senso del tutto voluto.» Le labbra di Fitz si contrassero. «Hai finito?» «Assolutamente no. Voglio sapere che succede tra te e Vic. Tra i capelli di Lonny e Han che è a uno smoky eye di distanza dal sembrare il Joker, mi sto preoccupando.» Fitz scoppiò a ridere prima che gli occhi gli si riempissero di lacrime e iniziasse a piangere. «Oddio, Fitz, cos’è successo?» Laz lo condusse lontano dagli altri rapidamente, ma con discrezione. L’ultima cosa che voleva era che qualcuno sentisse per caso la loro conversazione e si mettesse a spettegolare di qualsiasi cosa stesse causando tanto dolore al povero Fitz. Laz sistemava sempre un ombrellone e una sedia pieghevole abbastanza lontani dal set del servizio per garantirsi un po’ di privacy. La verità era che a volte aveva bisogno di staccare.
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